ISLANDA: L’ASSOCIAZIONE ITALIA 2020 , NEL SUO PICCOLO, L’AVEVA SCRITTO

ECCO IL TESTO DELLA INTERVISTA FATTA DA ITALIA 2020 ANIMATA DA CLAUDIO CIPOLLINI E FABRIZIO MOTTIRONI.

http://www.associazioneitalia2020.it/ Islanda mon amour Pubblicato
il 02/10/2011 Perché, nei mesi scorsi, siamo stati costantemente
informati su tutto quello che stava succedendo in Tunisia, Egitto,
Libia, Siria e non sulla rivoluzione che stava accadendo in
Islanda? Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo;

sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i
cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del
debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran
Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro
politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare
per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica.
Una vera e propria rivoluzione contro il potere che aveva condotto
l’Islanda al collasso economico. Sicuramente vi starete chiedendo
perché questi eventi non siano stati resi pubblici? La risposta ci
conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa
accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio
dai “concittadini” islandesi? Ecco brevemente la cronologia dei
fatti: 2008 – A settembre viene nazionalizzata la più importante
banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa
sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in
bancarotta. 2009 – A gennaio le proteste dei cittadini di fronte al
Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e
di tutto il governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin)
-, costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione
economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che
prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e
Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di euro che avrebbe
gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di
15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%. 2010 – I cittadini
ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre
a referendum il provvedimento sopracitato 2011 – A febbraio il
presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e
annuncia il referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono
a marzo e i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei
voti. Nel frattempo, il governo ha disposto le inchieste per
determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della
crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi
banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di
ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati
abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta
un’Assemblea per redigere una nuova Costituzione che possa
incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca
quella precedente (basata sul modello di quella Danese). Per lo
scopo, ci si rivolge direttamente al “popolo sovrano”: vengono
eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica,
tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due
vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla
tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e
di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova
Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in febbraio e
presenta un progetto chiamato Magna Carta in cui confluisce la
maggior parte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel
corso delle diverse assemblee popolari che avevano avuto luogo in
tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta
all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime
elezioni legislative. Questa è stata, in sintesi, la breve storia
della rivoluzione democratica islandese. Abbiamo forse sentito
parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei? Abbiamo
ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei salotti
politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?
Abbiamo visto nella nostra televisione anche un solo fotogramma che ne parlasse? No.”

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Commenti

  • abrahammoriah  Il gennaio 13, 2013 alle 10:00 am

    13 gennaio 2013

    Quando tutta la genia di politici, politologi, sociologi, storici e caravan serraglio al seguito ci parla in tutte le sedi immaginabili e non di democrazia non parla mai, ovviamente, di casi concreti perché, se così facesse, dovrebbe tenere a mente che l’approfondimento empirico dell’etimologia della parola deve andare a verificare i “luoghi” della decisione (il popolo ed il suo concreto articolarsi per generare potere) e non tanto astratti modelli utili solo a guadagnare retribuite comparsate nei media. Ma utili, soprattutto, a non disturbare i manovratori perché, se questo approccio schmittiano fosse adottato con un minimo di onestà, si vedrebbe allora che la costituzione materiale dell’Italia non ha nulla a che spartire con la democrazia ma più con un conflitto perpetuo fra ristrette oligarchie e che magari una piccola e fredda isoletta dovrebbe essere guardata con molta attenzione e farci arrossire di vergogna. Se almeno le prossime elezioni fossero in grado di diffondere la consapevolezza che l’attuale regime italiano non ha nulla da invidiare in fatto di non inclusività e di scarsità (e/o progressivo soffocamento) di diffusi e capillari luoghi reali di decisione democratica con il giustamente tanto criticato – ma non compreso a fondo, viste le attuali lacrimevoli condizioni del nostro Paese – totalitarismo imperfetto del figlio del fabbro e che la salvezza può solo avvenire attraverso un forte dinamismo politico-sociale tipo quello islandese, allora potremo dire che le prossime elezioni non saranno state completamente inutili.

    Massimo Morigi

  • Claudio Cipollini  Il gennaio 13, 2013 alle 12:26 pm

    Ringraziamo Tonino per la diffusione del nostro articolo sull’Islanda, rileggendo il quale e riascoltando l’intervista all’artista islandese che ha dare un bel contributo alla “sommossa democratica”, mi convinco sempre di più che il vizio – se poi vizio è – sta alla base, ovvero alle nostre caratteristiche di persone di italiani. Non saremo mai come gli islandesi , come loro non saranno mai come noi. Nati come popolo nel Medioevo, siamo rimasti con quell’imprinting ovvero individualisti, genialoidi, e con la necessità di appartenere a qualcuno sia esso principe, duca, papa o partito. Ora che tutti questi in realtà sono scomparsi non ci rimane che il Berlusca (sicuramente il più bravo sul palcoscenico) e tutti quelli che hanno comportamenti similari tendenti a dare un’immagine di casta e di “esclusività”. La classe (nome che permane nonostante tutto!) dirigente non è acqua! E’ aceto e con la democrazia ha poco a che vedere! Buona domenica intanto!

  • abrahammoriah  Il gennaio 13, 2013 alle 1:21 pm

    13 gennaio 2013

    In Italia sono nate le prime repubbliche del medioevo e in Italia è nato il pensiero politico moderno. ” L’ottimismo della volontà” dovrebbe avere nel caso del nostro Paese molti validi alleati contro il “pessimismo della ragione”, soprattutto se sapremo vedere la nostra plurisecolare storia, oltre che in modo prospettico, dal punto vista creativo e dialettico.

    Massimo Morigi

  • Anafesto  Il gennaio 13, 2013 alle 6:09 pm

    Olafur Grimsson mi ricorda qualcuno … Napolitano?
    Poi sopraggiunge una riflessione : perché in Islanda è stato possibile quello che è stato drammaticamente vietato alla Grecia con la defenestrazione di Papadopulos? E in Italia con la santificazione di Monti?

    • antoniochedice  Il gennaio 13, 2013 alle 7:04 pm

      Calcola il numero degli abitanti e la diversa educazione democratica degli abitanti.

  • abrahammoriah  Il gennaio 13, 2013 alle 7:11 pm

    13 gennaio 2013

    E’ stato detto perchè essendo l’Islanda molto piccola, poteva permettersi di fare, senza arrecare alcun danno al sistema finanziario internazionale, quello che voleva. In realtà i piccoli numeri espressi dai chilometri quadrati dell’Isola (e dalla sua popolazione) sono stati determinanti ma non nel senso dell’ assai interessata succitata spiegazione…

    Massimo Morigi

    • antoniochedice  Il gennaio 13, 2013 alle 7:56 pm

      Infatti, democrazia e partecipazione funzionano con numeri relativamente piccoli e cittadini consapevoli.

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