Il segreto militare sulle questioni finanziarie che lasciano tracce non andrebbe mai messo, perchè da sempre adito a sospetti generalmente fondati, che prima o poi vengono a galla. Ad esempio l’arredamento dell’ufficio di un ambasciatore addetto alla cooperazione allo sviluppo ( niente nomi: il cognome è Deodato) fu segretato quando una interrogazione parlamentare volle conoscerne il prezzo ( due miliardi e mezzo di lire !). La notizia è tuttora segreta, ma vogliamo farne omaggio ai lettori. Come questo segretuccio, adesso ne esce un’altro Nelle migliaia di fogli di carta pubblicati da Wikileaks con l’intento di fermare l’intervento in Afganistan, ogni tanto si trova una notizia di interesse nazionale. Nel nostro caso, quando Nicola Callipari partì – purtroppo senza ritorno – dall’Italia per riscattare la signora Sgrena in Irak, si parlò di due milioni di euro. Wikileaks parla di cinquecentomila euro giunti in Irak.
Ipotesi A: gli usa hanno dato un numero a caso. Infondata: hanno contabilizzato con cura anche i morti provocati da loro.
Ipotesi B : gli italiani hanno mentito all’alleato. Infondata: Callipari era alla mercè di una perquisizione in ogni momento ( aeroporto, posti di blocco ecc.)
Ipotesi C: Una parte dei soldi non ha mai lasciato l’Italia e qualcuno l’ha incamentata ( fuochino?)
Ipotesi D: l’aereo all’andata ha sostato a Beirut a l’allegerimento è avvenuto costì ( fuocherello?)
Se si togliesse il segreto – almeno a livello di Copasir – da questa e dalle altre transazioni fatte ( le due amichette di Baghdad, L’Africa Occidentale ecc.) si otterrebbe un effetto trasparenza non disprezzabile . Il controllo è facile da fare: quanto uscì dalla tesoreria?
