Truppe saudite entrate in Bahrain. Gli USA: “non lo sapevamo”. Ma, ovviamente, non è vero. Ecco le prove.

La Stampa , vedi” il Corriere della sera”, di oggi, in un articolo a firma Davide Frattini informa la pubblica opinione italiana che  un cospicuo  ( 200) numero di blindati e mille militari ( cinque militari  a blindato ?ndr) è entrato in Bahrain  per dare man forte al re alle prese con  i contestatori che usano il sistema di occupare la piazza principale  della capitale Manama e di andarsene solo se ottengono soddisfazione o se costringono le forze dell’ordine a delegittimarsi agli occhi della opinione pubblica mondiale, sparando. Le truppe sono entrate nel regno attraverso il ponte che collega Bahrain  all’Arabia Saudita.

 Gli USA , pur avendo la base navale  della V flotta in loco , che supponiamo adeguatamente  protetta e sorvegliata, hanno dichiarato di non saperne nulla.  Il loro portavoce ha anche detto che non risulta il coinvolgimento dell’Iran nei disordini di questo periodo e che il governo era stato incapace di produrre prove. 

In realtà il sito Debka, vicino ai servizi segreti israeliani,  aveva segnalato oltre  un mese fa  il trasporto di dodici  carri armati su sei semoventi , ciascuno da due carri armati, visti all’alba  mentre traversavano il ponte.  Venendo dall’Arabia Saudita, non potevano che essere Sauditi, anche se il testimone – una donna – non aveva potuto confermare la nazionalità. Per i precedenti confronta il blog del 27 febbraio ( ” l’importanza strategica di Bahrain” ) e quello dell’11 marzo ( La “prima linea è a Bahrain”).

Possibile  che  gli  USA ,  una informazione veicolata dal blog vicino al Mossad non l’abbiano sentita o letta da qualche parte?  La risposta è no.  Potevano far avvicinare dodici carri armati alla loro base  – un’isoletta –  senza allertarsi? No. Possibile che il solo accesso al regno per via di terra  ( il ponte) non fosse monitorato ? no.  Possibile che una decisione presa dal Consiglio di Coordinamento del Golfo, quindi da sette governi ,  non sia giunta alle orecchie dell’intelligence  USA, UK, Francese o israeliana?  no . Evidentemente , hanno mentito.

In realtà, gli USA cercano di giocare a chi è più furbo con  gli iraniani  finanziando gli stessi ambienti, nella certezza di riuscire a spuntarla al momento giusto e/o riuscire a convincere gli sciiti che sono amici e a rovesciare il regime in Iran.  Inotre ammettere di essere al corrente delle manifestazioni,  sarebbe accolto molto male da chi ancora crede nelle alleanze.

 Gli USA non impareranno mai che la forza del legame culturale e religioso sarà sempre più forte di quella di un dollaro sempre più svalutato e facile da ricevere.  Gli arabi non impareranno mai che gli USA , quando sono in ballo i loro interessi, parlano con lingua biforcuta. Chiedano ai Sioux o ai Navajos,

Resta la attenzione  internazionale  per la invasione, compiaciuta , del Bahrain da parte di una potenza vicina e molto più forte, anche militarmente. E’ un’ulteriore fonte di tensione di cui non si sentiva la mancanza in un’area che dal 4 febbraio  offre quotidiani spunti di preoccupazione.

I Khalifa , un clan che governa da oltre tre secoli l’arcipelago, si sono cautelati chiedendo l’intervento del  Consiglio di Cooperazione del Golfo composto dai sei emirati arabi che si affacciano su quel braccio di mare, anche in segno di solidarietà  preventiva in caso di repressione violenta  dei “dimostranti democratici” che si fa di giorno in giorno più probabile.

In più c’è un precedente di grande importanza  ignoto ai più : nel 1801  il  Bahrain , felicemente regnanti i Khalifa, fu assalito dagli omaniti ( adesso l’Oman è uno dei membri del Consiglio) e fu difeso dal re dell’Heggiaz ( poi diventato regno dell ‘Arabia Saudita ). I  futuri sauditi scacciarono gli Omaniti , ma poi si insediarono al loro posto come occupanti.

Guerriglia, scaramucce, scontri e scomuniche  ed infine un incontro tra arabi con relativa mediazione super partes, come è tradizione.      La mediazione stabilì la restituzione del regno al Clan dei  Khalifa.  La controparte obbedì, evacuando il paese e poiché la legge araba somiglia a quella anglosassone in cui la giurisprudenza fa legge, la delibera non fu mai più impugnata.   

Forte di questa legge e della solidarietà dei suoi pari, il re, si appresta ad affrontare la crisi  e l’Arabia Saudita ha mostrato che non solo sa comprare armi. Le sa anche usare.

L’idea della mediazione potrebbe essere ripresa anche dai libici  per metter fine alla guerra di Libia.  A mediare potrebbe essere l’erede dei Senussi ( la vecchia famiglia regnante che si installò in Grecia , a meno che nel frattempo non abbia cambiato mentalità  e passaporto.

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Commenti

  • Gianni Ceccarelli  Il marzo 15, 2011 alle 5:30 pm

    Devo dire che sei una fonte molto attenta a queste gravi vicende he purtroppo sono molto vicine a noi. Leggerti anche su questi argomenti serve oltre tutto a distogliere l’attenzione da temi -come la troppo reclamizzata “riforma della giustizia”- che non arriveranno certo in porto nel breve tempo che resta alla legislatura e quindi servono solo secondo me a perdere tempo in chiacchiere. Purtroppo. Grazie delel tue informazioni sulle quali temo che tutto l’Occidente andrà incontro a una debacle notevole. GiC

    • antoniochedice  Il marzo 15, 2011 alle 9:37 pm

      Ti ringrazio per le gentili considerazioni personali. Sarei meno pessimista di te circa la riforma della giustizia alla quale sono incondizionatamente favorevole. In vita mia ho avuto numerose diatribe giudiziarie. Ogni volta che credevo di vincere ho perso e viceversa! Quanto alle debacles dell’Occidente, cerchiamo di limitarle agli autori aiutando gli arabi a distinguere tra le culture e le nazioni

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