LA FRANCIA PREPARA UN ( ALTRO ! ) INTERVENTO IN LIBIA MENTRE I PARTNERS EUROPEI SONO IMPEGNATI ALTROVE. MA COME REAGIRANNO GLI ALGERINI? di Antonio de Martini

Nel post sulla crisi siro-irachena che ho pubblicato il 30 agosto scorso, concludevo suggerendo un intervento italo-egitto-tunisino congiunto in Libia. Avrebbe sistemato noi, i partners e la Libia.
L’obiettivo: ristabilire l’ordine, eliminare i danni fatti agli abitanti ed ai cittadini del mediterraneo dalla coalizione NATO e riprenderci quel mercato.
Oggi, il ministro della Difesa francese Yves Le Drian propone – in una intervista a “Le Figaro” che sia la Francia a farlo.

Il momento è ben scelto: Gli USA devono entro domani annunziare con quale strategia subiranno l’ennesimo scacco in Irak, l’Inghilterra sta lavorando alacremente ( annunzio mobilitatore di “vincono gli altri”, annunzio serenizzatore di un “nuovo royal baby”) per non perdere il referendum sulla indipendenza della Scozia e l’Italia sta annegando nell’autocompiacimento per la nomina della Mogherini, Renzi nella visita del Premier Valls alla festa dell’Unità e non vorrà turbare questa atmosfera di embrassons nous.

Anche l’interlocutore è scelto bene: il ministro della Difesa può sempre subire correzioni da quello degli esteri in caso di reazioni negative della pubblica opinione.
Alcune considerazioni: La Francia ha provocatola nascita del problema ed è anche l’ex potenza coloniale della Tunisia.

Non si capisce perché gli estoni debbano temere la vicinanza dei russi e i tunisini e gli algerini subire quella dei francesi con cui hanno guerreggiato anche di recente ( Tunisia nel 1961 per Biserta e Algeria, per otto anni fino al 1962).
Non si capisce con quali mezzi lo Stato Maggiore francese affronterà il problema dato che nella relazione al Parlamento annunziò di aver esaurito le scorte di munizioni e missili e non dispone di basi aeree capaci di consentire la copertura delle operazioni. Servono aeroporti in Sicilia ( o In Tunisia) e la loro portaerei ( Charles De Gaulle)sta più in cantiere che in mare.

Non si capisce come una impresa militare possa iniziare con un presidente al 13% di gradimento della pubblica opinione, che vuol fare dimenticare una ambigua storia di corna.
Durante la campagna libica, l’Algeria proibì alla Francia persino il sorvolo del suo territorio a un elicottero che chiedeva di rintracciare “una pattuglia smarrita nel deserto”. L’Algeria già una volta ha battuto la Francia conquistando l’indipendenza.
L’Italia ha le basi aeree, pur essendo ex potenza coloniale ha un ottimo rapporto coi libici ed è la sola potenza che ha ancora una rappresentanza diplomatica aperta in loco, oltre ad essere in rapporti idilliaci con Tunisia, Algeria e Egitto.

Certo, se ci fosse una intesa segreta  per l’utilizzo, ad esempio, della base di Ghedi e fosse stato richiesto e concesso all’ultimo vertice NATO nel Galles e in contropartita fosse stata ottenuta la comparsata alla festa dell’Unità da parte del premier francese, allora la faccenda assumerebbe un gran brutto aspetto.

Specie per Renzi che non gode di immunità parlamentare
ed avrebbe aggirato – oltre all’ormai violentato articolo 11 della Costituzione nella parte in cui parla di cessione di sovranità impossibile senza contropartita- anche le più elementari norme di buoncostume governativo che vorrebbero che un capo di governo straniero non si immischiasse negli affari interni di un altro paese.
Che ne direbbero se Putin venisse alla festa elettorale di Berlusconi?

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