Aspettando la flotta di Antonio de Martini

Robert Gates è repubblicano ed è stato a capo della CIA.  Con l’amministrazione Obama  è ministro della Difesa. Perchè una amministrazione democratica  accetti un repubblicano  e per di più alla Difesa, significa che è una persona seria, affidabile e consapevole di come si guida una macchina  complessa come il Pentagono ed è capace di perseguire fini nazionali e non di parte.

Gates, solo contro tutti  – da  John Mc Cain , candidato  presidenziale repubblicano ( Arizona) al democratico   John Kerry ( Massachussetts) presidente della commissione esteri – sostiene che imporre la no-fly zone alla Libia cioè a un rettangolo di sabbia con mille Km di profondità per 1900 di larghezza costiera è un errore, anche se l’aeronautica libica è obsoleta e numericamente insignificante.

Sul terreno,  la situazione viene definita “fluida”,  che è la formula  con cui gli ufficiali di Stato Maggiore ammettono di non avere idea circa  l’esito della lotta. 

L’esercito libico non ha mai sparato un colpo in quaranta anni ,  salvo il sostegno nel Chad alla guerriglia anti francese. Lo stesso colpo di Stato di Gheddafi, il 1 settembre 1969 fu eseguito senza sparatorie. Corretto quindi credere che siamo in presenza di due gruppi di dilettanti allo sbaraglio  dove la vittoria sorriderà ai più motivati e più capaci di ottenere l’alleanza delle tribù  incerte a suon di talleri.

La vittoria di una delle parti, non è per domani. L’epoca della  blitz-revolution è finita e uno scontro di lunga durata nel Mediterraneo rischia di destabilizzare  il mondo.

Possono gli Stati Uniti  rischiare la loro immagine di leaders globali, non piegando  un dittatorello,  erede del Bey di Tripoli,  già sconfitto dai marines  due secoli fa? Possono  aprire un terzo fronte oltre a Afganistan e Irak, con la prospettiva del riacuirsi della crisi iraniana? Chi far fuori prima, Ahmadinegiad o Gheddafi?

Intanto il Presidente Obama ha annunziato,  per il tramite del capo dello staff della Casa Bianca,William M. Daley,  che stanno esaminando la possibilità di intaccare le riserve strategiche petrolifere per evitare agli americani che lo choc dell’aumento del prezzo del  petrolio si ripercuota sul prezzo della benzina.  Se decidessero per l’utilizzo delle riserve , sarebbe una semi dichiarazione di guerra.Si tratta di una misura che oltre ad evitare  di toccare le tasche dei consumatori ,   darebbe  anche il senso della “”Patria in pericolo”, come nell’antica Roma  la chiusura delle porte del tempio di Giano.

Esaminando le opzioni a disposizione del Presidente Obama,  l’azione sovversiva dall’interno non ha prodotto risultati apprezzabili,  almeno finora ,  Gheddafi ha mantenuto intatto il suo gruppo dirigente. 

L istituzione di una NO-FLY zone è stata chiaramente esclusa dal massimo responsabile militare USA . Le pressioni internazionali non hanno sortito l’effetto intimidatorio sperato. Le opzioni residue ( se si esclude l’omicidio mirato)  sono due:

  • Compromesso e mediazione  ( possibile – ma non probabile –  dato che ufficialmente l’unrest è affare di politica interna). Affidandola  all’ONU  si tradurrebbe in uno stallo. Personalità  di prestigio nel Mediterraneo, zero a meno che ci si voglia rivolgere al Re di Spagna, all’Emiro del Katar o all’Arabia Saudita.  Tutte queste soluzioni escludono la cacciata di Gheddafi.
  •  Un attacco  diretto  su Tripoli e lo sbarco degli  alleati  ( tranne l’Italia che ha il meglio delle truppe dislocate oltremare) per realizzare il quale servono , come già scritto, almeno sette/otto giorni per far affluire una seconda portaerei oltre all’ USS Enterprise e forze di terra  sufficienti per occupare non solo Tripoli, ma anche Benghazi e 1900 km di coste.

Per la prima ipotesi si troverebbero alleati  secondari disponibili , dall’Italia all’Egitto,  alla Turchia per fornire forze di interposizione ( peace keeping),  mentre per la seconda alternativa   ( peace enforcing) oltre agli anglofrancesi che si affiancherebbero agli USA, , non vedo nessuno a parte qualche folkloristico reparto proveniente da lontani teatri , privi di islamici.

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Commenti

  • Serse  Il marzo 8, 2011 alle 7:59 am

    Anche questa va aggiunta alla saga delle bufale che sono da aggiungere al
    Rais scappato in venezuela ….alle fosse comuni…mercenari…esercito
    allo sfascio…etc etc

    “Al Jazeera: il raiss è pronto
    a dimettersi”

    La tv libica nega

    Altro notizione di oggi che campeggia nelle prime pagine dei giornali

    “Aerei awacs sorvegliano i cieli libici”

    ah che notizione…perche prima non lo facevano?

    Inoltre Un AWACS vola ad un’altezza di 9150 metri ha una copertura radar
    di 312000 chilometri quadrati.

    Quindi non serve sorvolare i cieli della Libia

    Ma tutto fa brodo

  • antoniochedice  Il febbraio 17, 2015 alle 8:56 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    7 marzo 2011. QUANDO JOHN KERRY SI DICHIARÒ A FAVORE DELL’INTERVENTO IN LIBIA…….. ADESSO VUOLE RIMEDIARE ?

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