Guerra di Libia: che strategia userà Gheddafi. I ribelli si limiteranno alla tattica. di Antonio de Martini

 Il riferimento più calzante è sempre più quello della guerra di Spagna, con in più quel minimo di sofisticazione che la realtà e la  modernità ha imposto. Naturalmente  lungi da me fare paragoni etici , mi limito agli aspetti tecnici.

In Spagna si trovò un generale ( Francisco Franco Bahamonde) che tradì la Repubblica  e trascinò seco una serie di reparti nella ribellione. In questo caso, si sono trovatri un’orda di diplomatici  disposti a prendere l’ormai solita valigetta “24ore” piena di dollari per defezionare,( sistema usato dagli USA  anche all’inizio della campagna irakena, qui a Roma, col rappresentante dell’intelligence irakena che cercava di negoziare un compromesso ) , ma  “il raccolto  libico ” in campo militare pare sia stato solo un paio di piloti di probabile origine Cirenaica.

Chi ha pianificato la campagna evidentemente è stato ottimista nello sperare nelle defezioni e  adesso la croce degli attacchi aerei viene portata dai soliti cirenei…

I “volontari” italiani e tedeschi di rinforzo ai franchisti adesso si chiamano ” consiglieri” e saranno  certo meno numerosi  dei 50.000 italiani che parteciparono all’impresa ( cinquemila dei quali furono denunziati alla magistratura per ruberie varie dal generale Favagrossa  dopo un controllo rimasto leggendario). Ma il reclutamento  di avventurieri  sui tradizionali  mercati di Parigi e Londra è oramai  compromesso dalla quasi certezza del non intervento angloamericano. Sarkosi, poverino,  da aria alla bocca.

La stampa italiana digiuna com’è di nozioni anche elementari  in materia militare ( non è colpa loro, sono scarti di leva come si diceva un tempo) è in balia di una serie di “esperti” del tipo di Guido olimpo ,  del “Corriere della sera”, che non si sa dove abbiano appreso le teorie strampalate  che mettono in giro. Oggi paragona la Libia all’Afganistan  prevedendo l’uso di  trappole esplosive sulla strada di Bengasi…. 

Il solo che scrive dopo aver pensato e senza condizionamenti  è il generale Carlo Jean su “Il Messaggero“. 

Gheddafi non avanzerà oltre un certo limite perché la sua strategia  consiste nel far  maturare le liti  nel  comitato  dei ribelli che finirà per perdere pezzi ad ogni batosta, fino a disfarsi del tutto.  

  •  Superare  con la sua colonna corazzata il bivio  Agedabia- Tobruch  è pericoloso, sia perché allungherebbe  le sue linee logistiche minacciabili  da qualche commando della SAS o della Delta  force proveniente dal deserto  ( la pista di Tobruch) , sia perché  l’Inghilterra ha sapientemente evitato  la vendita dei  VTT (veicoli trasporto truppa ) richiesti dal figlio di Gheddafi da oltre un anno e  le truppe  su camion sarebbero  troppo vulnerabili. Fuori pista, i carri armati  sarebbero privi della  indispensabile protezione ravvicinata di fanteria.

La stessa Italia , durante la guerra d’Africa , non è stata in grado di condurre la guerra di movimento nel deserto. Serve una potenza industriale dotata di mezzi e di personale che abbia interiorizzato il concetto di manutenzione , con un apparato logistico  e di ricambi ” all’americana”. La Libia non ha i  mezzi e il  personale. Impossibile.

  • Le azioni tattiche intraprese sono sufficienti per i  fini strategici  dei lealisti :  hanno  ripreso il controllo della frontiera con la Tunisia per non dover combattere su due fronti e dividere le  forze; hanno ripreso il controllo della  via costiera (la  vecchia “via Balbia”, costruita dal triumviro Italo  Balbo e ampliata negli anni 68/75 dalla impresa Vianini)  fino a Brega e forse  Agedabia . Per obbiettivi  di prestigio – allontanare il pericolo di occupazione di Sirte – che per ragioni petrolifere:  Brega.

Se avesse voltuto insistere nella offensiva lasciando  la parola alle armi,  Gheddafi non avrebbe inviato pubblicamente  negoziatori  in mezza Europa, ma emissari  segreti in cerca di rifornimenti.

Quanto ai ribelli, la loro strategia – eminentemente psicologica –  è fallita nel momento stesso in cui Gheddafi ha annunziato che avrebbe combattuto ed ha trovato seguaci.  Resta loro solo il ritardare l’inevitabile con  qualche variazione  tattica e la possibilità di utilizzare le SAS per  le audaci incursioni che caratterizzano gli inglesi fin dai tempi  che  Cesare  descrive nel “De bello Gallico”.  Ma Gheddafi, se resta vivo, ha vinto.

Anche se dovesse essere creata una no fly zone dall’ONU (come avevamo detto, non era competenza NATO ), ormai l’elemento incertezza non può più essere seminato tra i lealisti e gli scontri tra Kalashnikov e RPG ( armi anticarro) da una parte e  carri armati dall’altra, è senza storia.

Per finire, l’elemento “attenzione del mondo” è preso dal terremoto in Giappone e la portaerei  USS. Ronald Reagan è li che si dirige.  Majora premunt. 
La portaerei  USS.Enterprise  che incrocia  al largo della Sirte  è stata tolta dalla “naftalina” della base di Norfolk  ( Virginia), per una ultima  missione nel Golfo ed in Mediterraneo. Andrà in disarmo nel 2013 ( grazie Roberto per queste info). Altre portaerei nel Mediterraneo non si vedono ( gli USA ne hanno 13 mi pare) e questo significa che  dopo  la Corea,  Cuba, il Viet nam , l’Irak ( uno e due) e l’Afganistan, gli USA faranno come l’ AS.  Roma: finiranno per accontentarsi  di un  pareggio.

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Commenti

  • Pilgrim  Il marzo 13, 2011 alle 7:31 PM

    Quello che continua colpire e’ la panoplia di sgangherate armi usate dagli ‘insorti’. Vecchissime mitragliatrici montate su pick up (che in Somalia chiamavano ‘tecniche’) con insistenti sparacchiamenti a vuoto…Ma che possibilità’ possono avere di resistere alle forze ‘lealiste’, che, per quanto modeste, possono contare su aerei, carriarmati, navi, ecc….? Forse che davvero qualcuno li abbia mandati al macello con la speranza di un nuovo equilibrio politico?

    • antoniochedice  Il marzo 13, 2011 alle 7:46 PM

      Intanto credo che i soldati da TV buoni per le riprese non siano la realta’ e poi che anche gli altri abbiano i loro problemi di manutenzione di motori. La sabbia brucia tutto. Infina la componente teatrale prevale su tutto, per questo gli inglesi pensavano di farcela

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