Due o tre cose da scambiare con gli arabi di Antonio de Martini

 La guerra di Libia e le sommosse in Egitto ed altri paesi arabi, hanno provocato un aumento di curiosità nei confronti dei nostri vicini arabi. Negli scambi di persone e di usanze che le due sponde del mediterraneo hanno fatto negli anni, molte  – magari le più ragionevoli – non si sono consolidate o sono andate perdute per varie  cause , in particolare religiose.

Schiacciati dal peso delle credenze religiose e dal controllo sociale, gli uomini si sono tenuti , a volte a malincuore, le loro regole anche se guardavano –  magari con un  solo occhio  – a quelle dei vicini ,  per contaminarsi solo un pò e rendere ragionevoli alcuni comportamenti “bloccati” dalla rigidità morale creata dall’ipocrisia o dalla pigrizia mentale.

Una sfida che gli arabi non hanno mai voluto accettare, nemmeno  gli arabi cristiani o gli ebrei, è dare fiducia alle donne o rinunziare al dogma della   consacrata supremazia maschile .   Per tutti gli abitanti del sud Mediterraneo , il posto esclusivo  della donna è la casa. 

 Un detto veneto , però,  fa pensare  che siamo d’accordo anche al nord, perché suona così ” che la piasa, la tasa e la staga in casa”. Quanto alla supremazia del maschio,  quando l’uomo calabrese  vuole troncare una discussione impone ” capo vascio” ( testa bassa) e ho scoperto che anche a  Brescia dicono ” co bass” che ha  esattamente lo stesso significato e finalità.

In questo campo, ammettiamolo, c’è un pò di invidia da parte nostra per la conservata egemonia  virile e una tendenza allo sfottò per l’ossessione delle corna – di origine biblica –  che noi abbiamo imparato a portare con una certa disinvoltura, anche se ogni tanto qualche coltellata ancora ci scappa.

Gli arabi, hanno gli stessi nostri problemi di supremazia con le proprie donne , con la differenza che non avendo avuto  una economia  essenzialmente agricola  come da noi  ( piuttosto pastorizia) ed avendo quindi   una separazione netta tra casa e lavoro ,  hanno riconosciuto alla donna la supremazia tra le mura domestiche, mantenendo  così  – almeno per gli “altri” il controllo degli affari esteri della famiglia.

Le case del nord Africa, in particolare hanno ingressi molto piccoli perché l’uomo si inchini entrando come omaggio alla padrona di casa. Se non è vera , è ben trovata ed è una realtà.  Un uomo non si azzarderebbe mai ad arredare o a scegliere  la stoffa di un divano o un tappeto.

Nello stesso campo,  il divorzio,  crudele istituzione con cui si è costretti a troncare un rapporto che si è evoluto invece di mantenerlo adattandolo,  viene visto in Europa  come estremo rimedio contro l’accettazione della poliginia ( poligamia per gli uomini e poliandria per le donne, a rigor di termini).

Gli arabi  che possono permetterselo  – fisicamente e per censo e saldezza di nervi  – possono avere  più di una moglie.  A noi europei, è vietato, anche se praticato con mille sotterfugi. La conseguenza, in Europa, è che tutti hanno l’amante ( non conosco nessuno che non l’abbia avuta, l’abbia o l’avrà), con la conseguenza che una delle due ( o più)  donne rischia di restare senza diritti  – o con diritti reali  limitati –  per se e/o per la prole.

Credo sarebbe più semplice e meno ipocrita riconoscere la naturalezza dell’impulso  di chi ( maschio o femmina ) sente il bisogno  ed ha   poliforme capacità di amare .  Personalmente penso che gli uomini italiani siano dei monogami seriali e che alla base di questo comportamento acquisito  ( e non innato) vi siano molti accadimenti boccacceschi e di cronaca nera, provocati dalla cocciutaggine di mantenere una istituzione  che   fa a pugni con la natura.

Nel campo del matrimonio, gli arabi hanno anche un’altra istituzione cui potremmo interessarci,  magari con qualche adattamento: il matrimonio a tempo (  in arabo, mutaa: è una  costumanza sciita , meno usata dai sunniti e significa  letteralmente “il piacere”) .

Questa usanza, nata quando i  mercanti  si incamminavano sulla via della seta  – attraversando zone sciite come l’attuale Iran  –  e potevano restare lontani anni e spesso essere bloccati da una guerra  in uno stesso luogo per lunghi mesi .

Fatta la legge, trovato l’inganno:   nei secoli, sono nate  distorsioni grottesche  fino a rendere “leggittima” la prostituzione interpretandola  come “matrimonio a tempo” per la durata di un paio di settimane ( gli sceicchi del golfo in gita in Egitto), ma comprendiamo tutti che si tratta di un parere di comodo come quelli dell’avvocatura dello Stato.

L’istituzione del mutaa  serviva ad assicurare la tranquillità sociale del villaggio ospitante e quella sessuale dell’ospite forzato nell’attesa della ripartenza.  Si salvava sopratutto il principio del dovere di ospitalità  anche se protratta.  

Si trattava di un matrimonio  di durata predeterminata,  celebrato davanti all’autorità, con corresponsione di dote, impegno al mantenimento,  determinazione della dote di divorzio e piena legittimità dei fligli eventualmente nati dall’unione. 

 La donna  a fine esperienza, rientrava a testa alta nella sua comunità assieme ad eventuali figli e , grazie alla ” buonuscita” ,  poteva aspirare – se lo voleva –  anche a un marito stabile.

Una deputata austriaca a capo di un partito  ( di cui disgraziatamente non ricordo i nomi)  ha proposto  due anni fa che il matrimonio “occidentale” – come tutti i  contratti – abbia una durata  massima di sette anni , rinnovabile ,  invece di essere a durata indefinita come sancito dal concilio di Trento ( quando la speranza di vita era attorno ai 35 anni)  e recepito nelle legislazioni del mondo occidentale.

Con la durata media  attuale di tre anni per i matrimoni della nuova generazione italiana, sarebbe un bel passo avanti, come lo sarebbe il poter  rinnovare la promessa periodicamente   piuttosto di lasciar morire fatalisticamente  il rapporto in una stanca ripetizione di  modalità superate. Nei fatti il matrimonio a tempo già esiste in Italia, con la convivenza. La differenza è nei diritti che non vengono riconosciuti se non a fatica, nel caso in cui non sfocia nel matrimonio classico.

Un terzo settore in cui ci starebbe bene una riforma per noi Europei, è il mercato.  Nei paesi arabi l’istituzione del SUK ( o in turco Bazar) è ancora ben salda come da noi cinque secoli fa:  A Roma esiste ancora nella toponomastica : via dei sediari, dei giubbonari,  eccc.  In una stessa strada si trovano ancora in Oriente tutte le produzioni di uno stesso utensile  ( sedie , cinture, scarpe ) in maniera che il consumatore può in un batter d’occhio verificare tutte le tipologie merceologiche  di un prodotto .

I negozianti – costretti dalla vicinanza – sorvegliano prezzi e qualità .   Da noi accade l’esatto contrario ed è un inno alla stupidità del consumatore/trice: i supermercati offrono una falsa scelta ( speso solo un paio di marche di un prodotto di cui una è propria) . Sui prezzi  si confondono le idee con “offerte speciali”  i consumatori vengono attratti da prezzi civetta su prodotti poco richiesti.

La  grande varietà delle offerte  ( ma se guardate meglio non ci sono mai tutte le marche di un prodotto)  spinge all’acquisto di prodotti non indispensabili, con azioni dettate più dall’impulso e dall’emulazione  che dalla necessità.

In una parola, il supermercato è il regno di chi vende, mentre il Suk/Bazar è il regno di chi compra. 

Non sarebbe meglio  ristudiare costumi e situazioni  invece di ascoltare bifolchi che gridano ” fora de ….”?

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Commenti

  • andrea  Il aprile 30, 2011 alle 11:55 pm

    “In questo campo, ammettiamolo, c’è un pò di invidia da parte nostra per la conservata egemonia virile e una tendenza allo sfottò per l’ossessione delle corna – di origine biblica – che noi abbiamo imparato a portare con una certa disinvoltura, anche se ogni tanto qualche coltellata ancora ci scappa.”

    Mah io penso che l’egemonia virile, sia una gran fregatura, e francamente credo che non abbiamo proprio niente da imparare da quei trogloditi degli arabi, che mantengono stupidamente più mogli. Se uno non sopporta la monogamia, non farebbe meglio a non sposarsi mai, in modo da non dover mantenere nessuna? molto più intelligente andare a puttane(probabilmente costa anche meno), piuttosto che sposarsi 2-3 donne!

  • antoniochedice  Il maggio 1, 2011 alle 5:15 am

    esite in effetti una categoria di uomini beneficiati dalla caduta dell’URSS, ma io non parlavo di scelte di singoli, bensì di istituzioni. L’istituzione matrimonio è probabilmente da rivedere alla luce dei cambiamenti intervenuti e il divorzio non mi sembra una soluzione. Inoltre, poiché si sono consolidati due comportamenti privi di regolamentazione ( la convivenza e l’amante, che poi l’onorevole fa mantenere a noi in TV e l’industriale fa mantenere al mercato aprendole un’agenzia di eventi, la boutique non si usa più.). Ritengo che invece di litigare a chi spetti il lampadario o il televisore, sia meglio regolamentare ( questa regolamentazione gioverebbe anche agli omosessuali, di cui mi pare di ricordare fosti un difensore in altra occasione) ed infine penso che una riforma del modo di fare mercato in Italia si imponga per non farci avvelenare a peso d’oro da dieci multinazionali che hanno distrutto il piccolo commercio e stanno stravolgendo le nostre città anche dal punto di vista urbanistico.

    • andrea  Il maggio 1, 2011 alle 1:04 pm

      “la convivenza e l’amante, che poi l’onorevole fa mantenere a noi in TV e l’industriale fa mantenere al mercato aprendole un’agenzia di eventi, la boutique non si usa più.”

      E secondo te gli arabi che stanno in politica, e hanno il potere, come le mantengono le loro donne?non le mantengono forse con i soldi degli altri( l’industriale che apre una boutique, non vedo come si possa accostare all’onorevole. A meno che non faccia l’imprenditore col pubblico erario, sono cavoli suoi se decide di aprire una boutique all’amante!)
      Anche Abu Mazen(presidente dell’ANP), il Re di Giordania, o Assad in Siria o uno qualsiasi dei numerosi monarchi ed emiri arabi, di cosa credi che vivano? mica lavorano, mica fanno gli imprenditori, ma come tutti i politici e uomini di potere, fanno i parassiti della società(insomma fanno i LADRI LEGALIZZATI), esattamente come i nostri politici democraticamente eletti(se non peggio)

      “ed infine penso che una riforma del modo di fare mercato in Italia si imponga per non farci avvelenare a peso d’oro da dieci multinazionali”
      Anche qui non concordo al 100%, a meno che le multinazionali non sono foraggiate coi soldi pubblici, se hanno successo, e fanno affari, significa che molte persone preferiscono i prodotti e i prezzi della multinazionale, piuttosto che quello che offre il mercato rionale

      Sicuramente è molto più piacevole e rilassante fare una passeggiata tra le bancarelle, piuttosto che rinchiudersi in un centro commerciale , ma che al mercato si facciano sempre affari migliori, non saprei, non è automatico(se non sei bravo a contrattare i prezzi, ti fregano).

      • antoniochedice  Il maggio 1, 2011 alle 3:54 pm

        Ho evidentemente difficolta’ a spiegarmi. Riprovo: intanto come i potentati arabi risolvano i loro problemi di cuore, sono affari loro e a me non interessano se non come parte di un ragionamento di geopolitica. Fino a che gli imprenditori pagavano di tasca loro la boutique all’amica, affari loro. Diventano affari di tutti se la signora va in Rai e ci viene propinata o apre una agenzia di comunicazione e prende i budgets – mettiamo – del Comune. Infine l’appellativo di trogloditi: ci sono oltre 200 milioni di arabi che vivono a livelli ci civilizzazione maggiore e minore del nostro. Chi generalizza e’ a corto di argomenti e vuole passare dalla geopolitica all’invettiva perche’ ci si trova a suo agio?
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    • andrea  Il maggio 1, 2011 alle 1:10 pm

      “L’istituzione matrimonio è probabilmente da rivedere alla luce dei cambiamenti intervenuti e il divorzio non mi sembra una soluzione”

      Su questo hai ragione, ma non so se il modello arabo sia proprio il migliore. Secondo me, in una società troppo maschilista, i primi a rimetterci sono proprio gli uomini.

      • antoniochedice  Il maggio 1, 2011 alle 4:04 pm

        Resta il problema SUPERMERCATI : certo i prezzi sembrano pi’ convenienti. Non lo sono. Quando lo sono e’ perche’ sono trattati chimicamente per durare di pi’. La frutta esotica costa e non sa di niente. Poi quando hanno ucciso il piccolo commercio i prezzi risalgono. Ricorda inoltre che non c’e’ scelta e sei indotto a consumare cose non necessarie. Gli italiani buttano il 20%. Di quel che comprano nella GDO che va a male o e’ comprato senza necessita’ reale

      • antoniochedice  Il maggio 1, 2011 alle 4:09 pm

        Finalmente siamo d’accordo su qualcosa. Non ho propagandato il maschilismo, Parlo di regolare le convivenze ( come in Francia) e ho detto che la poliginia ( dunque x maschi E femmine)e’ pi ‘ umana del divorzio.

  • Gianni Ceccarelli  Il maggio 1, 2011 alle 6:43 am

    Cari amici, fino a che useremo termini come “bifolchi” e “trogloditi” mi sa che di voglia di imparare dagli altri ce ne sia molto poca. GiC

    • antoniochedice  Il maggio 1, 2011 alle 7:06 am

      Giusto. Chiedo scusa .

    • andrea  Il maggio 1, 2011 alle 1:15 pm

      La società araba-islamica, secondo me è molto arretrata, e non certo l’ideale in cui vivere, definire alcuni comportamenti “da trogloditi” è un eufemismo!

  • Gianni Ceccarelli  Il maggio 1, 2011 alle 7:49 am

    Per carità, era uno sfogo molto personale. Per i punti sollevati nell’articolo, la risposta -come si dice- dovrebbe essere molto articolata; non so se ne avrò voglia, mi gira storto. Ciao e grazie. giC

  • andrea  Il maggio 1, 2011 alle 6:50 pm

    “Ricorda inoltre che non c’e’ scelta e sei indotto a consumare cose non necessarie. Gli italiani buttano il 20%. Di quel che comprano nella GDO che va a male o e’ comprato senza necessita’ reale”

    Indotto si, ma NON COSTRETTO. Basta farsi furbi, e imparare a non cadere nei tranelli psicologici del marketing.Se uno impara a fare a aquisti in maniera un minimo critica, mantenendo acceso il cervello, si possono fare buoni acquisti anche al supermercato.

    “Infine l’appellativo di trogloditi: ci sono oltre 200 milioni di arabi che vivono a livelli ci civilizzazione maggiore e minore del nostro.”

    Allora mi correggo, alcuni aspetti della cultura araba, come il maschilismo, la supremazia virile, la donna relegata alla casa, e imbacuccata di veli, la gelosia,l’eroismo maschile, l’eccessiva importanza data alla comunità, il martirio, il sacrificio ecc..ecc.. sono tutti aspetti e “valori” a dir poco anacronistici, e decisamente negativi, che potevano andar bene per i beduini di qualche secolo fa, ma oggi nel mondo moderno sono solo un pesante handicap.
    Quindi non è una questione razziale, ma culturale, secondo me la cultura araba, e la religione islamica, sono solo un inutile e pesante fardello, che chi ha la sfortuna di nascere in quelle terre, è costretto a subire

    • antoniochedice  Il maggio 1, 2011 alle 6:57 pm

      Loro pero’ non hanno il clero che noi abbiamo e che ha partorito l’inquisizione. Inoltre la nostra religione ha 600 anni di più’. Anche loro tra 600 anni saranno più’ sereni…
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      • andrea  Il maggio 1, 2011 alle 8:23 pm

        Dire che non hanno un clero, non mi pare molto preciso. Diciamo che hanno un clero organizzato in maniera diversa, ma Imam, Califfi, Ayatollah cosa sono? e anche Emiri e monarchi, nel mondo arabo spesso rivestono anche un potere spirituale. Il Re Saudita, per i musulmani wahabiti, dovrebbe essere più o meno l’equivalente del papa per i cattolici!
        E comunque la differenza tra l’islam, e le altre religioni, è che l’islam è un’ideologia totalitaria, che non lascia molta libertà a chi non crede, e pretende di dettare legge in ogni ambito della vita pubblica e privata, anche con l’uso della violenza e della forza.
        Insomma il papa agli infedeli augura l’inferno(che tanto non esiste, quindi chissenefrega), mentre i sovrani e leader religiosi arabi e islamici, i non credenti nel migliore dei casi li discriminano pesantemente sul piano dei diritti, relegandoli a sudditi di serie b(anche i credenti son sudditi nelle monarchie), mentre nel peggiore dei casi, si beccano torture, pene carcerarie, o raramente anche la forca!

        Quindi io preferisco l’ingerenza della Chiesa, anche magari rompe un po’ le scatole, e ci ruba un po’ di soldi con l’8×1000 e finanziamenti pubblici di vario tipo, piuttosto che qualche califfo, sultano, emiro, o re, che oltre a rubarmi i soldi anche lui, magari mi sbatte in galera, o mi condanna a frustate, solo perchè non ho rispettato qualche stupido precetto religioso.

      • antoniochedice  Il maggio 1, 2011 alle 8:50 pm

        La tua conoscenza degli arabi e dell’Islam e’ decisamente migliorabile. Ti consiglio “Storia dei popoli arabi” di Albert Hourani mondadori; Dizionario delle Religioni del Medio Oriente Vallardi;”Gli arabi e l’islam” di Federico A Arborio Mella. Mursia ed. Potresti cominciare con “I mussulmani” di Paolo Branca prof alla cattolica di Milano. E’ piccolo ed edito dal Mulino. Poi riprendiamo il discorso. Grazie comunque per l’interessamento.
        Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

  • andrea  Il maggio 1, 2011 alle 6:55 pm

    “Finalmente siamo d’accordo su qualcosa. Non ho propagandato il maschilismo, Parlo di regolare le convivenze ( come in Francia) e ho detto che la poliginia ( dunque x maschi E femmine)e’ pi� ‘ umana del divorzio.”

    Su questo concordo al 100%, il divorzio spesso causa troppe sofferenze, e troppi problemi economici, e si potrebbe benissimo trovare un’alternativa che diminuisca questi problemi, come matrimonio a tempo determinato, patti prematrimoniali, poliginia ecc….

    • antoniochedice  Il maggio 1, 2011 alle 6:58 pm

      Aho’ che fai? I commenti a rate?

  • antoniochedice  Il giugno 20, 2013 alle 3:49 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    NOI ARABI

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