IN MORTE DI OSCAR LUIGI SCALFARO . LE DUE O TRE COSE CHE SO DI LUI. di Antonio de Martini

L’ultima pubblica manifestazione di Oscar Luigi Scalfaro e’ stata la commemorazione , da me organizzata, di Randolfo Pacciardi, tenuta nella sala della lupa alla Camera dei Deputati il 19 aprile scorso.
Il dirigente della Camera al quale dissi che avrei invitato l’ex presidente della Repubblica per commemorare la bestia nera della sinistra, ebbe un educato sorriso scettico ” se ci pensa lei….”

Quando giunse la conferma che il mio invito era stato accettato, con piacere, specificando che il Presidente si sarebbe ritirato subito dopo aver fatto il suo intervento, date le condizioni di salute, il clima alla Camera si distese e non trovai più distinguo.
O.L. Scalfaro proviene da una famiglia calabrese e non e’ il primo magistrato della famiglia.
Al museo Napoleonico di Roma, c’è la sentenza della condanna a morte di Gioacchino Murat a tra le cinque firme dei magistrati c’è quella di un antenato.
Gli hanno imputato anche quella, come se il voltagabbana che prima tradì Napoleone che gli aveva regalato un regno e che poi si produsse poi in una pessima imitazione di un ritorno dall’Elba, non avesse ampiamente meritato la sua misera sorte.
Anche Scalfaro pare firmasse una condanna a morte nell’immediato dopoguerra ed anche questo atto di obbedienza allo Statuto Albertino in vigore gli e’ stato rimproverato, come uno “schiaffo”, mai esistito, a una signora pare procacemente scollata in quel di Rimini.
La verità e’ che Scalfaro, fu vittima di attacchi calunniosi da parte dei comunisti prima e dei fascistoidi dopo, per aver tenuto il timone delle sue scelte politiche al centro, incurante delle conseguenze in tempi difficili.
Stessa sorte , a polarità invertite, ebbe Randolfo Pacciardi, prima bestia nera dei fascisti cui inflisse la cocente sconfitta di Guadalajara al tempo della guerra di Spagna e poi dei comunisti, che domo’ da presidente del ” comitato interministeriale per la difesa delle istituzioni repubblicane” ordinando all’esercito di reprimere i conati insurrezionali seguiti all’attentato a Togliatti.
Porto’ gli alpini del generale Tessitore a Genova infliggendo una sonora lezione ai ” camalli” del porto che erano reputate le truppe di élite del PCI.
Molta della saggezza politica della dirigenza del P C I nel rinunziare alla lotta fu dovuta alle legnate degli alpini a Genova ed allo schieramento ( in realtà mai fatto) dell’ artiglieria sulle colline di Bologna annunziato dal generale Cappa al prefetto della città .
Scalfaro crebbe politicamente con i governi centristi di De Gasperi e Pacciardi e si schiero’ naturalmente con la corrente Scelbiana che vedeva negativamente la cooptazione dei socialisti nell’area governativa.
Si sarebbe creato un regime senza alternative. Vinse, in Vaticano, la tesi di Aldo Moro, favorevole alla cooptazione.
Disciplinatamente, ma a malincuore, Scelba e Scalfaro abbandonarono Pacciardi al suo destino quando giunse dal Vaticano l’ordine, ai 50 DC che lo avevano deciso, di non votare contro il primo governo di centro sinistra.
Non votarono a favore del centro sinistra per convinzione, ma perché all’epoca l’unità del partito dei cattolici era un dogma e la Chiesa lo impose.
Per mantenere salda l’Italia nel patto Atlantico, la faticosa decisione di compromesso raggiunta , consistette nel ” via libera” all’esperimento sociale – così veniva definito – ma creando una zona
” off limits” ( alternativamente uno dei due ministeri chiave: interno e/o Difesa ) cui avrebbero potuto accedere solo politici che si preventivamente impegnati alla fedeltà atlantica e a rifiutare anche eventuali posizioni neutraliste del Vaticano.
Restivo e Scalfaro tra questi, si alternarono all’interno.
Nel1965, ero giovane, e decisi di costruire una replica del Muro di Berlino a Roma.
Scelsi un marciapiedi della Stazione Termini.
Mi fu negata l’autorizzazione all’uso del suolo, da un funzionario FFSS che mi accolse leggendo l’Unita’.
Telefonai a Pacciardi che mi mando’ da Scalfaro , all’epoca Ministro dei Trasporti.
” contro i comunisti, non una ma cento autorizzazioni” mi riferì il suo segretario Zolla.
Feci il mio muro con lo slogan ” un muro divide l’Europa” nell’anniversario dei trattati di Roma ( 25 marzo).
Per i novanta anni di Pacciardi – siamo nel 1989 – acquistai, assieme a una trentina di amici che si autotassarono, una pagina di ” Repubblica” edizione romana, per fargli gli auguri.
Mancavano ancora poche lire. Telefonai alla segreteria di Scalfaro chiedendo la firma. Mi chiamo’ personalmente per ringraziarmi del ” privilegio” che gli avevo accordato.
Nel 1991, alla morte di Pacciardi , venne a piazza Caprettari dove era stata allestita la camera ardente, per rendere omaggio alla salma.
Accolsi anche il ministro della Real casa Falcone Lucifero.
Senso dell’onore calabrese che altri non ebbero.
1994. Primo Consiglio superiore di Difesa col nuovo premier Berlusconi.
Ad un accenno alle ristrettezze di bilancio, Berlusconi se ne usci con ” datemi Palazzo Radetsky ( sede del comando del terzo corpo d’Armata, in Brera,all’epoca) e vedrete che lo ristrutturo e avrete tutti i soldi che volete.”
A fine riunione Scalfaro fu lapidario: “toglietemelo dai piedi.”
Fu allora che inizio’ la campagna di attacchi della destra che condiziono’ una opinione pubblica distratta e disinformata che aveva trovato il suo idolo.
1996. Sono candidato al Senato in un collegio impossibile ( Ravenna ) dove il PDS ha l’80% dei voti. Mi consente di schierarmi, senza possibilità di essere eletto.
Sono l’unico , credo, candidato del centro destra a ricevere un telegramma del Presidente della Repubblica in cui dice tra l’altro ” Randolfo Pacciardi e’ stato il mio maestro di democrazia”.
2011 invito il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro a partecipare alla commemorazione di Pacciardi alla Camera. Viene, ma non mantiene la parola. Invece di andarsene dopo il suo intervento, resta due ore con noi partecipando fino alla fine.
Ecco un altro uomo che ha fatto propria la battaglia di Pacciardi, senza curarsi delle critiche: riconciliare la sinistra con la Nazione e la destra con la Democrazia.
La politica consiste nell’insegnare, non nel seguire i sondaggi.

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Commenti

  • Carlo Cadorna  Il gennaio 29, 2012 alle 4:29 pm

    Ho conosciuto Scalfaro quando ancora portavo i pantaloni corti: venne a colazione a casa nostra a Pallanza insieme al Vescovo di Novara, grande personaggio della resistenza piemontese. Mio Padre che lo conosceva bene(erano i due parlamentari dell’Ossola), non ne parlava favorevolmente.
    Ottenne finanziamenti dalla Popolare di Novara per la campagna elettorale e fu coinvolto nel suo dissesto finanziario. Anche il modo con il quale liquidò B. nel 94 non fu corretto. Il trasformismo con il quale, allo scopo di trovare una platea,
    passò dalla destra DC ai comunisti non mi è piaciuto ed è stato poco dignitooso per un ex Presidente della Repubblica. L’unica volta che mi è piaciuto, ma ha fatto affermazioni sorprendenti per chi lo conosceva da pochi anni, è stato proprio alla commemorazione di Pacciardi che aveva ben altra statura e dignità.

    • antoniochedice  Il gennaio 29, 2012 alle 5:08 pm

      Non ho mai incontrato due parlamentari dello stesso collegio che si stessero simpatici.
      Nella sua veste di credente, fu costretto ad adeguarsi al diktat del Vaticano. ritengo che non si sia intruppato coi comunisti, ma abbia cercato di convivere con le scelte del mondo cattolico, cui apparteneva, senza rinnegare i suoi amici ( tra cui Pacciardi) contrariamente a tanti altri.
      Che abbiano speso parole a favore di Pacciardi, sono in tre: Maria Romana De Gasperi , Cossiga e lui.

  • antoniochedice  Il gennaio 29, 2012 alle 8:39 pm

    Il fatto che NON ci sia stata ulteriore guerra civile smentisce il tuo primo assunto. Dopo Capaci, chi volevi eleggere, Andreotti? Infine, che la morte di Falcone abbia provocato la morte della Democrazia e’ una balla. La democrazia e’ morta negli anni 70,71e seguenti. Se tu pensassi piu al presente che alle “persecuzioni dei vinti” te ne gioveresti. A forza di amnistie e perdoni ai vinti, siamo diventati un paese di ….

  • piero laporta  Il gennaio 30, 2012 alle 12:18 am

    Caro Antonio, grazie. Non condivido tutto quello che hai scritto ma in grande e rilevante parte ha il suono incontrovertibile della verità. Di questi tempi non è poco.

  • D.Donato  Il gennaio 30, 2012 alle 10:05 am

    Caro Antonio,
    leggo sempre con attenzione “il corriere della collera” e devo dirti che sono sempre in accordo con te.
    Questa volta ho alcune perplessita su O.L.Scalfaro.
    Te le esprimero’ di persona alla prima occasione.
    Grazie che ci dai,con il tuo giornale,l’0pportunita’ di pensare,finalmente un po’ fuori dal potere,ma con estrema liberta’.
    Apresto Donato.

  • Mario Maldini  Il gennaio 30, 2012 alle 11:03 am

    Petulante precisazione: nel 1996 ADM non conquistò il Collegio di Ravenna, ma
    aumentò i voti, migliorandone la posizione in classifica e ottenendo addirittura la
    maggioranza a Porto Garibaldi ( nomen omen), guadagnandosi l’imperitura dif-
    fidenza dei cacicchi locali del centro-destra.

    • antoniochedice  Il gennaio 30, 2012 alle 1:25 pm

      Mi pareva di aver vinto anche a Comacchio…..

  • Mario Maldini  Il gennaio 30, 2012 alle 3:27 pm

    Hai ragione; vincesti, con il 48 % dei voti contro il 46 della sinistra nel Comune di
    Comacchio, quarto comune italiano per estensione, del quale Porto Garibaldi è
    la principale frazione. Vincesti anche in diversi, piccoli comuni vicino a Ferrara, e
    in alcune frazioni del Comune di Ravenna, quelle a Sud, verso Forlì e Cesena, dove l’Edera un tempo cresceva rigogliosa, dimostrando che la ” versione” pac-
    ciardiana incontrava il consenso del popolo.

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