LO STRANO CASO DEI SIGNORI FIRTASH E ALIEV OVVERO LE CONSEGUENZE DELLA NEUTRALITÀ SULLA TUA VITA.  di Antonio de Martini

Nei giorni scorsi il signor Dmytro Firtash, ucraino, ha vinto una causa contro il governo degli Stati Uniti che volevano estradarlo accusandolo di complicità in un caso di corruzione che sarebbe avvenuto in India, mirante ad ottenere lo sfruttamento di una miniera di titanio.

Il signor Firtash è un Tycoon che ha fatto fortuna commerciando col Turkmenistan in materie prime contro generi alimentari: esportava in Turkmenistan ottenendo gas che vendeva in Ucraina e in Europa occidentale. Era ovviamente un amico  e sostenitore del presidente Yanukovich.

Il giudice Christoph Bauer del tribunale di Vienna, dove il Firtash era stato arrestato su mandato USA nel giugno 2014,  ha negato l’estradizione e restituito il passaporto all’imputato che, per attendere il giudizio a piede libero si era visto imporre una cauzione di 125 milioni di euro, dichiarando la richiesta ” motivata politicamente” .

In effetti, il caso era stato impiantato due volte  in coincidenza con l’andamento dei rapporti tra Yanukovich e Victoria Nuland, inizialmente il giorno in cui la predetta signora ( è il Kissinger di Obama) era partita per l’Ucraina per convincere il presidente a firmare gli accordi commerciali con l’Occidente. 

In quei giorni del 2013 il presidente fece dichiarazioni concilianti e possibiliste e il caso fu lasciato cadere.

La richiesta di estradizione di cui alla causa odierna fu ripresentata quattro giorni dopo che Yanucovitch fu estromesso dalla insurrezione armata che conosciamo. 

Le basi su cui poggiava la richiesta USA erano : due denunzie anonime le cui testimonianze non sono state esibite alla corte nella versione originale. Il caso  ( un tentativo di corruzione tra soggetti indiani residenti in India su un affare riguardante una miniera indiana) è stato aperto perché una cifra di denaro sarebbe transitata via una banca americana. Esiste una legge americana che giustifica questa iniziativa della magistratura, ma non sono state esibite prove. Il signor Firtash, cui evidentemente i mezzi non sono mancati ad onta della cauzione sborsata, ha schierato un plotone di avvocati che hanno smontato le accuse e ottenuto la sentenza assolutoria.

Nel caso di un cittadino italiano ottantenne Giuseppe Lo Porto , accusato di maltrattamenti alla moglie americana, le cose sono andate diversamente: niente processo, niente di niente. Arrestato a Bolzano fu consegnato all’FBI , imbarcato su un aereo e incarcerato a Miami dove sta morendo in prigione.

 Ossequio verso l’alleato di qualche solerte funzionario che – come nel caso Shalabayeva che ricorderete  ( la madre e la bambina Kazaka di sei anni) –  ritiene i rapimenti di persone inermi un buon sistema per mettersi in luce coi superiori.

Anche in Austria c’è stato qualcuno che si è messo in luce coi suoi superiori: Il signor Rakhat Aliev – ex genero del presidente Kazako Nazarbaiev è stato scoperto impiccato nella toilette della prigione di Vienna ( josefstadt) dove era detenuto a seguito della seconda  richiesta di estradizione ( la prima era stata negata da un giudice austriaco con la motivazione che non avrebbe avuto un processo equo). La prima accusa era di omicidio per cui stato condannato a 40 anni e la seconda  “tentativo di colpo di stato” in cui se l’era cavata con soli venti anni..

Il sig Aliev era ambasciatore del Kazakistan a Vienna e gli omicidi erano avvenuti in Patria, quindi per la prima accusa aveva un alibi di ferro e per la seconda, nessuno ha avuto sentore di golpe in Kazakistan.

Poche ore prima dell’udienza di tribunale, fu trovato impiccato in cella dopo aver denunziato di essere stato minacciato di morte da due compagni di sventura dai quali era stato separato.

Questi due episodi viennesi mi hanno riportato alla memoria il bellissimo film di Orson WellesIl terzo uomo” ambientato a Vienna, eterno riparo di fuggiaschi,  dove all’epoca il persecutore era russo.

Infatti oggigiorno si è verificato, dai tempi della mia gioventù uno strano ribaltamento dei ruoli nazionali e internazionali, personali e statali. Gli Stati Uniti, da campioni di libertà sono diventati dei persecutori anche di singole persone con l’evidente scopo di misurare la loro influenza su apparati e funzionari che sovvenzionano, mentre la Russia si è trasformata – almeno all’estero – in un paese che vuole difendere le buone regole del diritto internazionale e qualche volta riesce ad imporre la ragionevolezza ( Cuba, Siria, Venezuela).

L’America non è più in grado di offrire un miraggio di libertà e prosperità: la democrazia e il benessere hanno divorziato dall’America. Resta un po di propaganda hollywoodiana a far la battaglia di retroguardia, ma le illusioni sono scomparse.

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Commenti

  • Alberto  On maggio 2, 2015 at 8:19 am

    avendo riscontrato un insolito errore di connessione web, riinserisco il link di cui sopra, con il brano di Orson Wells nel film “il terzo uomo” https://www.youtube.com/watch?v=8QI5jCgwo3s , sperando questa volta funzioni. un saluto

  • kho  On maggio 2, 2015 at 10:30 am

    Ritenendo in tono con l’argomento dell’articolo cui sopra segnalo:

    D’Attorre (PD) ammette la subalternità a Paesi stranieri in una intervista sbocciata in mezzo alla retorica primomaggista expoista di questi giorni.
    Avendolo trovato in altro sito sito/blog e non sapendo se poterlo fare….lo posto direttamente da youtube.

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