GEOPOLITICA: KENNETH WALTZ È DECEDUTO IERI. ERA A FAVORE DELLA PROLIFERAZIONE NUCLEARE E NON AVEVA TUTTI I TORTI. di Antonio de Martini.

Secondo lui la geopolitica per dare una descrizione esatta del reale non doveva tener in alcun conto le ideologie a pena di fornire un quadro incompleto della realtà.
In un paese come gli Stati Uniti che fanno spesso del conformismo di analisi politica un dogma, Waltz ha rappresentato una ventata di aria fresca.

Gli ingredienti della geopolitica sono sempre stati, per lui, unicamente la geografia, l’Intelligence e l’economia.
È sempre stato contrario agli approcci globali e in qualche caso ha avuto ragione.
L’originalità del suo apporto si è evidenziata nel sostenere – durante gli anni della guerra fredda – che il possesso di armi nucleari, lungi dall’essere un fattore di pericolo, era un elemento di pace e stabilità.
Egli faceva notare che, gli arsenali nucleari in possesso di contendenti – USA E URSS o INDIA E PAKISTAN – aveva dissuaso i rispettivi governanti dall’avventurarsi in guerre. Certo è stato una remora, ma a mio avviso concorsero anche altri importanti fattori.
A conforto della sua tesi faceva notare che Indiani e Pakistani dal momento in cui si erano dotati della bomba A , non si erano più scontrati.
Analogamente, egli era favorevole a consentire l’armamento nucleare dell’Iran, vedendolo come fattore stabilizzante e riequilibratore rispetto al prepotere israeliano nell’area.

Considerava più pericolosa la propensione iraniana ad aiutare ogni possibile attività destabilizzante nell’area, ma riconosceva che la leadership di Teheran, aldilà della retorica della comunicazione aveva sempre operato scelte razionali e mai di tipo suicidario.
Questo è l’attuale parere dello S.M. Americano.
Anche questa sua presa di posizione sul l’equilibrio della paura finì però per diventare ideologica impedendogli, ad esempio, di prevedere la caduta dell’URSS.
Innamorato della sua idea, la considerò di valore universale e non ne vide i limiti.

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Commenti

  • Orazio  Il Mag 14, 2013 alle 11:55 am

    Concordo in pieno, se tutti sappiamo che una guerra non porterà nè vinti nè vincitori, ma entrambi perdenti, ci si pensarà non una volta ma miglioni di volte, prima di innescare una guerra.
    Le guerre si fanno quando si sa di avere di fronte un nemico, che è inferiore in tutto, ma ormai le guerre si fanno solo economicamente.

    • Anafesto  Il Mag 14, 2013 alle 3:30 pm

      La guerra economica vale solo tra le nazioni europee (qui sì che son botte da orbi), quella economica in corso tra Cina e USA (principalmente) serve quasi interamente a spostare gli equilibri geopolitici, attualmente la Cina cerca di far comprendere che gli USA non sono più l’unica superpotenza, domani forse a far capire agli stessi che sono sì una superpotenza, ma di seconda grandezza.
      Le guerre, attualmente e come sempre, sono guerre per lo più di rapina (Iraq, Libia e gli eventi in Siria sono gli esempi più lampanti).
      Convengo che il deterrente atomico possa essere un dissuasore potente per evitare colpi di testa dall’esterno, soprattutto se si è in grado di proiettarlo a casa dell’assalitore, tuttavia la guerra della così detta “intelligence” permane, ammesso che si possa definire in tal modo chi viene preso platealmente con le mani sulla marmellata, i fatti di Mosca odierni sembrano confermare questa guerra sotterranea.

  • Giacomo C.P.  Il Mag 14, 2013 alle 5:42 pm

    La dissuasione atomica sembra provocare uno stallo tra i due antagonisti e un fiorire di guerre per procura, di ‘assaggio’ e di sperimentazione, senza parlare di guerre economiche e cyber guerre. Insomma sembra reprimere un energia che si libera in forme inattese.

  • abrahammoriah  Il novembre 15, 2013 alle 10:14 am

    15 novembre

    La scuola neorealista di Kenneth Waltz ebbe il grande merito di sottolineare che, al di là delle ideologie, le relazioni di pace o di conflitto fra gli stati vanno inserite nel quadro di anarchia del sistema internazionale. Il limite del neorealismo fu però di non considerare come elementi fondanti della geopolitica la profonda influenza che le ideologie, ma anche la cultura e l’informazione, hanno nella costituzione degli asset geostrategici. A queste criticità della scuola neorealista ha cercato di dare risposta la scuola costruttivista (principale esponente Alexander Wendt) sottolineando l’importanza degli elementi di cui sopra nel determinare o meno la struttura anarchica del sistema internazionale (famoso il suo “Anarchy is what states make of it”, e cioè l’anarchia del sistema internazionale dipende dalle volizioni dei singoli stati, influenzate a loro volta dalla loro ideologia, cultura ed informazione) e quindi anche del quadro geopolitico. La sfida che sta di fronte alla attuale morente democrazia rappresentativa è di sbarazzarsi della ideologia neoliberale che impera dal secondo dopoguerra per sostituirla con un canone, sia a livello di massa che di classi dirigenti, che attinga dialetticamente sia dal neorealismo che dal costruttivismo. E’ una sfida difficile ma che deve essere affrontata con coraggio e decisione se non si vuole che l’evoluzione postdemocratica degeneri sempre più verso una conclamata, ferrea ed illiberale oligarchia.

    Massimo Morigi

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