Barak Obama: a quanti “stalli” ha diritto prima di precipitare? di Antonio de Martini

Aremmo dovuto capirlo quando rischiò lo stallo con Hillary Clinton ( 1)ai tempi delle primarie, ma attribuimmo la ragione al fatto di essere il primo candidato di colore.

Il secondo stallo lo fece coi militari: aveva promesso che,  una volta eletto,  avrebbe chiuso il campo di concentramento di Guantanamo( 2) , poi diede un rinvio perché non si poteva chiudere tutto e subito. Anche questo stallo glielo perdonammo: in fondo capire le ragioni per cui uno stato deve agire con gradualità, rappresenta una caratteristica positiva per un uomo di stato, ci dicemmo.

 Poi l’approvazione della legge sulla assistenza sanitaria ci fece pensare che “faceva sul serio”. Nel frattempo ci fu un altro “stallo” col potere militare e fu così che il premio nobel per la pace  inviò un rinforzo(3) del 30% alle truppe che operavano in Afganistan. Pensammo che fosse per affrettare la fine della guerra e la passò liscia ancora una volta, con noi e con la pubblica opinione.   Il viaggio  in Europa per candidare non ricordo più quale città americana alle Olimpiadi non fu un successo, ma si diede la colpa  al suo staff  che era stato troppo ottimista.( 4) Poi il viaggio in India e quello in Brasile riaccesero le speranze fino a che questi paesi non si schierarono contro l’attacco alla Libia. ( il Brasile aveva già votato, ma si pensava a un recupero. ( Stallo vero, 4 bis).

Anche l’Irak – la mancata evacuazione –  poteva essere considerato uno stallo( 5), ma la spiegazione era li pronta: restavano sul posto solo i militari addetti all’addestramento dell’esercito irakeno. Certo un minimo di sopspetto cominciò ad affiorare: con centomila “addestratori” si può addestrare un esercito di un milione di uomini ( oppure minacciare l’Iran  alla sua frontiera occidentale).

Il dubbio  che il nostro Obama chiama  “stallo” le sconfitte è diventato certezza  quando si è rimangiato anche l’ultimo impegno elettorale  annunziando che i prigionieri di Guantanamo non potevano essere giudicati da un tribunale USA, ma dovevano sottostare a un tribunale militare americano.(6) 

Ovviamente siamo in stallo anche sul fronte interno, (7)dove il senato è ormai passato sotto controllo dei  repubblicana e ogni legge, inclusa quella di bilancio deve essere negoziata punto per punto.

A questa ultima, pesantissima,  sconfitta morale e politica pesantissima, Obama sta aggiungendo lo “stallo” sul fronte della guerra contro Gheddafi,(8) tutto sommato un Cacicco di secondo piano nel panorama internazionale. Un altro stallo si è già verificato in Libano(9) dove il governo “amico” ha ritenuto opportuno soprassedere all’incriminazione degli assassini di Rafik Hariri ( l’ex premier saltato in aria ) che dovevano essere siriani  di livello importante.

Il decimo stallo è quello Yemenita  dove il Presidente  Saleh non ne vuole sapere di dare le dimissioni e chiese in maniera polemica e pubblica a Barak Obama se si sentisse il Presidente del mondo. In pratica un vaffa in piena regola.

Una realizzazione l’ha fatta e la passerà ai posteri, anche se deve condividerla con la signorina Middleton presto coniugata Mountbatten: a entrambi  sono stati scoperti antenati illustri e ne hanno dato comunicazione alla stampa.

Aveva ragione Churchill che dei nobili diceva che erano come le patate: la parte migliore era quella sottoterra.

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Commenti

  • raymond issa  Il aprile 8, 2011 alle 3:41 pm

    Une étude digne du meilleur analyste de Géopolitique. Condoleeza Rice avait prédit la nouvelle carte du Moyen Orient et nous nous rendons compte que la politique étrangère Américaine ne dépend pas du changement du Président. Seul le pétole et l’existense d’Israel sont les facteurs importants.

    • antoniochedice  Il aprile 8, 2011 alle 3:51 pm

      Eh, oui ! Mais il jouent sur notre peau.

  • piero laporta  Il aprile 8, 2011 alle 5:47 pm

    Cher Monsieur Issa, mon cher Antonio, Obama n’aura pas de problème pour continuer avec ses ambiguïtés politiques. Il vise à déstabiliser l’Europe. Il est le chat de Mme Clinton.
    En outre, cette guerre vous offre une autre preuve solide: Israël n’est pas coupable de l’instabilité au Moyen-Orient.
    Paris, Londres et Washington a ordonné aux musulmans de tuer des musulmans et ils ont obéi.
    C’est tragique, mais indéniable.
    Pour les Européens, le problème est ceci: Paris et Londres sont plus proches de Washington que ils sont à Bruxelles. La catastrophe est à venir alors.

    Dear Mr. Issa, dear Antonio, Obama will have no problem to continue with two minds policy, aimed to destabilize Europe. He is only the cat of Mrs. Clinton.
    Moreover, this war offers another solid evidence: Israel is not guilty of the instability in the Middle East.
    Paris, London and Washington ordered Muslims to kill Muslims and Muslims obeyed.
    This is tragic, but undeniable.
    For Europeans, the problem is: Paris and London are closer to Washington than they are to Brussels. The disaster is coming soon.

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