Le rivolte nel Mediterraneo: una grande opportunità per il Libano ( e l’Italia)

 Questa sequela di rivolte politiche e militari  motivate da differenti ragioni, hanno un elemento in comune rappresentato da dittatori e aiutanti dittatori in cerca di un rifugio per le loro fortune.  Da Gheddafi all’Emiro del Bahrain  sia che cerchino un luogo d’esilio che un rifugio per i loro capitali, guardano al Libano  come il luogo di miglior combinazione tra  civiltà bancaria (  leggi rispetto dell’anonimato ) e qualità della vita .

Il Libano ha anche  tre altri elementi a suo vantaggio: è rimasto calmo  durante queste tormentate settimane ,  dispone di persone con capacità finanziarie  e di un regime fiscale  relativamente flessibile. ed infine parla l’arabo  e rispetta gli usi religiosi  islamici.

Naturalmente la condizione principe perché tutto questo possa realizzarsi, è la stabilità politica  e questa deve concretizzarsi in un governo di unità nazionale  che stenta a vedere la luce. 

In Libano esistono due semi maggioranze  costituite dal partito del 14 marzo ( sunniti più cristiani e Drusi del PSP, filo occidentali e appoggiati dal tribunale internazionale dell’ONU che indaga sull’assassinio del premier Hariri) e il movimento dell’8 Marzo ( Hezbollah più la fazione cristiana che fa capo al generale Aoun).

 I Drusi che facevano parte del 14 marzo ( capitanati da Walid  Joumblatt) si sono allontanati dalla maggioranza governativa  a seguito delle minacce che hanno colpito il capo e suo figlio. Ricordiamo che a seguito di analoghe minacce inascoltate, Joumblatt padre venne assassinato.

La fuoruscita del Drusi ( si chiamano Partito Socialista Popolare e fanno parte dell’Internazionale Socialista…) ha provocato la caduta del Governo di Hariri jr e la nascita di un governo ponte guidato dal premier Mekhati, lo stesso che successe  ad Hariri senior quando perì nell’attentato su cui l’ONU indaga da anni.

Se si riuscirà a creare un governo che comprenda sia la  componente dell’8 che quella del 14 marzo, la stabilità sarà assicurata e i capitali torneranno ad affluire , anche con l’appoggio dell’emiro del Quatar che negli scorsi mesi si è molto speso per raggiungere un “armistizio ” tra le fazioni  dopo la caduta del gabinetto Hariri.

Resta l’ultimo passo da fare, anche se sembra essere il più difficile. Su questi temi potrebbe pronunziarsi Benedetto XVI in occasione della inaugurazione della statua di S Marone Giovedi prossimo.

In Italia, intenzionato a cogliere l’occasione è l’ex AD del Monte dei Paschi e di Deutche Bank,  Vincenzo de Bustis, che ha creato di recente  una società finanziaria  studiata appositamente per intercettare la finanza islamica. Peccato che  la stabilità  dell’Italia sia giudicata inferiore a quella libanese.

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Commenti

  • raymond issa  Il febbraio 22, 2011 alle 12:12 PM

    Errata Corrige:Le nom du premier ministre désigné est MIKATI et non pas Mikhati.

    • antoniochedice  Il febbraio 22, 2011 alle 12:48 PM

      H pi, H meno…

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