“SPERIAMO CHE PACCIARDI NON SENTA” di Stefano Adami

LA SCORSA SETTIMANA GROSSETO HA COMMEMORATO, AL POLO UNIVERSITARIO, UN SUO FIGLIO ILLUSTRE: RANDOLFO PACCIARDI. DOMANI PRESSO LA SALA EX STAMPA ESTERA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, VERRA’ PRESENTATO UN ROMANZO DI ROCCO DE ZIO, CHE HA PACCIARDI COME PROTAGONISTA. IL MESE PROSSIMO, LA CAMERA PUBBLICHERÀ IL TESTO DELLA COMMEMORAZIONE FATTA IN OCCASIONE DELLA PUBBLICAZIONE DEI DISCORSI POLITICI DI PACCIARDI.
IL PROFESSOR STEFANO ADAMI DELLA UNIVERSITÀ DI CHICAGO, HA PRONUNZIATO A GROSSETO UN DISCORSO SU “PACCIARDI PERSONAGGIO LETTERARIO” CHE RIPRODUCIAMO GRAZIE A ” LIBERA OPINIONE” ANIMATA DA MAURO CARRI.

‘La storia è un incubo dal quale io cerco di svegliarmi’, dice Joyce in Ulysses. ‘La Storia è capricci! ubbie! rabbie!..’, ricorda Celine. E questo è stato il Novecento: un periodo di violente contraddizioni, che i soggetti che le hanno attraversate hanno incominciato a comprendere solo molto dopo. Il ‘secolo breve’ non fu tale per la velocità e la compressione degli eventi; lo è perché in qualche modo, oggi, è già stato dimenticato, ne è stata dimenticata l’esperienza, uscita dalle volubili menti degli uomini. Eppure, immensi scontri di placche tettoniche, sulla scena del Novecento, hanno travolto milioni di vite.
La grande vocazione alla distruzione che prese l’Europa nella prima metà del secolo forse non è ancora stata compresa appieno, ed è, forse, simile alla ancora più grande vocazione alla distruzione – finanziaria, questa volta, ma non meno violenta e totale – che agita il mondo in questo secondo decennio del nuovo secolo, senza provocare nessuna reazione contraria. In quella prima metà del ‘secolo breve’ non ci fu solo, fortunatamente, quella vocazione alla distruzione, ma anche il suo contrario, la vocazione ad opporsi a quella forza del negativo, a combatterla, a ricostruire. Questa vocazione apparteneva a Pacciardi. Una vocazione che ha segnato pagine infinite della scrittura del novecento. Vediamo Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi:

‘… Come va a Trieste?
Come puoi immaginare.
Non riesco neppure a immaginarlo.
Allora non sforzarti, disse il colonnello. Così non ti verranno le emorroidi…
Non me ne importerebbe, se fossi un colonnello.
Ci sarebbe da scappare come una purga, disse il cameriere.
Che non senta l’onorevole Pacciardi, disse il colonnello.
Lo scherzo tra lui e il barista si fondava sul fatto che l’onorevole Pacciardi era il Ministro della Difesa della Repubblica Italiana. Aveva la stessa età del colonnello e aveva combattuto valorosamente nella prima guerra mondiale, e aveva combattuto anche in Spagna come comandante di battaglione e lì lo aveva conosciuto il colonnello quando vi si era recato come osservatore. La serietà con la quale l’onorevole Pacciardi aveva assunto la carica di Ministro della Difesa di un paese impossibile da difendere era un codice tra il colonnello e il barista. Erano tutti e due uomini molto pratici e l’immagine dell’onorevole Pacciardi che difendeva la Repubblica Italiana li eccitava molto…
Dobbiamo motorizzare l’onorevole Pacciardi, disse il barista. E fornirgli le bombe atomiche.
Ne ho tre sulla macchina, disse il colonnello…’

Di là dal fiume e tra gli alberi è uno dei libri più amari dello scrittore di Chicago. Racconta il ritorno in Italia di un colonnello americano che ha combattuto nella prima guerra mondiale. Accompagnato dal suo autista, il colonnello attraversa di nuovo i luoghi delle sue battaglie, con gli occhi velati, fino ad arrivare a Venezia. Il suo atteggiamento nei confronti del mondo è ormai quello di un uomo cinico e disincantato, forse stanco della vita, che oscilla continuamente fra nichilismo e ironia, disgusto del mondo e scherzo sulle bombe atomiche che porta in macchina. Il suo sguardo sull’Italia e sull’Europa cerca di essere sardonico e distaccato, ma è sempre profondamente sofferto: è l’Europa che considera la sua vera patria, e soffre nel vederla piegata, posseduta da una storia violenta e priva di luce. Una ragazza è innamorata del colonnelo, ma il colonnello la tiene distante, non vuole bruciarla con il suo vuoto, il suo senso di ardità, di reduce. Non vuole sapere, il colonnello, che solo l’amore può salvarlo. È lo stesso cuore narrativo di Per chi suona la campana: proprio in Spagna, dove l’umanità viene cancellata dalla guerra civile, tramite l’amore, l’umanità può avere un nuovo inizio.
Ma, abbiamo visto, è quando si arriva al nome di Pacciardi che, in Di là dal fiume e tra gli alberi, la scrittura di Hemingway cambia passo. Perché oltre al cinismo, oltre all’ironia, c’è anche un profondo rispetto umano, un rispetto per una figura che racchiude un senso, un significato. ‘Che non senta l’onorevole Pacciardi’, l’uomo che si è messo totalmente in gioco, e che ora pensa di difendere, con la sua ‘serietà’, un paese ‘impossibile da difendere’ come l’Italia. Cosa non deve sentire, Pacciardi? Il discorso interiore del colonnello, nel quale tutti i fatti del mondo invecchiano subito, perdono i colori, finiscono per diventare uguali, una storia narrata da un idiota. E il colonnello, lo si capisce nel corso della narrazione, è tornato in quei luoghi per un solo motivo principale: chiedere perdono, liberarsi dei suoi fantasmi. Tutto questo non deve sentire l’onorevole Pacciardi.
Tono molto simile lo ritroviamo in Omaggio alla Catalogna, di George Orwell, straordinario diario di un giovane volontario inglese nella guerra civile spagnola, Orwell stesso. Diario che si apre proprio con la conversazione con un volontario italiano e con la descrizione dei gruppi di volontari italiani in Spagna. Venire in Spagna, per Orwell, in quel momento, è l’unica scelta di luce, l’unica possibile.
Vita romanzesca, Pacciardi personaggio letterario, si diceva. Il romanzesco è ciò che racchiude il senso di un percorso storico, spirituale, attraverso eventi capaci di meravigliare per la loro creatività, per l’inatteso. Il romanzesco ricostruisce l’infranto, rimette insieme i pezzi che la storia fa esplodere fra le urla e il furore. Con la solidificazione, nell’ottocento, degli stati borghesi, il cui cuore è la burocrazia e la burocratizzazione della vita – ce l’ha insegnato Hegel – il romanzesco comincia ad uscire di scena. Ad esso si sostituisce la ripetizione.
Ma, come abbiamo visto, il Novecento è di nuovo tutt’altra cosa. Ad una esplosione succede un’altra esplosione. La prima guerra mondiale che sconvolge l’intera Europa. La rivoluzione d’ottobre, che è il fuoco di un’attività artistica estremamente potente, che investe tutte le arti, scrittura, musica, arti visive. La guerra di Spagna, che attraversa ancora oggi, dopo oltre 70 anni, la scrittura. E Pacciardi, della guerra di Spagna, fu eccezionale protagonista.
In anni recenti, Javier Cercas ha dedicato alla guerra di Spagna un romanzo di grande valore come Soldati di Salamina. E’ la storia di uno dei più aggueriti franchisti, fondatore della Falange, Rafael Sanchez Matas, che viene arrestato da un gruppo di repubblicani, e condannato alla fucilazione. Durante la notte prima dell’esecuzione, viene misteriosamente liberato proprio da uno dei repubblicani. Chi lo liberò? Per quale motivo? La risposta a questa ricerca riempie le pagine del libro, e la ricerca in corso d’opera è la storia. Il narratore, qui, ha, nelle prime pagine, lo stesso distacco, la stessa stanchezza del colonnello di Hemingway: ‘Fu nell’estate del 1994, più di sei anni fa, che sentii parlare per la prima volta della fucilazione di Rafael Sánchez Mazas. In quel periodo mi erano da poco successe tre cose: la prima era stata la morte di mio padre; la seconda, mia moglie mi aveva lasciato, la terza, la decisione di abbandonare la carriera di scrittore’. Anche uno scrittore italiano di vaglia, Bruno Arpaia, ha ripreso la storia nel suo bel L’Angelo della storia. Dove due protagonisti molto diversi finiscono per incontrarsi e condividere uno spazio molto profondo della loro vita: da una parte il grande filosofo Walter Benjamin, una delle menti più acute del Novecento, in fuga dalla Germania hitleriana, dall’altra il giovane Laureano, combattente della guerra civile spagnola, e poi, per salvarsi, contrabbandiere.
E subito dopo la guerra di Spagna, la seconda, grande follia tedesca, al seguito del piccolo austriaco che voleva diventare pittore. E anche questo è tornato recentemente nella scrittura, in un libro di valore come Les Beinveillantes di Jonathan Littell. Basta ricordarne l’apertura:

Fratelli umani, lasciate che vi racconti com’è andata. Non siamo tuoi fratelli, ribatterete voi, e non vogliamo saperlo. Ed è ben vero che si tratta di una storia cupa, ma anche edificante, un vero racconto morale, ve l’assicuro. Rischia di essere un po’ lungo, in fondo sono successe tante cose, ma se per caso non andate troppo di fretta, con un po’ di fortuna troverete il tempo. E poi vi riguarda: vedrete che vi riguarda…
Voglio essere preciso, per quanto posso. Nonostante le mie vicissitudini, e sono state tante, resto di quelli che pensano che le sole cose indispensabili alla vita umana siano l’aria, il mangiare, il bere e l’evacuare, e la ricerca della verità. Il resto è facoltativo.

‘..Una storia cupa, ma anche edificante, un vero racconto morale… poi vi riguarda: vedrete che vi riguarda…’. Quando la storia volge al chiaroscuro, anche i nostri mondi interiori invecchiano; ‘facendo quello che dobbiamo fare’, per dirla con Hemingway, rischiamo per non essere più umani; finiamo per guardare con cinismo e distacco le cose e le persone che sono intorno a noi: è allora che percorsi come quelli di Pacciardi sono di stimolo estremo. Se pensiamo che è inutile fare qualcosa, perché le cose non possono che peggiorare, è chiaro che peggioreranno. Se pensiamo che è inutile parlare agli altri, perché tanto non ascolteranno, non potremo che finire in un mondo vuoto, senza colori, emozioni, o pieno di rumori assurdi e senza senso. Che l’onorevole Pacciardi non senta.

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Commenti

  • Giovanni Ceccarelli  Il giugno 25, 2012 alle 9:39 am

    Molto bello. Quando ero giovane ero convinto che il mondo si potesse cambiare e forse si dovesse cercare di cambiarlo. Ora – non sono certo Pacciardi e neanche un Pacciardi- sono convinto che lo stesso progredisce irresistibilmente verso il regresso.Hemingway alla fine si suicidò. Orwell se ne andò a vivere gli ultimi anni alle isole Ebridi e in pratica ci morì, e aveva solo 46 anni. Difficile, anche se non impossibile, conservare a 80 anni le illusioni dei venti. Ma un bellissimo ricordo letterario. GiC

    • antoniochedice  Il giugno 25, 2012 alle 9:55 am

      Buono a sapersi. Posso vivere di illusioni per altri dieci anni. Poi si vedra’

  • Mario Maldini  Il giugno 25, 2012 alle 2:53 PM

    La pagina sopra è travolgente: potresti darci gli estremi del Libro scritto da Rocco De Zio? Alla fine dei conti,si deve ammettere che i due ” prodotti ” italiani più riusciti degli ultimi due secoli sono stati la Chiesa Cattolica e l’epopea
    mazziniana e garibaldina, con i suoi ultimi (?) germogli, come Pacciardi. E questa ultima è del tutto ” made in Italy”.

    • antoniochedice  Il giugno 25, 2012 alle 3:20 PM

      La pagina non appartiene al libro di De Zio, ma è di Stefano Adami dell’ Università di Chicago. Il Titolo del libro è ” Beautiful in Action” – che per un libro in italiano è un vero handicap – la collana “La Riflessione” editore Davide Zedda ” di Cagliari .

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