Risposte a GIC, Venanzi & CO (però,usate il sito per favore….)

La discussione sull’impero romano di oriente e occidente, ha infiammato  la fantasia di alcuni amici, segno che i grandi temi creano interesse. Ringrazio GIC che mi ha corretto non solo  un paio di date e tutti quelli che hanno dato un contributo di valutazione  degli eventi o della mia interpretazione degli stessi. Mi dispiace che in parte questo scambio di opinioni si svolga fuori dal blog, ma  non sono così bravo da riuscire a trasporre alcuni testi – interessantissimi – che ho ricevuto. Spero di riuscirci in futuro.

Vorrei chiarire meglio il mio pensiero per evitare equivoci.  Gic ha chiamato il mio intervento ” contra ecclesiam”. Non ho conti in sospeso con la chiesa e non emetto ukaze morali nei confronti di nessuno. Mi sono limitato a constatare che l’imperatore Teodosio ritenne di unificare forzosamente  la religione dell’impero ( segno, a mio avviso,  che solo  tre generazioni dopo l’editto di Milano aveva esaurito la sua spinta vitale)  e di  dividere  amministrativamente l’impero tra i suoi due figli.

Che la parte di impero con Costantinopoli capitale durò mille anni di più. Che la caduta dell’impero ” d’oriente” fu dovuta  – anche – al processo di indebolimento dell’impero provocato per autoconservazione  dalla chiesa di occidente  che si oppose  alla rinconquista  da parte orientale. Che a un certo punto della vicenda i cristiani di oriente preferirono pagare le tasse  ai mussulmani ed esser liberi di essere cristiani a modo loro piuttosto di essere perseguitati per eresia dai loro fratelli in Cristo. Che la quarta crociata  fu organizzata dalla chiesa solo per espugnare Costantinopoli per ragioni egemoniche tra cristiani.  Che alla ricerca di qualcuno che la proteggesse, la chiesa  cooptò prima i franchi e poi i germani per avere truppe disponibili a difenderla o ad attaccare per suo conto. In tutto ciò NON VEDO LA MORALE IN AZIONE, MA SOLO LA GEOPOLITICA. LA MORALE LA LASCIO FUORI QUANDO PARLO DI AVVENIMENTI STORICI. Non ho contestato il fatto che la Chiesa sia divenuta l’erede di Roma , ho scritto  – almeno questa era l’intenzione – che  ne aveva usurpato l’eredità un pò  come Giacobbe con Esaù. Questa usurpazione impedì la nascita dello stato nazionale italiano sotto influsso longobardo, grazie all’aiuto straniero di Carlo Magno e famiglia.

L’amico Venanzi  non nega l’accaduto, ma lo chiama “errori”. Preferisco vedere in ciò una serie pensata di azioni di autoconservazione e conseguenze  della scelta strategica di optare per il potere temporale piuttosto che quello spirituale. I progressi delle scienze e della tecnica citati da Venanzi, la nascita degli stati nazionali in Europa si sono fatti a mio avviso essenzialmente contro o se preferite, ad onta   del potere temporale e gli oltre 50.000 torturati e uccisi dall’inquisizione  sono la testimonianza della battaglia di ritardamento delle scienze  fatta dal clero. ( leggere di Sir  Cecil Dampier ” Storia della scienza“. C’è un capitolo interessantissimo sulle crudeli  attività antiscientifiche della inquisizione). Il solo settore in cui la Chiesa fu proattiva, furono il porre limiti all’estensione delle guerre ( introduzione  della ” tregua di Dio” e il codice cavalleresco) e lo sviluppo delle arti figurative ( in antitesi con l’islam), anche se costrette entro le braghette di episodi evangelici o biblici.

 Poitiers non fu per l’occidente la battaglia decisiva per le sorti della Cristianità come dice la vulgata. Lo fu la mancata conquista di Costantinopoli in quel periodo. Lepanto viene vista come data di sconfitta  dell’oriente turco , mentre lo furono a mio avviso la difesa di Vienna e prima ancora la battaglia di Kossovo.  La maggior parte dei tesori della sapienza greca fu salvata e a noi tramandata  dagli arabi. La bibilioteca di Alessandria fu bruciata da Teodosio  e non da ABD EL ASS conquistatore della città come si crede generalmente.

Questo, per la precisione storica. Su quella cronachistica spero mi perdonerete qualche lapsus, ma scrivo mentre lavoro e senza la pazienza di andare a controllare i testi. Segnalo comunque di LuttwarkLa grande strategia dell’impero bizantino” per chi volesse addentrarsi nella meravigliosa storia di come l’idea di Roma sia sopravvissuta al degradarsi della città. Ancora oggi gli arabi chiamano il mediterraneo Bahr al Rum. Il mare di Roma.

Bisognerebbe incontrarsi ( finalmente) e fare quattro chiacchiere assieme , magari come antidoto al brago attuale.

Posta un commento o usa questo indirizzo per il trackback.

Commenti

  • Gianni Ceccarelli  Il gennaio 3, 2011 alle 4:52 pm

    Se sapessi come si scrive sul sito lo farei, ma non lo so. Alcune mie cose mi sembravano troppo lunghe per essere incluse in un “Commento” e allora ho preferito metterle in una lettera a DM.
    Tutto qui. Come ulteriore commento, che i Longobardi avrebbero “fatto l’Italia” almeno come i Franchi fecero la Francia appartiene alla Storia fatta con i se. Croce diceva che non si poteva farla; un tale Robert Cowley ci ha provato in un libro (Rizzoli, BUR) divertente che va da Salamina alla mancata rivoluzione di Lenin. Per quanto riguarda Poitiers, che vuoi che sia un posto invece che un altro ! (anch’io scrivo senza una biblioteca alessandrina a mia disposizione…).
    Per vederci, sarebbe una sorta di Yalta: ma che ci divideremmo ?
    Per FV: se mandi commenti a DM, mandali anche a me, se no resto escluso dalla… spartizione ! GiC

    • antoniochedice  Il gennaio 3, 2011 alle 5:01 pm

      I longobardi avevano già fatto l’Italia ( a sud c’era il ducato di Benevento,,,) e stasera mi cerco e ti mando poi le date di Costantinopoli e Poitiers. Questa è come la battaglia di Valmy, nei libri segna il trionfo della rivoluzione francese, ma nella realtà non fu nemmeno una battaglia. Fu un evento amplificato dalla propaganda.

  • Francesco Venanzi  Il gennaio 3, 2011 alle 6:35 pm

    Certo, certo. Inquisizione, torture, procesi a Galileo e a Giordano Bruno,…e chi più ne ha più ne metta. Resta il fatto che lo sviluppo si è realizzato in Occidente laddove c’era o c’era stato il cristianesimo romano; non a Oriente.
    Tortuosità della Storia o semi che germogliano a modo loro tra le zolle del tempo.

    • antoniochedice  Il gennaio 4, 2011 alle 10:06 am

      Lo sviluppo si è realizzato in occidente, certo. Ma ad onta del freno ecclesiastico. Tanto è vero che gli sviluppi maggiori si sono avuti dove l’influenza del clero era minore: Inghilterra e Germania….. Inoltre il rallentamento dell’oriente è dovuto alla successiva islamizzazione e non può certo attribuirsi all’impero romano il cui ricordo si vuole soffocare. Ad esempio l’hammam: si tratta delle terme romane, ma si è preferito trasformare il tutto in una abitudine araba o turca, paesi e culture dove l’acqua non era tra le materie prime più presenti. Questa separazione è dovuta alla chiesa di Roma che considerò pericoloso il maggiorascato, diciamo così, della chiesa d’Oriente. La prima diocesi fu Antiochia e se si fosse riconosciuto l’impero , la chiesa di Costantinopoli sarebbe stata titolata al dominio spirituale su tutti i cristiani.

  • Gianni Ceccarelli  Il gennaio 3, 2011 alle 6:55 pm

    Scusate la lunghezza, ma se devo “usare il sito” lo so fare solo così. GiC
    Caro DM,
    la Storia, essendo fatta da quelli che vengono dopo e quasi mai dai contemporanei, è sempre più complicata di quello che pensiamo. Non voglio certo difendere i Cristiani che nel 1204 nella IV Crociata fecero cose certo non cristiane, anche se la maggiore responsabilità dei terribili eccidi di Zara e di Costantinopoli in quell’anno 1204 è da attribuire ai veneziani del Doge Dandolo (Cfr:: Steven Runciman, Storia delle Crociate, Einaudi, 1997, pag. 797; Alberto Leoni, La croce e la mezzaluna, Ares, 2002, pag.114). Lo storico bizantino Coniata Niceta, riferendole una volta tanto da contemporaneo, afferma che “persino i Saraceni sarebbero stati più misericordiosi”, il che dice però che anche i Saraceni a quel tempo tanto misericordiosi non erano.
    Ma quel che vorrei però ribattere o meglio precisare è relativo alla Biblioteca di Alessandria. Che essa sia stata distrutta da Teodosio o in conseguenza del suo editto del 391 è una ipotesi, forse valida per quanto riguarda la cosiddetta Piccola Biblioteca o Serapeo, ma certo altrettanto discussa di alcune altre se la riferiamo alla distruzione della Grande Biblioteca, come comunemente si fa. A parte alcuni storici antichi, ma sempre alquanto o molto posteriori ai fatti, che riconducono la distruzione della Grande Biblioteca a un incendio scoppiato durante la sua guerra alessandrina di Giulio Cesare (Cesare nei suoi resoconti non cita l’episodio ma questo potrebbe far parte di una strategia storica: il grande generale non vuole assumersene la responsabilità, e si capisce), anche a non tener conto di chi invece pone la distruzione della Biblioteca al momento della guerra tra Aureliano e Zenobia, quindi press’a poco al 275 d. Cr., la massima parte degli Autori è concorde nel ritenere che dopo l’editto di Teodosio –fine del IV secolo d. Cr.- viene distrutto il Serapeo, ma non la Grande Biblioteca. La storia della distruzione dei libri alessandrini ad opera di Amr ibn al-As nel 642 per ordine del califfo Omar sorge press’a poco tra la fine del 1100 e l’inizio del 1200 e viene riportata da scrittori arabi (Abd al.Atif, Al Qifti) che addirittura ne danno particolari anedottici (col cuoio delle rilegature i soldati fanno suole di scarpe e i libri servono a riscaldare i bagni dei medesimi soldati).
    A partire da un monaco cristiano cultore di arabistica, tale Renaoudot nel 1713 e poi ad opera di Gibbon, Butler (1902) e soprattutto Chauvin e Griffini nel 1923- questa idea della distruzione della Grande Biblioteca di Alessandria al tempo della prima conquista Araba nel 642 viene discussa e un tale Bernard Lewis nel 1990 e poi nel 2008 dice (“ The arab destruction of the library of Alexandria. In: “”What happened of the ancient library of Alexandria ?” a cura di Moustafa El-Abbady e Omnia Mounir Fathallah) che l’ipotesi sorge ad opera di Saladino, il quale avendo effettivamente fatto bruciare molti libri eretici ismaeliti (contrari al sunnismo) al tempo del suo regno, trovò utile politicamente riportarsi ad un analogo episodio che sarebbe stato opera del califfo Omar qualche secolo prima.
    Luciano Canfora (uno storico certo non etichettabile di simpatie cattoliche o cristiane), in un suo libro del 1986 ristampato da Sellerio nel 2000 (“La biblioteca alessandrina”) afferma che gli Arabi avrebbero causato “seri danni” alla Biblioteca, il che, se essa fosse stata distrutta da Teodosio duecentocinquanta anni prima sarebbe impossibile; Franco Cardini, che al contrario è un medievista illustre di orientamento cattolico, in un suo articolo su “Avvenire” del 26 luglio 2007 scrive che “le distruzioni della biblioteca accertate storicamente sarebbero due: nel III e nel VII secolo”.Egli scrive che: «il corso più probabile degli avvenimenti secondo la critica storica, filologica e archeologica recente è questo: …: 48-47 a.C.: primi danni, collaterali a un incendio che vide Giulio Cesare come corresponsabile; III secolo: incendio della biblioteca. Successiva ricostruzione nel IV secolo. La biblioteca si arricchisce dei nuovi volumi della celebre scuola alessandrina. Il fondo tocca i 40.000 volumi. 642: distruzione definitiva da parte degli arabi.
    Insomma, io non voglio certo negare i danni causati dai Cristiani nel corso del tempo, ma vorrei che si fosse più attenti non alla “verità storica” (che non esiste), ma nella attribuzione a i Cristiani di eventi per lo meno dubbi. Ce ne sono tanti di fatti terribili, che aggiungerne un altro poco documentato o “falso” non giova a nessuno.
    GiC, 3 gen 2011

    • antoniochedice  Il gennaio 4, 2011 alle 10:20 am

      Amico mio, sei un grande storico, ma la precisione, a volte, può togliere la prospettiva. Se accetti il fatto che Cesare operò la prima distruzione, ( forse a imitazione di Pompeo che bruciò quella di Atene), se accetti il fatto che Teodosio bruciò quel che restava o fu ricostruito, perché meravigliarti del fatto che degli ingegnosi beduini abbiano usato le rilegature avanzate per i calzari? Quanto agli storici arabi successivi – a tradizione orale temo – non hanno altre pezze d’appoggio che un paio di frasi attribuite a Omar. Ipazia non l’ha uccisa la balia. La scuola di Alessandria fu il centro della resistenza anticristiana. Quando arrivarono gli arabi, Alessandria, come centro culturale autonomo era ormai “normalizzata”.

  • Francesco Venanzi  Il gennaio 6, 2011 alle 12:25 pm

    Il Protestantesimo – che secondo Max Weber e altri – sarebbe alla radice dello sviluppo capitalistico non ci sarebbe stato se non ci fossse stato il cattolicesimo romano contro cui protestare. E’ un esempio tra molti che nel corso della Storia si possono enumerare. Talvolta le storture suscitano indignazioni che generano creatività e progresso. Solo talvolta, perchè oggi purtroppo non vediamo all’opera quel meccanismo pur di fronte a palesi storture. Ma l’ottica che usiamo è troppo breve. Non voglio comunque attribuire meriti ai protagonisti delle storture, sarebbe paradossale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: