Egitto: cosa succederà. Di certo non la democrazia “occidentale”.

Come dicevamo ieri, l’Egitto resta un paese  gestito da una dittatura militare, mitigata dalla necessità di  ottenere aiuti  economici da altri paesi. Mentre prima poteva ottenere aiuti solo dai paesi occidentali, adesso il comitato militare  ha un impegno ufficiale ad ottenerli anche dalla Lega Araba.

Che questo sia un progresso verso una democrazia più piena, è tutto da dimostrare. Quel che è certo , è che l’Egitto ha compiuto un passo avanti verso una maggiore indipendenza  nazionale e questo scatenerà la competizione tra le potenze interessate agli equilibri nel mediterraneo.

Il PEW research center  – base a Washington , nato nel 2001 – che  svolge ricerche  nell’area della religione e della sua intersecazione con la politica ed i governi, svolge sondaggi a ripetizione.  Avendo da studente fatto il sondaggista per Vance Packard (  1700 questionari sulla sessualità) ho  dubbi  fondati sul rigore con cui si raccolgono i dati, ma faute de mieux….

Nel suo ultimo sondaggio pubblicato on line,  il PEW   dice che alla domanda ” quanto sia importante per te la tua religione”, in Egitto  l’81% degli intervistati hanno messo la crocetta su “moltissimo”.

A parte i militari, l’unica organizzazione che potrebbe partecipare ad una ( vera)  elezione  da realizzarsi in tempi brevi, è la fratellanza mussulmana, che dispone di una organizzazione e di una cultura condivisa dal popolo.  Il tasto “sociale” non è toccabile a causa del troppo stridente  contrasto tra lo stile di vita della striminzita elite e tutto il resto del popolo.

Il tasto nazionalista , meno che mai perché potrebbe portare alla rottura con USA e Israele.  Su cosa altro fondare un partito di massa  e farlo vincere alle elezioni in autunno? 

 Risposta: “sui brogli”. Proprio come hanno sempre fatto i militari fino ad oggi, ma questa volta dopo aver reso innocui i capi popolo individuati in questa fase  di unrest, e reso più credibili i brogli.  Si passerà dal 90% di adesioni  al 58% che fa molto De Gaulle.

La posta politica  dei prossimi mesi è questa:  se “la piazza” riesce a far indire delle vere  elezioni entro i prossimi sei mesi, ci sarà una crescente influenza islamica nel paese. Se le elezioni si terranno entro un lasso di tempo maggiore ,  diciamo 24 mesi ( e nel frattempo si  faranno  delle riforme incisive  e qualche “precauzione elettorale  credibile “)  allora il processo  democratico avrà qualche chance di sopravvivenza.

La strada che verosimilmente seguirà la giunta militare ( che non ha sostituito, ne intaccato il prestigio di Soleiman, casomai  ha integrato il collega  evitando che diventasse il nuovo bersaglio della piazza) sarà piuttosto quella – dopo qualche  decisione  demagogica –  di compiere azioni di “stringimento o condizionamento” dei Fratelli Mussulmani  per poi andare alle urne con le citate  cautele.

Chi parteciperà alle elezioni?  Certamente l’Arabia Saudita, la Turchia, Israele, l’occidente e gli USA.  Forse anche la Russia e la Libia. Vedremo che cappelli sceglieranno.

All’interno, la borghesia egiziana  è troppo recente e priva di strutture per avere un ruolo di alternativa ai militari che resteranno compatti, i Fratelli mussulmani  cercheranno di creare un fronte coi  nazionalisti e/o coi copti come già fecero ( vedi art, sui fratelli mussulmani in questo blog) pur sapendo che si dovranno accontentare di una grossa minoranza e di continuare a  infiltrare le istituzioni.

Al Kaida  ha una percentuale del 20% di simpatizzanti e gli USA hanno  – sempre secondo il PEW research – la più alta percentuale di antipatizzanti tra i 18 paesi arabi  sondati della ricerca. Ciascuno cercherà di migliorare le proprie performances.

L’amico  Giovanni Palladino, replicando a un post antiamericano inserito da un lettore  in fondo al mio articolo  “egiziano”  di ieri, ha citato un interessante  intervista di Sawiris , l’acquirente della WIND italiana,  che vale la pena di riportare.

“Ai più è forse sfuggito un passo dell’intervista di Sawiris, Presidente di Wind, al Sole 24 Ore del 2 febbraio: “No, questa non è una rivoluzione islamica, non è un altro Iran. E’ la rivoluzione di Internet, di una nuova generazione. Tutti i figli dei miei amici ricchi sono scesi in piazza. I Fratelli Musulmani hanno cercato di dirottare la protesta, ma non ci sono riusciti.”

E ancora:” In Occidente dovete capire che qui è iniziata una nuova era. Il Medio Oriente diventerà come l’Europa. Non vi dovete preoccupare per l’Islam, di Iran ne è bastato uno. E’ vostro interesse aiutare la nostra transizione”.

 Fin qui Sawiris, ora Giovanni:  “Mubarak è caduto e d’ora in poi i dollari di Obama non finanzieranno tanto l’arsenale militare dell’Egitto quanto lo sviluppo economico degli egiziani. Smettiamola di guardare indietro e guardiamo avanti, dove la voglia di fare “business” per crescere in un clima di pace sarà maggiore della voglia di darsele come purtroppo è sempre avvenuto nei millenni passati.”

“Il pallino della storia sta passando dalle mani dei potenti e della loro corte (una minoranza di privilegiati, che hanno sempre trattato la maggioranza dei loro sudditi come oggetti da manipolare e sfruttare) alle mani del popolo. Con il suo popolarismo, Luigi Sturzo previde la fine dei regni, degli imperi, delle dittature, dei ducati, dei baronati, dei principati, dei marchesati, dei papati e quindi la fine delle guerre, sempre causate dalla violenta voglia di sviluppo estensivo di re, imperatori, dittatori, etc.

Ora siamo nell’era dello sviluppo intensivo, che non è voluto o guidato dai potenti di ieri, ma da decine di milioni di imprenditori, che presto diventeranno centinaia di milioni. La strada è ancora lunga, ma ormai è segnata. Licenziare Obama ? Non diciamo sciocchezze. Gli Stati Uniti tramontano ? Non diciamo cazzate.”

Gli Stati uniti non tramontano, certo.  Non per l’Egitto, comunque.

Questa visione messianica  di Palladino ( si contraddice  solo quando parla dell'”abitudine millenaria a darsele”) rispecchia molto l’attitudine  missionaria  americana e il desiderio di  attribuire ad altri popoli il proprio stadio evolutivo. Sono d’accordo quando dice che ci vorrà molto tempo. Dieci secoli?

Le migliaia di imprenditori egiziani sono esistiti  – a parte qualche  grosso call center  con laureati sottopagati – in agricoltura e nel turismo  ed ora sono praticamente rovinati ( tranne , ad esempio, un imprenditore libanese che ha ottenuto  oltre 150 milioni di dollari per piantare oliveti  e pochi altri privilegiati  “filo occidentali”).

Normale che adesso i loro figli stiano in piazza  a fare baccano : quando non stanno  a Londra o sugli  Champs Elisées a fare shopping  e sono costretti a stare al Cairo, si annoiano a morte.

Quando – e semmai  – ci sarà la campagna elettorale, saranno a Londra a fare affari col figlio di Mubarak, non a far proseliti tra i fellahin  del delta.

Sia Palladino che il copto  Sawiris  ” putant quod cupiunt” con qualche  differenza :  con Palladino siamo di fronte a  un missionario sturziano, disinteressaato e puro come una sorgente di montagna.

 Sawiris che – appunto – il 2 febbraio dava intervista a IL SOLE 24 ore, non a Al Ahram, farebbe fare figura di mammoletta a Berlusconi, sta solo bussando a cassa.

Con lo spauracchio dei Fratelli Mussulmani ,  prima i denari li chiedevano solo i militari agli USA.

Adesso li chiederanno tutti. A tutti. Sawiris ha già dato il via alla colletta.

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Commenti

  • Roberto  Il febbraio 12, 2011 alle 5:25 pm

    Fuori uno e dentro un altro!

  • antoniochedice  Il luglio 1, 2013 alle 5:29 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Quel che succede in Egitto era previsto dal febbraio 2011. Leggere per credere.

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