MORIRE PER TEL AVIV? LA STDELLA BOMBA IRANIANA E IL BUCO NELL’AQUA CON L’IRAK RENDE CAUTI TUTTI. di Antonio de Martini

l’Ombudsman del Washigton Post Patrick Pexton è intervenuto per rettificare una dichiarazione del “prestigioso” quotidiano, in data 9 dicembre 2011 con queste parole:

“Ma la AIEA ( Agenzia per l’energia atomica delle Nazioni Unite ndt) non dice che l’Iran ha una bomba, ne dice che ne sta costruendo una, bensi che il suo sforzo pluriennale di raggiungere la tecnologia nucleare è sofisticato e sufficientemente vasto da essere compatibile con la costruzione di una bomba”.

Il giornale ha tolto il paragrafo incriminato, senza però dare conto del cambiamento avvenuto, come si è soliti fare.

In pratica il termine TECNOLOGIA è stato sostituito dal termine ARMA, il che non è proprio la stessa cosa. Lo stesso è accaduto al New York Times.

Credo che l’evento vada segnalato perché questi due giornali sono gli stessi che hanno bombardato i nostri titoli di stato con lo stesso interessamento che hano verso la causa della pace mondiale.

Si tratta di un evento non nuovo e che addirittura poggia le sue radici nel periodo in cui ancora regnava lo Shah Mohammed Reza Palhavi, durante il quale iniziò il tam tam che annunziava il progetto dello Shah di dotarsi di un programma segreto di armamento nucleare.

All’arrivo del governo rivoluzionario degli Ayatollah, la guida suprema dell’epoca, Ruholla Khomeini condannò sia l’energia nucleare che le armi nucleari. Strano che nessuno abbia ricordato questa fatwa, che di fatto bloccò ogni progetto.

Nel 1984 arriva, questa volta dall’intelligence tedesca, l’avviso che “la produzione di un ordigno nucleare iraniano sta va entrando nella sua fase finale”.

Benchè Israele stesse in quel periodo organizzando il traffico “missili contro ostaggi” che caratterizzò la permanenza del colonnello North alla casa bianca in veste di “addetto”, Israele , per bocca del parlamentare Benjamin Netanyahu, annunzia che l’Iran “avrà la sua bomba entro tre, cinque anni e che il pericolo doveva essere bloccato da un ampiofronte capitanato dagli Stati Uniti”.

Sempre nel 1992, Simon Peres, in una dichiarazione alla TV francese dichiara che l’Iran è il più grosso problema del Medio Oriente, perché è alla ricerca dell’opzione nucleare assieme ad una militanza religiosa oltranzista.”

Nel 1995 Il New York Times pubblica i turbamenti di un ” israeli senior official” che dice che ( siamo nel 1995) l’Iran è molto più vicino alla costruzione della bomba di quel che pensavamo” e che la bomba nucleare iraniana è in cima alla lista delle preoccupaioni del decennio a venire”.

Nel 1997, il Christian Science Monitor, riferisce ( dalle solite fonti attendibili) che la pressione USA sui fornitori di tecnologia nucleare dell’Iran, aveva costretto quest’ultimo a rinviare e ritardare il programma di dieci anni.

Il 1998 si apre con il New York times che esprime preoccupazione per l’atteggiamento di Israele che, non volendo perdere il monopolio nucleare nel medio oriente ( sia di bombe che di missili capaci di lanciarle), prevede che l’azione maggiore verrà da Israele.
L’argomento base è ” l’Iran ha costruito un missile con gittata di 800 Km. Nessuno spedisce a 800 km di distanza una testata di esplovivo convenzionale”. Giusto ,ma labile indizio. Servivano prove concrete.

Tra il 2002 e il 2005 , il gruppo di opposizione di sinistra al regime degli Aiatollah, “Mujajeddin al Khalk” annunzia che il regime sta costruendo un impianto sotterraneo a Natanz e un reattore per acqua pesante a Arak.

Le prove , si dice in ambienti USA, sono state fornite loro dall’intelligence israeliana nell’intento di dare a una notizia “proveniente dall’interno”, maggiore credibilità.

L’Agenzia per l’Energia Atomica promosse una inchiesta e da allora ci fu sospetto reciproco data l’ambiguità delle informazioni fornite da Teheran.

Nel 2004, l’allora segretario di Stato Colin Powell, forse reso accorto dalle bugie che fu costretto a dire sull’Irak, si limitò a dichiarare che gli iraniani “lavoravano duro per assiemare la tecnologia missilistica e quella nucleare”.

Nel 2005/2006 una polemica tutta interna agli USA: un rapporto di mille pagine accusa l’Iran che reagisce smentendo, mentre Seymour Hersh, abituale contributor del New Yorker su questi temi, mai smentito, nega la necessità di un attacco e svela che i piani prevedono l’uso di bombe nucleari sui siti interrati in profondità.

L’anno successivo, il vice presidente Dick Cheney, avverte che un Iran nucleare ” porterebbe a serie conseguenze”. La dichiarazione non avendo soddisfatto chi ne aveva fatto richiesta, produsse un più circostanziato “porterebbe ad una terza guerra mondiale” detto direttamente dal presidente Bush Jr.

Il capo della CIA George Tenet , nelle sue memorie racconta – squalificandola – di una NIE che da gli sforzi di costruzione della bomba per abbandonati nel 2003.

Il 2008 è passato con la sola dichiarazione dell’ambaciatore USA presso l’ONU John Bolton, che prevede un attacco israeliano nel gennaio 2010.

Nel gennaio 2011, il capo del Mossad uscente , MEIR DAGAN, dichiara che l’Iran non riuscirà a produrre la bomba prima del 2015 e che Israele non dovrebbe attaccare preventivamente, “se non quando con la spada alla gola.” Lo stesso Dagan, aggiunse più tardi che “un attacco israeliano era una idea stupida e che avrebbe spinto il paese verso una sfida impossibile.”

Questa carrellata serve a capire alcuni punti fermi:

a) Israele ha armi nucleari e vuole essere la sola potenza a detenerli nell’area.

b) più che una preoccupazione militare, quella israeliana è una preoccupazione geopolitica,

c) Sono circa venti anni che ogni informazione su questo tema è originata da Israele, anche se non vuol dire che sia falsa.

d) gli USA cercano di sostituire l’attacco con una loro garanzia, che sembra non bastare ( e posso capire il perché: hanno sempre abbandonato tutti al momento opportuno).

e) il pressing sugli USA è forte, ma sia negli USA che in Israele esistono forti correnti contrarie all’attacco

f) il viaggio di Ahmadinejad in Venezuela e Cuba ha rafforzato la corrente pro-attacco

g) la corrente attendista ha risposto inscenando la pia storiella dei marinai iraniani ( in abitino Armani o quasi) salvati dai pirati somali per distendere l’atmosfera appesantita da una serie di dimostrazioni di forza USA che in realtà mirano alla Siria

La fine del mondo è rimandata a fine anno, lo dicono anche i Maya.

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Commenti

  • gicecca  Il gennaio 10, 2012 alle 9:12 pm

    Il rischio da un lato e credere a quello che ci viene detto, da un lato é, come per Mein Kampf, di non crederci. Alla fine é quasi sempre una fregatura. GiC

    • antoniochedice  Il gennaio 10, 2012 alle 9:46 pm

      E’ per questo che esistono i fatti e i medici che fanno le cose che hai detto ieri…

  • Edoardo  Il gennaio 10, 2012 alle 10:21 pm

    Ovvio che al mondo esiste chi può farsi la bomba in casa al di fuori di qualunque AIEA, infatti israele non riconosce questa istituzione… e non ha nemmeno una rappresentanza ONU sul suo territorio, anche se poi ne fa parte… ma insomma non divaghiamo, le eccezioni d’israele sono tante e chi le fa notare viene tacciato di antisemitismo senza tanti complimenti (e a nulla serva spiegare che nessuno è più semita dei palestinesi, e nemmeno serve l’invito a leggere il prezioso “l’invenzione del popolo ebraico” di Shlomo Sand, o anche l’utilissimo “l’asse roma-berlino-telaviv” di Andrea Giacobazzi).
    In certi casi il dogma è molto semplice: c’è chi può e chi no. Ovviamente gli USA seguono (e non determinano come erroneamente si crede) le scelte israeliane, anche tramite i media addomesticati che preparano la rabbia dei lobotomizzati cittadini del mondo democratico (noi).
    Cosa accadrà? Se continua e s’incattivisce la campagna di stampa, potrebbe darsi che i geni del pentagono s’inventino qualche attentato false flag per giustificare la reazione militare.
    Ma tutto questo passa sotto il filtro di Russia e Cina, che al momento non hanno permesso l’attacco alla Siria… men che meno sembrano disposte a lasciare campo libero in Iran.

  • gicecca  Il gennaio 11, 2012 alle 7:59 am

    Quel genio pazzo di Nietzche diceva che non esistono i fatti, ma solo le interpretazioni dei fatti, e, salvo il fatto che anche quella frase é un fatto, può essere vero. Commentando anche un altro articolo, quello di Cipollini, ciò che occorre secondo il mio banalissimo punto di vista é che ognuno di noi cominci, più che a pensare a geni che risolvano i grandi problemi, a risolvere, non a dire di risolvere, i suoi piccoli problemi: aggiustare le sue liti di condominio invece che risolvere il conflitto arabo israeliano; non parcheggiare la propria macchina in seconda fila o per andare a prendere il pane o andare al cinema (invece di pensare da Roccacannuccia alla bomba o non bomba dell’Iran); salutare con un “Buon giorno |” che sia un vero “Buon giorno” anche chi non conosce (oltre che chi conosce). Ma, come in Miracolo a Milano, questo é un sogno. Gaber diceva di “pensare a Maria”, dove “Maria” non era il Guatemala o il Nicaragua, ma la vecchia vicina di casa, a cui serviva soltanto un po’ di minestrina. Ma gaber é morto e nessuno porta la minestrina. Ciao a tutti. GiC

  • Roberto  Il gennaio 11, 2012 alle 11:03 am

    L’atteggiamento dell’Iran sembra tanto quello di: “Cecco toccami!”. Perchè l’Iran vuole che Cecco lo tocchi?

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