GUERRA DI SIRIA : OBAMA APPOGGIA IL PRESIDENTE SUD COREANO E RISPONDE PICCHE A CHI VUOLE COINVOLGERLO IN SIRIA

http://corrieredellacollera.com
PUBBLICO INTEGRALMENTE LA DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE OBAMA SULLA SIRIA CONCERNENTE L’USO DEL GAS AL FRONTE. DICE TRE COSE IMPORTANTI:
a) non prendo decisioni in base a convincimenti e percezioni.. ( sottinteso che non ci sono prove o se preferite, non ancora).
b) in base a percezioni non posso mettere in piedi una coalizione e quando ci abbiamo provato, non ha funzionato. ( riferimento a G.W. Bush jr).
c) con ben Laden e Gheddafi ho dimostrato che mantengo quel che prometto.
( la parola del Presidente non è lecito metterla in dubbio).

Con questa dichiarazione resa in conferenza stampa, il partito della guerra è servito, in quanto gli Inglesi hanno già dichiarato ufficialmente che non interverranno; i francesi che non ci vedono chiaro e sappiamo che non hanno fondi ; i tedeschi non hanno partecipato alla Libia e nessuno li vuole nel mediterraneo e quindi ” no coalition, no party“.
INIZIO CITAZIONE

” Obama, speaking in a joint press conference with South Korean President Park Geun-hye, said that he cannot “organize international coalitions around perceived”:

PRESIDENT OBAMA: I would note, not to answer the question that you lobbed over to President Park, that you suggested even in your question a perceived crossing of a red line.

The operative word there, I guess, Steven, is “perceived.” And what I’ve said is that we have evidence that there has been the use of chemical weapons inside of Syria, but I don’t make decisions based on perceived, and I can’t organize international coalitions around perceived.

We’ve tried that in the past, by the way, and it didn’t work out well. So we want to make sure that, you know, we have the best an access possible. We want to make sure that we are acting deliberately. But I would just point out that — point out that there have been self-instances during the course of my presidency where I said I was going to do something, and it ended up getting done.
And there were times when there were folks on the sidelines wondering why hasn’t it happened yet and what’s going on and why didn’t it go on tomorrow. But in the end whether it’s Bin Laden or Gaddafi, if we say we’re taking a position, I would think at this point the international community has a pretty good sense that we typically follow through on our commitments.” FINE CITAZIONE.

Peccato per quei lobbysti che volevano eliminare la Siria da Leviathan e Tamar, i due giacimenti del Levante mediterraneo.
Intanto Netanyahu, ha dato ordine di congelare alla chetichella gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania.
Se Obama voleva guadagnare tempo contro il partito della guerra, ci è riuscito. Basterà?

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Commenti

  • antoniochedice  Il settembre 7, 2013 alle 4:27 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    OBAMA A MAGGIO SAPEVA CHE NON AVREBBE POTUTO METTERE ASSIEME UNA COALIZIONE. PERCHÉ L’HA FATTO?

  • abrahammoriah  Il novembre 21, 2013 alle 10:42 am

    Ravenna, 21 novembre 2013

    Come ben insegna la dottrina neorealista delle relazioni internazionali (principale esponente Kennteth Waltz) il ricorso alla retorica della pace democratica è uno strumento impiegato dagli stati per fornire una verniciatura moralistica alla politica di potenza. Quando poi questa retorica cessa di essere utile si deve ovviamente ricorrere ai soliti vecchi sistemi. E’ quanto sta puntualmente accadendo per il caso Siria. Non riuscendo gli Stati uniti a mobilitare l’opinione pubblica americana ed internazionale contro il regime di Assad con le idiozie relative alle armi chimiche e ridicolizzati gli appelli per una ennesima asportazione di democrazia che avrebbe dovuto consentire al martoriato paese di trovare un suo equilibrio (mentre se vogliamo prendere un attimo sul serio questi scriteriati ed interessati appelli, le evidenze empiriche dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che l’introduzione di sistemi elettivi modello delle democrazie rappresentative occidentali in paesi in precario equilibrio politico-sociale fra le sue varie componenti è un fenomenale contributo per farli precipitare nell’anarchia e/o in forme ancor più ferree di autoritaritarismo), si apre ora una nuova fase (Ginvevra 2 e successive mosse diplomatiche) dove la mobilitazione dell’opinione pubblica interna e internazionale vale meno del due di picche e si ricorre ai vecchi e consolidati sistemi militari e diplomatici della Machtpolitik, i quali di tutto hanno bisogno tranne che di una rumorosa pubblicità. Ed infatti, nonostante che in Siria si continui a morire, i grandi media internazionali tacciono sulla Siria. Come in Italia tacciono i nostri “grandi” mezzi di informazione, un ruolo omissivo che però, al contrario di quanto accaduto nel mondo anglosassone, non può essere giustificato nemmeno da una sorta di cinico calcolo geopolitico al servizio del proprio paese perché, nella vicenda siriana l’Italia non avrebbe nulla da guadagnare (ma invece tutto da perdere) da un’eventuale rovesciamento di Assad. Concludo quindi come al solito: necessità vitale per l’Italia di una radicale rivoluzione culturale e politica che rimetta “in asse” il nostro paese riguardo le sue vere priorità geopolitiche e il contrasto delle sue oligarchie politico-finanziarie che non solo stanno sempre più comprimendo gli spazi democratici all’interno del paese ma che, al contrario delle potenze egemoni occidentali, non sono nemmeno funzionali ad una proiezione geopolitica del nostro stato. Quello di un “repubblicanesimo geopolitico” è quindi un programma di lavoro culturale e politico che, apparentemente, può risultare disperato ed immane. Ma è un programma che fu il cuore della nascita dell’Italia come stato unitario animando quella componente ancora attuale del nostro Risorgimento il cui maestro ed ispiratore non dovrebbe essere sconosciuto (anche se di fatto assolutamente travisato) da coloro che vogliono ancora rifarsi alla tradizione repubblicana: Giuseppe Mazzini.

    Massimo Morigi

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