FRANCIA, ITALIA, GRECIA . SISTEMI ISTITUZIONALI A CONFRONTO CON LA CRISI, ALL’INDOMANI DELLE ELEZIONI. di Antonio de Martini

Come hanno funzionato le istituzioni di questi tre paesi mediterranei di fronte alla crisi che le sta investendo? Il paragone di oggi  è poco equilibrato dato che in un caso c’era l’elezione del Presidente della Repubblica, nell’altro si eleggeva il Parlamento e da noi si eleggevano dei sindaci e  dei consiglieri comunali, ma è proprio questo il problema.

Mentre nella Repubblica Francese si è provveduto a fare una elezione decisiva e  in Grecia si è chiesto al popolo chi dovesse governare, in Italia  ci hanno dato un’ora di ricreazione consentendoci di votare a favore di qualche sindaco , ma nei fatti abbiamo  solo perso tempo. La gente se ne è accorta e non è stata al gioco. La più bassa percentuale di votanti è stata quella Italiana e la più alta quella Francese.

Nella quinta Repubblica francese, semipresidenzialista,( il sistemna presidenzialista puro esiste in America) le istituzioni  hanno retto bene, nessun dubbio che il popolo si sia espresso chiaramente. I candidati appartengono a diversi schieramenti ma facenti capo a  ben definite famiglie politiche; entrambi i candidati finalisti  – scelti da un ballottaggio –  hanno una cultura politica, una educazione politica, ed una  anche personale cortesia ,  una istruzione di prim’ordine e uno staff tra cui sceglieranno i propri collaboratori e i ministri  in caso di vittoria.

Questo non vuol dire essere mansueti, vuol dire che la gente sente la maestà dello Stato , la rispetta e pretende che venga rispettata. Il candidato sa a chi deve la sua elezione. Quanti di noi sanno il nome del segretario UMP?

La percentuale dei votanti è stata  dell’80%, anche se in Francia  si vota in un solo giorno e il territorio e doppio rispetto all’Italia e si vota anche ai Caraibi e in Oceania.

Il candidato perdente ha reso omaggio al vincitore , riconosciuto la propria responsabilità nella sconfitta, si ritira dall’agone politico in maniera da non compromettere le fortune del proprio partito.  Ci sarà una cerimonia di passaggio delle consegne tra l’uscente e il subentrante. Tra tre  giorni al più tardi  conosceremo il nome del primo ministro e dopo un paio di altri giorni, i ministri.

Per candidarsi , tutti coloro che hanno voluto farlo,  hanno dovuto raccogliere le firme di 600  sindaci , amministratori di città e non di cittadini impossibili da verificare in tempi brevi. Ogni volta che in Italia si sono fatti controlli le firme erano false almeno in parte.

Nell’ultimo periodo elettorale , in Francia é proibito influenzare gli elettori con sondaggi veri o falsi che siano. In Italia danno ai candidati , molto goliardicamente, nomi di cavalli e danno il pronostico…..

Nella prima Repubblica italiana – primo tempo  tempo supplementare  –  l’elezione del Presidente della Repubblica è un affare privato  di dieci persone che scelgono i candidati, decidono il calendario delle elezioni , e non è mai successo che un cittadino non parlamentare venisse designato, magari come candidato di bandiera.

La Costituzione dice che basta avere quaranta anni, ma in realtà bisogna anche essere parlamentare e  giurare obbedienza ai grandi elettori che ne condizionano la elezione .

Il popolo è il grande assente e tra il nostro voto e la proclamazione dei risultati, c’è sempre una notte di cui un’anima candida non scapisce la necessità.

A volte, per eleggere un Presidente italiano  ci sono voluti anche 24 scrutini.

Secondo la Costituzione, il Presidente  della Repubblica ha tutti i poteri ( nomina il premier e su proposta di questo i ministri, presidede il Consiglio supremo di Difesa e il Consiglio superiore della magistratura, non è responsabile delle sue azioni , non è incriminabile che per alto tradimento  ecc.

La sua elezione non da  però stabilità all’esecutivo. I suoi messaggi al Parlamento possono essere disattesi, il premier può ignorarlo ( non è questo il caso).  Siamo nel  disordine e ci restiamo. Perché? perché chi governa davvero sono i partiti e per essi i loro leader che ormai non solo non rispondono ai cittadini, ma nemmeno ai loro iscritti e militanti e nemmeno una volta ogni morte di papa e con la frode come si usava fare un tempo.

Credo che dopo i continui spettacoli delle elezioni presidenziali  in America o in Francia , solo delle persone avulse dalla realtà – o  intellettualmente disoneste –  possano dare un parere sfavorevole alla Repubblica col capo dello Stato eletto dal popolo.

In Francia , tra il malessere del popolo e la elezione di un nuovo Presidente  è stata questione di settimane, anche per una circostanza fortunata d’accordo, ma lo strumento c’è e avrebbe funzionato anche in altri preriodi. In Grecia , hanno chiamato il popolo alle urne e gli hanno chiesto di decidere.

In Italia un gruppo di Geronti ha visto , valutato , deciso e  ci ha concesso una performance di un comico che ha detto ad alta voce quel che tutti sappiamo  e che non ripeto per carità di Patria.

Circa la crisi, ripassare tra tre mesi, meglio se otto.

Questo sarà il post meno letto dell’anno, lo so.  Se , politici e cittadini rimediamo a questa ignoranza e  disinteresse per questa tematica,   ci meriteremo tutto quello che ci sta per  capitare.

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Commenti

  • gicecca  Il maggio 8, 2012 alle 4:53 pm

    In realtà, la V repubblica Francese é tale perché ha avuto, nel 1958, la V Costituzione, dopo la seconda (1848-1851), la terza (1870-1940) e la quarta (1946-1958). Noi abbiamo chiamato Seconda Repubblica la stessa Repubblica della Costituzione del 1947, che non siamo mai stati capaci di cambiare sostanzialmente. Nomina sunt consequentia rerum, diceva Giustiniano e Gertrude Stein aggiungeva che una rosa é una rosa é una rosa. Insomma, ci teniamo quello che non siamo capaci di mutare, malgrado Pacciardi, Bozzi, de Mita-Iotti e d’Alema. D’accordo che tre o quattro geronti non ci chiamano a votare, ed è male, ma se ci chiamassero a votare faremmo, come faremo, la fine della Grecia. E forse non sarebbe poi tanto male. Oportet ut scandala eveniant, visto che oggi sono in vena di citazioni. GiC

    • antoniochedice  Il maggio 8, 2012 alle 5:47 pm

      Mala tempora currunt !

    • antoniochedice  Il maggio 9, 2012 alle 9:30 am

      Caro amico, Dire che la Francia ha avuto la V Costituzione lo trovo limitativo. Andrebbe detto che l’ha avuta dai paracadutisti del generale Massu. Questi si mossero peerché il governo si era dimostrato incapace di risolvere la questione algerina, pur essendosi macchiato di colpe e delitti rivelatisi inutili. La nostra Algeria sarà l’economia. Lo sappiamo da anni. Adesso è arrivata, ma pare che gli eroi siano stanchi.

  • rinus  Il maggio 8, 2012 alle 10:11 pm

    Tutta la mia ammirazione per i francesi,che in una mezzagiornata hanno fatto elezioni e dato il risultato finale.Sicuramente hanno tutto informatizzato ed a prova di truffe.Quello che mi preoccupa , leggere che anche Hollande fa parte del Circolo non tanto limpido del Bilderberg,,onde prosegue nel disegno degli illumiinati alla Mario Morti. Avete notizie in merito?

  • Roberto  Il maggio 9, 2012 alle 9:04 am

    Abbiamo un problema di sistema e di cultura politica. I due problemi vanno a braccetto. E non vedo una soluzione perchè tutti e due hanno bisogno di generazioni per risolversi. O di rivoluzioni…..

  • gicecca  Il maggio 9, 2012 alle 9:14 am

    La mia impressione é che noi continuiamo come tutti -giornalisti, uomini politici, tecnici- a fare diagnosi, ma non sappiamo, come tutti, trovare una terapia e alla fine speriamo come i medici ottocenteschi e non solo, nella vis medicatrix naturae. Che spesso era ed é la vis mortis. Alleluja ! GiC

  • antoniochedice  Il gennaio 27, 2015 alle 11:25 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Siamo considerati un popolo di minorati incapaci di scegliere il capo dello stato e forse è vero. Se non fosse vero, reagiremmo.

  • abrahammoriah  Il gennaio 28, 2015 alle 8:00 am

    28 gennaio 2015

    Veritas: qualsiasi significato si voglia attribuire al termine ‘democrazia’, l’Italia non è una democrazia (ma bensì un libero terreno di scontro/accordo fra gruppi oligarchici politico-finanziari). Massimo Morigi

  • abrahammoriah  Il gennaio 28, 2015 alle 11:54 pm

    28 gennaio 2015

    Per precisare ancora meglio, per porre la base per un futuro dibattito e per perimetrare il campo del nemico del repubblicanesimo geopolitico: la costituzione materiale dell’Italia si esprime attraverso un regime politico di libera ed autorizzata conflittualità fra diversi gruppi oligarchici totalmente irresponsabili e in cui questa irresponsabilità viene dissimulata attraverso l’uso ideologico del concetto di ‘democrazia’, un uso ideologico che trova il momento di sua massima espressione nelle contese elettorali formalmente libere ma sostanzialmente del tutto inutili nel mettere in discussione l’irresponsabilità dei gruppi dirigenti. Sotto questo punto di vista, la ‘democrazia’ italiana ha profonde analogie con la democrazia degli ex paesi del socialismo reale, nella quale l’ideologia della dittatura del proletariato e la sua pratica – ed antinomica – traduzione nella cosiddetta democrazia popolare era solo un feticcio per nascondere gli scontri fra i vari gruppi di potere operanti all’interno del partito unico comunista – in certe casi era anche consentito un vero e proprio pluripartitismo ma senza possibilità teorica e pratica di contestare il sistema oligarchico e ciò configura ancor più profonde analogie col sistema italiano e, più in generale con le democrazie elettoralistiche occidentali – e, come nel sistema italiano, rispondenti solo verso il loro interesse di gruppo ed irresponsabili rispetto al soggetto – il proletariato nei sistemi socialisti, il popolo senza aggettivazione di classe sociale nelle democrazie rappresentative – in nome e per conto del quale esercitavano il potere pubblico. A differenza che nei paesi del socialismo reale, in Italia esiste ancora una certa libertà di espressione politica e, soprattutto, nell’ esercizio dei diritti afferenti alla sfera personale (attenzione questa libertà di per sé non significa affatto democrazia, un dispotismo illuminato può ben permettere lo ius murmurandi ed anche una notevole tolleranza rispetto a stili di vita non omologabili a quelli della maggioranza della popolazione). É peraltro di empirica evidenza che anche questa libertà – e in questo aspetto la situazione italiana segue un trend del tutto analogo delle altre più consolidate e tradizionali democrazie elettoralistico-rappresentative dei paesi maggiormente sviluppati – sta subendo nel nostro paese un singolare fenomeno: una forte contrazione a livello di esercizio dei diritti politici e una apparente espansione per quanto riguarda i diritti afferenti alla sfera personale ( un aumento e una sempre più marcata sottolineatura politico-ideologica dei cosiddetti diritti alla ‘diversità’). Insomma, disvelando il trucchetto delle oligarchie irresponsabili potremmo sintetizzare: nella democrazia dei postmoderni vi togliamo sempre maggiori quote di potere (democrazia puramente elettoralistica e, in Italia, ancora peggio che altrove, dove non si scelgono i propri rappresentanti e dove la maggiore carica dello stato è fornita attraverso una elezione di secondo grado) e in, cambio, vi riempiamo di chiacchiere in merito a fantomatici diritti alla diversità, che, apparentemente, significano maggiore democrazia ma, in realtà, di per sé sono solo in grado di definire una situazione di ‘dispotismo illuminato’, dove i moderni despoti, le oligarchie irresponsabili, sono ben felici di concedere al popolo alcuni infantili divertimenti e trasgressioni fra le lenzuola (e qualche sollievo dagli ingenui sensi di colpa derivanti dalle strutture di dominio che si giustificavano e poggiavano sulla polarizzazione sessuale e non ancora, come oggi, sul totale nascondimento, attraverso l’ideologia democratica, delle oligarchie e degli agenti strategici). Massimo Morigi

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