LIBIA SECONDA FASE: GLI INGLESI HANNO UN’IDEA. RESTAURARE LA MONARCHIA. SPONSOR IL MINISTRO DEGLI ESTERI LIBICO MOHAMMED ABDULAZIZ di Antonio de Martini

Dopo tre anni di unrest in Libia, finalmente una idea costruttiva e avveniristica: Richiamare il Senusso, non nella versione “playboy” che circola per Roma ( Idriss el Senussi), ma in quella “Business man” che vive a Londra ( Mohammed el Senussi).

Da ormai alcuni mesi, ad ogni notizia di scontri , rapimenti, scambi di ostaggi e attacchi a stazioni di polizia nella zona di Benghazi – dove si infiltrarono per primi i commandos inglesi ( vds corriere della collera del 20 marzo 2011) zona donde proviene la casa reale defenestrata il 1 settembre 1969 dal Tenente colonnello Muammar Gheddafi ( comandante della nazionale sportiva militare… ) – ogni occasione è sembrata buona al ministro degli esteri Mohammed  Abdulaziz, nativo di Zentan, e reduce dalla segreteria della Lega Araba, per diffondere una soluzione “pratica e realistica” atta a far chetare la risse intertribali che caratterizzano la vita politica libica da quando la Guida ha lasciato il potere per rifugiarsi nel condotto fognario che lo ha visto morire durante un barbaro linciaggio.

La proposta filo monarchica e ” non osteggiata ” dagli inglesi, è stata presentata alla scorsa riunione della Lega Araba tenutasi in Koweit il 25 marzo scorso tra gli applausi  entusiasti dei “principi ereditari” del Consiglio del Golfo che stanno stanziando somme importanti per stabilizzare l’istituto monarchico nei paesi arabi e segnatamente il Marocco e la Giordania.

Tra le potenze NATO che parteciparono alla defenestrazione di Gheddafi, nessun commento, se non quello inglese che ha dichiarato di ” non essere contrario”. Contrarissimi gli islamisti radicali  data la caratteristica “paciosa” della confraternita dei Senussi e l’educazione britannica del pretendente al trono indicato dal ministro Abdelaziz che si è preso anche la libertà di reinterpretare a modo suo la linea di legittima successione che vederebbe invece il cugino “romano” in pole position.

La potenza unificante della proposta del capo della diplomazia libica ha per il momento ottenuto il risultato di creare quattro nuove fazioni: i partigiani di Idriss, quelli di Mohammed, i difensori della Costituzione del 1951 ( Indipendenza) e i fautori della nuova Costituzione del 1963 ( che aboliva il federalismo e indicava come meta l’Unità nazionale).

 

La campagna del ministro degli esteri libico sta spingendo a pubbliche sortite una serie di capi tribù in cerca di protezione  e di sovvenzioni. Segno evidente che la BP non si sente sufficientemente garantita – nel medio termine – dai contratti di diritto privato stipulati pochi mesi fa e vorrebbe promuovere uno sforzo di sintesi atto a pacificare il paese con un capo dello Stato “estraneo” alle faide degli ultimi tre anni e con le mani monde del sangue dei Gheddafi. Naturalmente, per compiacere l’opinione pubblica statunitense poco incline a scivolate monarchiche, il nuovo assetto verrebbe assortito con un primo ministro eletto a suffragio universale.

Il grado di preparazione democratica dei libici risulta evidente dal fatto che alcuni uomini armati hanno fatto irruzione, armi alla mano, nella sala del Congresso Nazionale Libico mentre erano in corso le votazioni per l’elezione del nuovo primo ministro facendo numerosi feriti tra i parlamenteri votanti. Non  è ancora chiaro se si sia trattato di democratici di rito repubblicano che non amano la monarchia oppure di partigiani di un candidato che aspira alla elezione a primo

ministro evitando lungaggini procedurali. Il Presidente del CNT Mustafa Abdeljalil, aveva a suo tempo rilasciato una intervista sul tema istituzionale dicendo che tutte le opzioni erano aperte. Avrebbe fatto meglio a tenere la bocca e le porte chiuse.

Lo sapremo fin troppo presto.

Nel frattempo prosegue l’attività di rapimenti negoziati: si rapisce un diplomatico in Libia per chiedere la liberazione di un islamista detenuto in altri paesi. La deriva sicuritaria in Libia prosegue col solo risultato di rendere ancora più importante strategicamente – per noi e per l’Europa-  il gas e il petrolio algerino che viene fornito in un clima di sicurezza nazionale grazie alla accanita resistenza del presidente  Abdelaziz Bouteflika ( rieletto trionfalmente la scorsa settimana) garante delle istituzioni salvate con una durissima guerra interna, condotta in completo isolamento,  fomentata dalla Monarchia Saudita e costata  oltre centomila morti.

Boutlefika ha anche saputo capire immediatamente  il senso della guerra di Libia, chiudendosi a riccio nei confronti della NATO e ospitando la famiglia Gheddafi nonostante fosse problematica.

 

Nota: questo post è stato “sciabolato” da ignoti e l’ho riscritto di fretta appena mi sono accorto del blitz.  Lo stile lascia a desiderare. Se la cosa avesse a ripersi, ci saranno contromisure.

 

 

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Commenti

  • luigiza  On maggio 2, 2014 at 6:17 pm

    Una curiosità: se le compagnie petrolifere francesi ed inglesi con la defenestrazione del Gheddafi si sono ben piazzate sul suolo libico, l’italiana ENI che fine ha fatto?
    Lo chiedo a Lei perchè é certamente meglio informato delle ‘gazzette’ nostrane che sono al soldo di qualcuno e scrivono ciò che fa comodo al loro benefattore.

  • gicecca  On maggio 2, 2014 at 6:42 pm

    Come risultato della politica obamiana delle rivoluzioni primaverili mi pare eccellente. Magari non saranno 800.000 ma i profughi di passaggio in Libia e in arrivo da noi ringraziano. GiC

  • robertobuffagni  On maggio 2, 2014 at 6:59 pm

    God (but which one? Anglo-Catholic, Islamic? ) save the King.

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