Apertura dell’Assemblea dell’ONU di settembre: all’ordine del giorno la creazione dello Stato di Palestina

Visto che  Barak Husein Obama non ha mantenuto il ritmo della “road Map” , le potenze del quartetto  si sgambettano a vicenda in un “sur place”  pari solo all’inerzia di Tony Blair che sembra essersi stancato di fare il paladino dei derelitti, i palestinesi hanno impugnato i rapporti positivi emessi dal Fondo Monetario Internazionale( FMI), della Banca Mondiale ( WB)e delle Nazioni Unite ( UN),  che li giudicano in grado di autogovernarsi, ed alla ripresa delle attività dell’Assemblea delle Nazioni Unite, intendono presentare  richiesta ufficiale di riconoscimento dello Stato.

I membri dell’Assemblea dell’ONU  sono 192 ed è richiesta la maggioranza dei due terzi ( 128) perché l’ONU riconosca  il nuovo stato.

Conseguenze: le puntate offensive di Israele sarebbero automaticamente aggressioni nei confronti di un membro dell’ONU ( come quella degli anglofrancoamericani alla Libia ?ndr )  e i palestinesi non dovrebbero dire più grazie a nessuno.  Resta la possibilità del veto USA, ma sarebbe – ritengono unanimemente gli analisti –  la goccia che farebbe traboccare il vaso  dei rapporti tra arabi e americani.

Tra i problemi sul tavolo, l’amministrazione della striscia di Gaza, che potrebbe richiedere tempi supplementari ,  anche se dopo l’assassinio del povero Arrigoni, Hamas sembra in procinto di assumere  una posizione meno estremista  data la presenza dei salafiti che gli hanno permesso di assumere  un ruolo di tutela della legalità  sul territorio che potrebbe costituire la base di un negoziato con l’Autorità Palestinese ” centrale” per ottenere  la cancellazione dall’elenco USA  delle organizzazioni terroriste.  Sarebbe un  altro passo verso l’isolamento politico dell’Iran ed un fiero colpo alle sue ambizioni di  potenza regionale. Ma Hamas dovrebbe dare garanzie politiche di distacco dal protettore iraniano, prima di ricevere a sua volta dei concreti riconoscimenti.

La riuscita del voto sembra scontata, salvo novità impreviste sempre possibili , data la fluidità della situazione mondiale di cui non è previsto un migliuoramento entro l’autunno.

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Commenti

  • Giorgio Vitali  Il aprile 24, 2011 alle 8:22 pm

    LA SITUAZIONE RESTA FLUIDA. ANCHE PERCHè NON VEDO COME, IN TERMINI DI GEOPOLITICA, SI POSSA PARLARE DI ISOLAMENTO DELL’IRAN. Oggi noi dobbiamo tenere presente la realtà dell’Area che, pur essendo contesa fin dal 1916 ( Accordo Sykes-Picot ) è pur sempre un’area geopoliticamente significativa. pertanto, quando si parla di Iran si dovrebbe invece citare l’Asse Turco-Iranico ed i suoi addentellati che non sono pochi. INOLTRE occore tenere presente la CINA che, con un piede saldamente puntato sul SUDAN, esercita un raggio d’azione che si allunga circolarmente ogni giorno di più. Manco fosse il naso di pinocchio al cospetto della fatina azzurra. A sua volta l’asse turco-Iranico poggia una sua propaggine verso l’Europa, meglio, verso Eurasia, e sarebbe assurdo che una tendenza espansiva che fu all’epoca di Salamina e delle Termopili ( che è in termini storici l’altro jeri), fosse di botto frenata. NON si sa bene da che. Specie in questo momento di crisi della velleitaria POTENZA UNICA MONDIALE.
    Parlando di Eurasia noi, ovviamnte, parliamo di Russia, che non sta di certo con le mani in mano. NON SIAMO PIU’ AL BIPOLARISMO, nel quale il posizionamento Turco-Persiano fungeva da guardiano dell’ Harem ( le piccole nazioni arabe asservite agli interessi anglo-francesi).Ed è molto difficile che in questo momento siano possibili alcuni scambi. NOn c’è nulla da scambiare o contraccambiare. ANZI! Ricordo che da tempo ho scritto della differenza sostanziale fra mentalità strategica europea e mentalità strategica cinese. Mentre noi giochiamo a scacchi i cinesi giocano a GO. Gioco che consiste nel circondare l’avversario senza che costui se ne accorga. Bene. Oggi la Cina sta completando l’accerchiamento. E a NOI non dispiace affatto. Per il momento.

  • antoniochedice  Il aprile 25, 2011 alle 8:39 am

    Non sono d’accordo con l’analisi che precede. Putat quod cupiet. Le situazioni sono fluide per definizione. Resta il fatto che L’Iran è accerchiato da oltre centomila militari USA che stazionano alla frontiera irakena. Oltre centomila militari NATO che stazionano alla frontiera afgana, la quinta flotta USA che è riuscita a non abbandonare Bahrain ( hanno messo la sordina alle rivolte quando si sono accorti che erano incoraggiate anche dall’Iran). Alla frontiera nord c’è la Turchia che ha fatto si accordi con l’Iran, ma è membro della NATO a tutti gli effetti ed ha di fronte agli occhi quel che è successo a chi non si allinea. La sola frontiera “aperta” è quella russa. Della quale non mi fiderei troppo, perché ha molti dossier aperti con gli USA e potrebbe da un momento all’altro accettare uno scambio di favori. Infatti ha già approvato una sia pur lieve escalation di sanzioni economiche nei confronti dell’Iran.

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