Chi c’è dietro le guerre ? ci sono delle idee, veicolate dai “think tank”. di Antonio de Martini

Un giornalista inglese del Guardian di cui non ricordo il nome, scrisse una bella battuta: per cambiare il mondo bisogna essere schifosamente ricchi o seguire  penosi processi elettorali. Oppure prendere delle scorciatoie come il terrorismo o i “think tank”.

Il termine “think tank ” significa letteralmente “serbatoio di pensiero” Per creare un think tank servono uno o più mecenati  che lo finanzino e un gruppo – possibilmente interdisciplinare  – di scienziati della politica  che siano in armonia su alcuni principi generali.

Ad esempio, la guerra in Irak è stata “pensata”  da un gruppo  autodefinitosi PNAC ( project for a new american century) Il gruppo – capitanato da  Paul Wolfowitz e Lewis Libby – immaginarono per il ministro della Difesa dell’epoca Dick Cheney un nuovo progetto  di difesa  per il Pentagono. Era il 1992. Nel 1997 fondarono il PNAC grazie a un finanziamento, perfettamente lecito e regolare dato dalla Lockheed Martin ( ex Martin Marietta).

Raccogliendo elementi di fatto e sviluppando logicamente una serie di ragionamenti, gli studiosi presentarono  la loro visione  in appena 46 pagine , basata su alcuni capisaldi:

  • Le Nazioni Unite sono un ostacolo  e quindi è necessario cambiare atteggiamento verso di esse,  ignorandole ogni volta che serve.
  • La guerra preventiva è il tipo di guerra meno costoso in termini di perdita di vite umane per gli USA.
  • l’obbiettivo principale individuato per la politica americana  consiste nell’impedire l’emergere di un nuovo rivale principale ( come era stato il caso dell’Unione Sovietica).
  • Necessario parimenti dissuadere questi paesi dall’avere,  o aspirare ad avere,  anche un ruolo  di potenza regionale o globale più importante.
  • Le Alleanze tradizionali  vanno rimpiazzate da alleanze ad hoc per ciascun obbiettivo.
  • Un paese che voglia acquisire armi di distruzione di massa deve essere considerato come ostile e trattato di conseguenza
  • Europa e Asia identificate come  potenziali ” rivali”.
  • Allargamento abnorme  del concetto di legittima difesa, proprio come nazisti e comunisti  dilatarono fino all’inverosimile il concetto di sabotaggio. Anche fermarsi a sbadigliare poteva voler dire sabotaggio dello sforzo bellico ( nazisti) o produttivo ( comunisti). Ecco il testo:   ” L’America reagira’  contro possibili minacce emergenti ancora prima che queste siano completamente formate.”
  • Stabilimento del principio che la forza è fonte di diritto: ” right is might”.

Il documento pubblicato sul New York Times e sul Washington Post  creò ovviamente uno   scandalo . Il ministro Dick Cheney fu costretto a riscrivere il documento, ma ormai il dibattito era lanciato , anche grazie ad una lettera che nel 1998 gli iniziatori inviarono al Presidente Bill Clinton.

Il principio dell’American century era lanciato e dal think tank è diventato prima patrimonio di un partito USA, poi patrimonio nazionale e adesso patrimonio  della comunità internazionale, grazie ad una serie “di coalizioni dei volenterosi ” di cui l’Italia fa parte il lunedì, mercoledì e sabato.

Sulla scia di questa organizzazione si sono inseriti dei think tank per quasi ogni branc della scienza politica, non limitandosi alla politica internazionale che pure ha aperto la via.  L’Hudson Institute,  Institute for the defense of Democracies,  Jewish institute for  National security affairs , il Centre for security policies, il Cato Institute e la Heritage foundation che aveva già scritto  il programma di Reagan che questo poi applicò alla lettera senza discostarsi mai dallo spirito del progetto.

La sinistra USA non ha fatto per lungo tempo ricorso ai think tank ritenendo fossero sufficienti le Università prestigiose  in cui insegnavano.  Adesso è in recupero, ma i migliori talenti di ricerca e gli argomenti più interessanti sono presidiati  ed ahho drenato molte delle risorse private  disponibili. 

Insomma come in Italia in cui la sinistra ha ritenuto – e ritiene – di non aver bisogno di idee perché ha gli intellettuali, la presunzione fa più vittime di uno tsunami.

 l’Italia  poi ,  a parte la caricatura delle fondazioni-enti di beneficenza ( beneficiano famiglie bisognose: le loro) non ha nemmeno  capito che non basta che un politico crei una fondazione – in genere incaricata di parlar bene di lui – è necessario che persone con capacità  diano vita a un progetto politici concreti basati su fatti , numeri e alleanze  che permettano agli autori  di fare comunicazione  politica ed accedere al potere.  L’esatto opposto di quel che accade da noi.

Penso che valga la pena visitare qualche sito tanto per rendersi conto:

Adam Smith Institute ( UK)  www.adamsmith.org   ; Development Research Center  of the State Council ( cina)  www.drc.gov.cn ; International Institute for Strategic Studies ( UK) www.iis.org ; Al Ahram Center for Political and Strategic Studies ( Egitto)  http://acpss.ahram.org.eg

Se poi volete ridere – è Pasqua di resurrezione – andate sui siti delle fondazioni italiane.

BUONA PASQUA A TUTTI

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Commenti

  • Giorgio Vitali  Il aprile 24, 2011 alle 11:48 am

    NULLA DA ECCEPIRE A QUANTO QUI SOPRA SCRITTO. CHIUNQUE SI INTERESSI DI QUESTIONI POLITICHE, ANCHE SOLO RELATIVE AL CORTILE DI CASA O ALLA SALVAGUARDIA DEI CANI RANDAGI, DOVREBBE CONOSCERE ALMENO I THINK TANK ( da non confondere col Ping-Pong che invece si gestisce in Cina)che prendono le decisioni negli USA. Va inoltre aggiunto che il progetto espansionistico in USA nasce nel momento stesso in cui si conclude la prima guerra contro l’Inghilterra ( la seconda è stata quella detta di Secessione, la terza è stato il 1mo conflitto mondiale e la qurta è stato il secondo conflitto mondiale). A mio avviso l’unica differenza fra le elites del passato, tanto in USA quanto nel resto del mondo ( penso alla Repubblica di Venezia) e le elites amerikane di oggi consiste nel fatto che i Thinktankisti di OGGI scrivono apertamente quello che vogliono ( che non è poco!)
    Questi ultimi sono sicuri che nessuno può farci niente, sia in “patria” che fuori. Mentre i nemici diretti o potenziali lo intuiscono senza bisogno di ulteriori informazioni. ( Leggere, tra i tanti: R.Syme: Tre elites coloniali, Bur, 1989; Giampaolo Valdevit: I volti della potenza, Gli Stati Uniti e la politica internazionale nel Novecento, Carocci, 2004; G.J. Ikenberry: America senza rivali? Il Mulino, 2002)Per quanto riguarda la situazione italiana, e la cosiddetta sinistra in particolare, occorre fare una divisione fra “giornalisti veri e propri” ed “intellettuali più o meno intergrati”. Su questi ultimi dovrebbe valere il giudizio del grande Ennio Flaiano, pubblicato su un suo libro ristampato di recente: Diario degli Errori. Ma questa è la naturale conseguenza di una politica che voleva realizzare alla lettera il concetto gramsciano dell’egemonia culturale,reclutando ovunque arrivisti in cerca di notorietà e soldi, ed ignorando che quel concetto era stato elaborato in senso storicistico, anzi, gentiliano. Per quanto riguarda i giornalisti, cito una frase di Vittorio Feltri ( prefazione a PENNE SPORCHE di Tito Giliberto, Stampa Alternativa): Servendo padroni che se la facevano con i concussori e con i corrotti, i giornalisti hanno servito i mascalzoni della partitocrazia a tutto danno dei lettori, quindi dei cittadini, sistematicamente presi in giro e nutriti di notizia manipolate. Soprattutto tenuti all’oscuro della verità.
    Da parte mia aggiungo che imbelli e coglioni hanno quel che meritano.

  • antoniochedice  Il giugno 17, 2017 alle 4:08 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    che dire di nuovo?

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