LA RIFORMA ELETTORALE ( fusse che fusse la volta bona) di Antonio de Martini

Quarantotto anni dopo la nascita dell’esigenza, i due partiti più grandi affrontano finalmente assieme il problema della governabilità dello Stato italiano.
Per farlo, hanno atteso che il sistema fosse fuori controllo ed essi stessi travolti dal disprezzo generale.
In mancanza di una cultura alternativa al loro comune sentire, stanno cercando

di guadagnare tempo , indulgendo alle richieste più popolari, come ad esempio il taglio del numero dei parlamentari, che equivale a sgonfiare i pneumatici dell’ auto a cui non funziona il motore.
Il baricentro del tutto consiste nell’escogitare un sistema elettorale che impedisca ai piccoli partiti di essere decisivi, senza mutilare pero la rappresentatività del parlamento come hanno – entrambi – fatto finora.
Privi di educazione costituzionale oltre che di moralità politica, i partiti vivono solo nella paura di essere turlupinati dal compare di cui non si fidano.
Sono conscio che e’ inutile, ma proviamo a far loro un ragionamento.
Il sistema elettorale proporzionale ha il pregio di rappresentare fedelmente quasi ogni sfumatura di pensiero dell’elettorato, ma il difetto che non si riesce ad ottenere la stabilita governativa necessaria ai cicli di vita economica del mondo moderno.
Il sistema maggioritario consente la stabilita’, ma a prezzo del distacco netto dagli umori e dagli amori dell’elettorato.
La trovata di questi provincialotti sembra sia una servile imitazione del sistema tedesco, ossia di mettere uno sbarramento del 4 o del 5% ai partiti minori.
Litigare sulle percentuali e’ sempre stato il loro forte.
La Germania e’ stata ammirata negli anni venti per la Costituzione della Repubblica di Weimar, parto di ” professori ” e splendida sulla carta, ma che produsse l’ hitlerismo che – mai dimenticarlo – fu eletto democraticamente.
Voler copiare da un somaro, e’ il più grosso errore che una classe dirigente possa compiere.
Il sistema inglese presuppone di essere inglesi e non e’ pertanto applicabile.
Restano il sistema francese e quello americano.
Entrambi si basano sul coinvolgimento del popolo nel procedimento di elezione del capo dello Stato.
Quello francese ha mostrato una serie di inconvenienti, quali quello della “coabitazione” tra Capo della Stato di un colore e presidente del Consiglio di colore opposto ed anche di una serie di imboscate – con annesso scandalo – tra numeri due per competere al ruolo di premier che e’ sostituibile in ogni momento.
La soluzione americana e’ più trasparente e solida e dura da oltre duecento anni .
Essa si basa su due punti cardine:
1) il capo dello Stato e’ eletto da alcune migliaia di grandi elettori su indicazione vincolante del popolo di ciascuno stato
2) il Parlamento non può licenziare il governo e questo non può sciogliere il Parlamento.
Il tutto e’ condensato in uno slogan ” il Presidente e’ potente. Il Congresso e’ onnipotente.”
Se l’esecutivo e il legislativo sanno a priori che nessuno dei due può prevaricare e ” buttar fuori dal ring” l’altro, se ne tre la conseguenza che sono costretti a negoziare per far funzionare la macchina dello Stato.
E’ un sistema semplice e chiaro per il popolo e piuttosto scomodo per gli eletti cui sono richieste doti di duttilità e capacita negoziali non comuni.
Da noi e’ esattamente il contrario.

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Commenti

  • Anafesto  Il febbraio 18, 2012 alle 5:30 pm

    Non mi sembra che gli USA siano la grande democrazia osannata da tutti e il loro sistema elettorale abbiamo visto che si presta a brogli piuttosto evidenti e pacchiani (elezione Bush insegna), inoltre il presidente viene spesso eletto da meno del 25% dei suffragi degli aventi diritto il voto, pur in un sistema bipolare ….
    bipolare, sì, ma pilotato alla grande.
    In poche parole: sappiamo sbagliare da soli …. anche se col porcellum, ne abbiamo abbondantemente approfittato.
    Ad ogni buon conto: uno vale uno e un massimo di due mandati … sono anche troppi per la zavorra che permea il nostro Parlamento.

    • antoniochedice  Il febbraio 18, 2012 alle 6:32 pm

      A Anafesto: una democrazia funzionante dovrebbe certo affrontare il problema della durata dei mandati. In Francia due settennati sono parsi decisamente troppi.
      Per i deputati nostrani, onde non farne una professione, si dovrebbe limitare la carriera politica a un massimo di dieci anni. Ma siamo in piena utopia. Eliminare la possibilità di sciogliere le camere e di queste eliminare il meccanismo della sfiducia, credo che sia il massimo ottenibile oggi.

      • Antonio  Il aprile 28, 2018 alle 12:17 am

        Mi pare che limitare il numero dei mandati dei parlamentari sia come lucidare il cofano dell’auto il cui motore non funziona, per usare la sua metafora. Si è forse convertito al grillismo?

      • antoniochedice  Il aprile 28, 2018 alle 7:34 am

        Guardi la data . All’epoca il grilliamo non credo esistesse ancora.
        La sua superficialità di analisi persiste e aumenta perfino….

      • Antonio  Il maggio 2, 2018 alle 8:37 pm

        Ho visto la data, allora potrei dire che i grillini hanno copiato da lei.
        La mia anlisi sarà superficiale, più ancora che un tempo, ma anche per questo vorrei capire. Può spiegare a un superficialotto come me perché avere dei politici di professione sia un male? Non ritiene probabile che una persona che si è data alla politica per dieci anni poi non chieda agli “amici” che l’hanno sostituito di trovargli un posto in qualche ente statale/parastatale/affine dove forse sarebbe più utile un capace manager piuttosto che un capace ex politico?

      • antoniochedice  Il maggio 2, 2018 alle 9:27 pm

        Glielo spiego volentieri. Le categorie non esistono. Esistono persone che possono essere additate ad esempio dell’urna o dell’altra tesi.
        Gli uomini non sono bottiglie di vino su cui si mette una etichetta.
        E anche col vino, non è una garanzia. C’è una bottiglia buona e una cattiva con la medesima etichetta. Mi stia bene.
        Lei non è superficiale, non sempre. Ma sempre ostinato nei pregiudizi. Deve essere certamente comodo,ma la comodità non è tutto nella vita.

  • Orazio  Il febbraio 18, 2012 alle 7:16 pm

    Non mi piace nessun tipo di democrazia tra quelli elencati, perchè ritengo che sia solamente, un modo di perpetuarsi.
    Vorrei tentare di capire se sia normale che “la produzioni di leggi del parlamento – Camera e Senato, per non parlare dei decreti leggi” abbia raggiunto in circa 60 anni della nostra repubblica la cifra di oltre 200.000 leggi.
    Per non parlare delle leggi regionali.
    Se noi guardiamo all’estero, il loro numero è molto ma molto più basso.
    Trovo che la tecnologia attuale permette a NOI di decidere e non a loro, le cui scelte sono tutte scellerate.
    Riverdrei bene un nuovo modo di intendere la democrazia, facendola OBBLIGATORIAMENTE diventare + rappresentativa.
    Sono favorevole per i referendum propositivi attti a stabilire gli indirizzi da perseguire, non l’inverso.
    Spetta ai parlamentari, applicare le direttive del popolo e non noi che dobbiamo chiedere i referendum abbrogativi… e NON TUTTI – vedi art. 75 della nostra costituzione.
    L’attività di governo, deve essere affidata a gente estranea alla politica ovvero a tecnici qualificati e non a questi che abbiamo.
    Inoltre questi futuri tecnici con mandato temporaneo, dovranno riferire non solo ai parlamentari ma anche al popolo che dovrebbe avere la possibilità di esprimere giudizi e di modificare gli indirizzi, nonchè di rimuoverli.

    • antoniochedice  Il febbraio 18, 2012 alle 7:25 pm

      I referendum abrogativi sono il segnale che serve una classe dirigente. La democrazia di base che vorresti si potrebbe applicare solo se fossimo soli al mondo. Altri paesi piu disciplinati potrebbero approfittarne.
      Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

  • Orazio  Il febbraio 19, 2012 alle 3:10 pm

    PEr antoniochedice .
    Cosa vuoi intendere con al frase che hai detto? “La democrazia di base che vorresti si potrebbe applicare solo se fossimo soli al mondo. Altri paesi piu disciplinati potrebbero approfittarne.”
    Si non sarebbe l’ottimum, come io ho descritto ma, dato che i partiti politici attuali NON sono al nostro servizio, e qui sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Occorre gioco forza inventare dei modi per poterli esercitarli in modo totale ed esclusivo.
    Per questo sono aperto a tutte le discussioni.

    • antoniochedice  Il febbraio 19, 2012 alle 3:25 pm

      Bene! La parola a chi ne fa richiesta.

  • antoniochedice  Il aprile 27, 2018 alle 8:07 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Abbonatevi. È gratis. Prevede e non inganna.

  • Anafesto  Il aprile 27, 2018 alle 8:30 pm

    Rimango sempre dell’opinione che la legge elettorale viene volutamente sabotata perché nessuno, quando perde, vuole perdere totalmente la possibilità di interferire,altrimenti le prebende delle lobby mica si intercettano più.
    Sarebbe troppo semplice fare una prima votazione per definire le percentuali di di parlamentari, poi se nessuno ha la maggioranza assoluta, i primi due o tre (tanto per essere più originali) vanno al ballottaggio e il più votato riceve il 51% dei seggi, gli altri si dividono il 49% proporzionalmente alla prima votazione.
    Ma questo deve essere troppo semplice per cui al Porcellum è seguito l’Ammuchiatellum, contenti gli elettori …

  • gicecca  Il aprile 28, 2018 alle 7:05 am

    Possiamo cambiare ogni anno la legge elettorale, ma non credo sia quello il vero problema. Invece penso che lo sia il fatto che dal 1992 abbiamo una classe politica molto scarsa (pensate ad Alfano o a Bersani, ma anche – per dire- a Scilipoti -sic!). Nella Prima Repubblica saranno anche stati approfittatori, ma le personalità vere non mancavano. Ora dobbiamo scegliere, con qualunque legge elettorale, tra un Di Maio -che nella vita ha fatto lo steward del Napoli calcio – e Salvini, che non ha fatto manco quello. Non è l’arbitro che fa il gioco, sono i giocatori. giC

    • antoniochedice  Il aprile 28, 2018 alle 7:44 am

      Quel che fa di un paese un grande paese, non sono gli uomini, ma le istituzioni e il sistema educativo.
      Gli Stati Uniti sono stati accozzati con gli avanzi degli altri paesi, eppure sono diventati grandi per la razionalità e il rispetto che ciascuno porta alle istituzioni.
      Il loro sistema educativo si basa sulla necessità di forgiare dei caratteri e non di querelare i professori.
      La loro storia non si basa sulla continua commemorazione dei nordisti che hanno sconfitto il sud schiavista.
      Il loro scopo è il benessere delle popolazioni e l’educazione dei nuovi arrivati.
      La pietà la esercitano facendo donazioni a istituzioni benefiche, non presiedendole ottenendone prebende.
      Le cariche pubbliche sono a rotazione.

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