RIVOLUZIONE CON SBADIGLIO E “SOLA”. RECIPROCA. di Antonio de Martini

Arriviamo finalmente a vedere i primi risultati concreti del POMED PROJECT, ossia dello sforzo dei governi USA per trapiantare la democrazia nei paesi arabi e segnatamente il Nord Africa.
Alle elezioni generali generosamente concesse da sua Maestà, il re del Marocco, hanno risposto con entusiasmo il 22,4% degli oltre 18 milioni di sudditi aventi diritto al voto.
Vista la magra riuscita, e’ intervenuto lo spirito santo – facendo una eccezione , data la religione prevalente nel paese – e , in zona Cesarini, il numero degli elettori e’ miracolosamente aumentato, facendo affluire alle urne il 44% degli elettori.
A scanso di equivoci, il partito islamista si e’ autoproclamato vincitore, senza attendere il responso ufficiale, un po’ come fece Fassino in Italia nel 2005.
Miracolo nel miracolo, tutti gli osservatori convengono che non si sono verificate file come nel caso della Tunisia e l’evento si e’ svolto in atmosfera di generale apatia.
A proposito della Tunisia dove le elezioni sono state vinte da Ennahda, il partito islamista, già’ da subito poco malleabile, l’allarmato ministro degli esteri francese Alain Juppe’, che fu recentemente condannato da un tribunale francese per finanziamento fraudolento del partito di Sarkosi, ha rilasciato una dichiarazione destinata a suscitare numerose controversie.
Ricorderete che al recente G8 tenutosi a Deauville i partecipanti avevano stanziato 2,5 miliardi di dollari da destinarsi ai protagonisti della ” primavera araba” : Tunisia, Egitto, Libia.
Juppe’ ha aggiunto – anche qui a urne abbondantemente chiuse – che i finanziamenti saranno subordinati a tre condizioni: l’ alternanza democratica al governo ( quindi , nel migliore dei casi se ne parla tra una legislatura), il rispetto dei diritti umani e l’ eguaglianza uomo donna.
Sarebbe il caso di far notare a questo signore che all’atto dello stanziamento non erano state poste condizioni e per farlo ci vorrebbe almeno un altro G8.
Non vorremmo che, nell’attesa, questi fondi fruttassero interessi utili a finanziare un’altra campagna elettorale.
I signori del G8 non sono i soli a lesinare i fondi. Anche in Libano, arriva l’ufficiale giudiziario sotto l’aspetto solenne del giudice DAVID BARAGAWANATH , che ha ingiunto alla Repubblica libanese di pagare la sua quota per il mantenimento del TRIBUNALE SPECIALE DELLE NAZIONI UNITE PER IL LIBANO, incaricato della ricerca degli assassini dell’ex premier.
Pare che il governo libanese sia moroso per il 50% delle spese dello scorso anno e per il 70% di quelle del 2011.
Si sa che quando si comincia a parlare di soldi e’ segno che la luna di miele e’ finita.

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