LA CONDOTTA DELLE OSTILITA’: E’ POSSIBILE REGOLARLA? QUALCUNO CI STA PROVANDO. di Antonio de Martini

Molti ormai convengono che le tecniche di combattimento si sono tanto evolute da giungere al sanguinario paradosso che in un evento bellico si tende a zero perdite militari, mentre il numero delle vittime civili non cessa di crescere.

A volte si tratta di “incresciosi incidenti”, altre volte, i civili vengono deliberatamente colpiti a scopo intimidatorio o di rappresaglia. In numerose occasioni la guerra asimmetrica fa si che siano gli ” avversari deboli” a confondersi coi civili deliberatamente o per mancanza di segni distintivi riconosciuti. Mancano incentivi al comportamento corretto e disincentivi per i trasgressori. Mancano sopratutto regole condivisibili e condivise.

I media ci hanno abituato a vedere queste stragi da casa, a ora di cena come fossero inevitabili contrattempi digestivi quanto una alluvione o una dichiarazione di Alfano, ma da qualche tempo con maggior impegno,  giuristi, militari e operatori della croce rossa cercano di arginare il fenomeno, educare i protagonisti, formare gli operatori sul campo e creare una pubblicistica e una giurisprudenza internazionale in materia.

Tutti questi uomini di buona volontà sono riuniti nei giorni scorsi ( 4-6 settembre) a Sanremo presso L’ISTITUTO INTERNAZIONALE DI DIRITTO UMANITARIO http://www.iihl.org per una tavola rotonda di duecentocinquanta persone organizzata assieme al COMITATO INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA.

Il tema: “La condotta delle ostilità: prassi, diritto e futuro”  e la partecipazione di 250 delegati da tutto il mondo mi aveva predisposto ad assistere a polemiche, ma la politica è rimasta fuori della porta grazie all’ imprinting dell’Istituto, alla qualità dei diplomatici partecipanti ( dal mitico Umberto Vattani – presiede un consorzio universitario che riesce a far collaborare anche cinesi e giapponesi-  agli ambasciatori  Maurizio Moreno e Stefano Stefanini  entrambi reduci da incarichi NATO) a Massimo Barra ( Standing Commission della croce e mezzaluna rossa) che ha inaugurato la riunione con un appassionato, breve intervento che ha dato il tono etico a una serie di interventi pacati, precisi, documentati. Presenti in forze gli svizzeri. La patria della neutralità aspira anche ad essere quella del diritto umanitario.

Presente l’élite delle nostre FFAA con i generali  Gian Marco Chiarini ( Rappr italiano nel Comitato militare NATO ed UE) e Giorgio Battisti ( comandante della Forza di Intervento Rapido NATO), nonché il presidente del Centro Alti Studi della Difesa, Ammiraglio Rinaldo Veri.

La politica era rappresentata dal ministro Pinotti ( in India)  sostituito dal sottosegretario Benedetto Della Vedova  arrivato in ritardo e partito in anticipo. Come il sindaco di Sanremo che mi è parso non comprendere appieno l’opportunità strategica offerta alla città dall’Istituto presieduto dal professor Fausto Pocar past President del Tribunale Penale internazionale sulla ex Yugoslavia e attualmente giudice che si divide tra Sanremo e l’Aia. Il sindaco ha promesso di rimediare alla trascuratezza passata. Vedremo.

Il punto debole  e di forza al contempo dell’Istituto è l’indipendenza dalla politica, la sua internazionalità. Riceve miseri fondi, recentemente implementati dall’attivismo dell’ambasciatore Moreno – sanremese doc – che ha preceduto  il goriziano Pocar nella presidenza.

Lo scorso anno 1.700 frequentatori di corsi hanno premiato l’impegno e adesso si pensa anche di andare sul posto a spiegare ai soldati nigeriani che se uno abborda una fanciulla tenendosi il mitra a tracolla, forse la ragazza non è al fascino che cede.

Iscriversi  e sostenere questa organizzazione indipendente costa quanto una stecca di sigarette e fa bene all’anima.

 

 

 

 

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