A FINE LUGLIO BARAK OBAMA VA IN ETIOPIA E INCONTRA ANCHE L’AFRICAN UNION PER IGNORARE IL NON RISPETTO DEI DIRITTI UMANI ETIOPICI

Era inizialmente nato come un viaggio-nostalgia nella terra degli avi ma, forse anche per evitare accuse di interesse privato in atti di ufficio, il portavoce della Casa Bianca ha annunziato che, sulla via del ritorno, Barak Obama si fermerà ad Addis Abeba per ” incontri bilaterali col governo” e con ” la leadership della Unione Africana” che verrà probabilmente convocata in assemblea per l’occasione.

Gli stretti che costeggiano la penisola araba ( Hormuz a est e Bab El mandeb a ovest) sono diventati più importanti che mai per l’approvvigionamento dell’Europa in petrolio e gas ( gli oleodotti siriani sono incerti e pericolosi.

In caso di problemi, resterebbe in balia delle forniture russe.

Per mantenere saldamente il controllo, serve quindi  assicurarsi il controllo dell’ ex Africa Orientale italiana, mentre l’Eritrea e il Sudan , che controllano gran parte della costa sono apertamente sospettosi  e inamichevoli verso gli Stati Uniti. La stessa Etiopia, pur professando amicizia è fortemente legata alla Cina economicamente e risponde negativamente ad ogni richiesta americana, dai diritti umani alla concessione di basi.

Dato che l’Etiopia confina con tutti i paesi citati, Obama ha deciso di ignorare il curriculum ” diritti civili” del governo in carica ( suscitando le critiche del Washington post) annacquando l’evento con una visita dalla sede centrale dell’Unione Africana, dove si parlerà, al solito,di aria fritta.

Altri passi per lenire la tensione nell’area verranno fatti oltre a consentire l’accesso e l’utilizzo del porto di Assab agli etiopici, mentre il Kenia ( notizia di oggi) ha scongelato i servizi bancari da e verso la Somalia.

Il dossier più importante da studiare è quello della sicurezza interna ed estera. Il costo della vita in Etiopia è quasi centuplicato dai tempi del Derg , mentre i salari sono  quasi rimasti al palo, tranne che per i fortunati dipendenti degli enti internazionali. La facilità di contatti con l’Arabia Saudita potrebbe far affluire attentatori suicidi impossibili da distinguersi dagli abitanti dato il gran numero di mulatti su entrambe le rive del mar rosso. Vivissimo il ricordo dell’attentato all’ambasiata USA in Kenia che provocò oltre 200 morti.

Sono sempre più probabili rivolte dalla fame, specie nella capitale che ha ormai superato i sette milioni di abitanti, senza parlare di tensioni interetniche che le numerose razze presenti sul territorio grande quasi sei volte l’Italia.

Sul fronte estero, oltre alla situazione armistiziale con l’Eritrea ( monitorata da italiani) ci sono  la Somalia è sempre una patata bollente, il  Kenia dove  gli scontri con gli Shabab sono frequenti e Al Kaida ha una forte influenza in regime di monopolio dato che ISIS, BOKO HARAM e altre organizzazioni similari  non hanno attecchito ad onta della costruzione in 15 anni di ben 1800 moschee, ossia di quante ne furono costruite nel secolo precedente.

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