EMBARGO ALLA RUSSIA. A CHI NUOCE DI PIÙ? SI SALVA CHI AFFRONTA I NUOVI MERCATI ASIATICI.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Istat sul commercio con paesi extra-Ue, ad aprile 2015 le vendite di prodotti italiani verso la Russia hanno registrato una flessione del 29,5%. Sul crollo dell’export del Made in Italy pesa soprattutto l’embargo imposto da Mosca ad agosto 2014 su alcune categorie di prodotti provenienti dall’Ue.
L’Istat ha pubblicato il suo rapporto mensile sulla situazione italiana del commercio con i paesi extraeuropei. I dati, relativi al mese aprile 2015, mostrano che, rispetto al mese precedente, i flussi commerciali con i paesi extra-Ue hanno avuto dinamiche divergenti, con un calo congiunturale del 2% nelle esportazioni e un aumento dell’1,5% nelle importazioni. Il danno è quindi quantificabile attorno al3,5% della nostra economia. ( Lucro cessante e danno emergente).
I prodotti
La flessione congiunturale dell’export (-2,0%) è determinata dalla diminuzione delle vendite di beni strumentali (-6,8%) e di energia (-5,4%). In espansione rispetto a marzo sono invece i beni di consumo durevoli (+5,0%), quelli non durevoli (+1,9%) e i prodotti intermedi (+1,0%)

Per quanto riguarda le importazioni, invece, l’incremento congiunturale (+1,5%) investe l’energia (+12,4%) e i beni strumentali (+7,5%), mentre i prodotti intermedi (-5,5%) e i beni di consumo non durevoli (-4,4%) e durevoli (-3,5%) sono in diminuzione rispetto a marzo.( Ossia ” il cavallo non beve).

I paesi
Lo scorso mese, a livello di export dall’Italia i partner commerciali più dinamici sono stati gli Stati Uniti (+36,4%), la Cina (+17,9%) e i paesi EDA – le Economie dinamiche asiatiche – (+12,5%). Una crescita rilevante, ma più contenuta, si è registrata anche in Svizzera (+9,1%) e nei paesi OPEC – Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio – (+6,8%). Crescono in misura ancora minore le vendite verso la Turchia (+4,0%) e nei paesi ASEAN – Associazione delle nazioni del sud-est asiatico – (+1,3%), mentre rimangono stabili quelle verso i paesi Mercosud, il Mercato comune dell’America meridionale. Una flessione consistente delle vendite è avvenuta in Giappone (-6,6%) e, soprattutto, in Russia (-29,5%).

Contestualmente, sono risultati in forte aumento gli acquisti dai paesi EDA (+50,8%), dagli Stati Uniti (+29,6%) e dalla Turchia (+22,6%). In espansione, seppur minore, gli acquisti dai paesi ASEAN (+15,0%), dall’India (+13,9%), dai paesi Mercosud (+9,6%) e dalla Cina (+4,6%). In netto calo, invece, le importazioni dai paesi OPEC (-7,2%) e, di nuovo, soprattutto dalla Russia (-10%).

Il caso della Russia
Pesa in modo decisivo sui rapporti commerciali tra Italia e Russia l’embargo imposto l’estate 2014 da Mosca su alcune categorie di prodotti provenienti dall’Ue. Il 6 agosto 2014, in risposta alle sanzioni economiche varate dai paesi occidentali nei confronti della Russia nel contesto della crisi ucraina, il Cremlino ha disposto il divieto di importazione di 51 categorie di prodotti agricoli e alimentari provenienti da Ue, Stati Uniti, Australia, Canada e Norvegia. Fra questi, in particolare: carne, formaggi, latticini, frutta e verdura. Pochi giorni dopo, l’11 agosto, Mosca ha vietato l’importazione dagli stessi paesi di prodotti tessili, abbigliamento, calzature e pelletteria, limitatamente alle società pubbliche russe.
Le conseguenze del blocco di Mosca non hanno tardato a farsi sentire sull’export del Made in Italy. Secondo un’indagine di Coldiretti, già nel primo trimestre dall’avvio dell’embargo (agosto-ottobre 2014), gli acquisti di prodotti italiani in Russia – complice anche la svalutazione del rublo – sono crollati per un ammontare di 298 milioni di euro.

Gli ultimi dati dell’Istat relativi all’export italiano in Russia si inseriscono, dunque, in questo contesto negativo. La flessione del Made in Italy verso la Russia ad aprile 2015 ha raggiunto quota -29,5%, con deficit commerciali nei confronti di Mosca per 711 milioni di euro. Sono calate, nello stesso periodo, anche le importazioni dalla Russia, che ad aprile 2015 hanno registrano un -10%.

La risposta dell’Ue

La Commissione europea ha, in questi mesi, adottato misure straordinarie a sostegno dei settori colpiti dall’embargo russo sui prodotti dell’Unione (in particolare quello agroalimentare), tra cui sostegni finanziari per il ritiro dal mercato della merce in eccesso e finanziamenti straordinari per programmi di promozione su mercati terzi alternativi a quello russo. Queste operazioni di sostegno cesseranno a giugno 2015 mentre le sanzioni alla Russia sono state prorogate ad onta di obiezioni dei paesi colpiti tra cui la Grecia.  In Italia tutto tace.

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Commenti

  • Anafesto  On maggio 27, 2015 at 11:50 pm

    Ma ce l’ha chiesto l’America ….

    • antoniochedice  On maggio 28, 2015 at 6:33 am

      Non a noi, non siamo interlocutori. Lo ha chiesto alla Germania che lo ha chiesto all’Europa la quale c’è lo ha comunicato.

  • abrahammoriah  On maggio 28, 2015 at 5:46 am

    28 maggio 2015

    A livello internazionale, L’Italia conta meno della Grecia, che almeno, non fosse altro che per la forza che ci si ritrova nei momenti della disperazione, cerca di mettere in atto una giustificatissima politica ricattatoria nei confronti dei maggiori partner europei. IL processo di degrado politico e geopolitico del paese ha così raggiunto un punto di tale degrado che continuare a propalare L’idea che sia possibile uscirne con le ordinarie vie proposte dall’attuale sistema politico non sarebbe altro che un’azione animata oggettivamente dall’unico scopo di perpetuazione di questo sistema di dominazione coloniale. E alle animelle tremule (o, peggio, interessate) cui questo discorso suona politicamente scorretto (se non addirittura eversivo) un’unica domanda: pensate veramente che il grado di libertà che un sistema politico riesce ad esprimere sia legato ad enunciati giuridici, non importa se nella pratica ampiamente disattesi, o al contrario, sia una situazione di reale, concreta – e verificabile – possibilità di agire da parte dei soggetti singoli ed associati? Non occorre dire quale sia la risposta del repubblicanesimo geopolitico (e, soprattutto, la risposta di qualsiasi persona realmente pensante). E non occorre nemmeno dire che per chi dissente in buona fede da questi elementari enunciati di buonsenso (gli altri, è bene dirlo, sono dei nemici, per i quali si rimanda al sempre attuale Carl Schmitt) è già previsto e concesso in anticipo il cristiano perdono accompagnato, però, dal provvedimento, di visione coatta della registrazione dei talk show politici che andavano tanto di moda precedentemente alla vittoria delle forze rivoluzionarie: aboliti perché ogni rivoluzione vincente comporta un momento autoritario ma utilizzati perché una rivoluzione animata da propositi autenticamente progressivi è, in fondo, animata dall’unico scopo di aumentare la libertà e le libertà, comprese quelle di coloro che avevano già deciso per il loro suicidio intellettuale e per i quali non vi sarebbe provvedimento più umano che sostenerli in questo triste – ma autonomo – percorso già intrapreso.

    Massimo Morigi

  • kho  On maggio 28, 2015 at 12:25 pm

    Interessante vedere come l’articolo anche se letto al contrario, ossia da sotto verso sopra, sia ancor più chiaro di quanto già non lo è incrociando i dati riportati.
    Ovvero dal momento che l’Italia non si muove….ecco i risultati.
    Ma si può azzardare di più: dal momento che lo spazio dei movimenti italiani è vincolato da altro(i), non le spetta che la sequela di dati riportati.
    Solo una domanda.
    Ho visto i 2 acronimi EDA e ASEAN. Cercando in rete ho chiarito:
    EDA – sono i paesi Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, Malesia e Tailandia.
    ASEAN – Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia (membri fondatori) più Brunei, Vietnam, Laos, Birmania, Cambogia.

    Ci sono ridondanze, anche se l’EDA sembra più un’espressione generica rispetto all’ASEAN che è un vero e proprio organismo associativo di nazioni.
    Che cosa significa questa parziale ripetizione di nazioni in 2 entità separate? E nello specifico , come si devono leggere i dati alla luce di questa “ripezione”?
    Ad esempio, i dati di Singapore sono da leggersi nell’ eda o nell’asean?
    Sarebbe interessante anche vedere cosa effettivamente commerciamo con tali paesi dal momento che son state più forti le importazioni.

    ps. a prima vista l’EDA non sembra altro che “l’utero in affitto a prezzi modici” dell’industria occidentale degli ultimi 30 anni.

  • antoniochedice  On maggio 27, 2017 at 11:40 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    L’EMBARGO ALLA RUSSIA DANNEGGIA L’ITALIA IN UN MOMENTO DI CRISI.BASTA, BASTA, BASTA!

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