Fini & Berlusconi: POLITICI CHE ODIANO GLI ELETTORI di A de Martini

Chiedo la parola su un tema che mi ripugnava di affrontare. Vedere tante persone, anche politicamente dignitose dividersi tra questi due signori ( faccio per dire) mi provoca  un senso di nausea e faccio come i bambini che ignorano chi vogliono ferire. Non è più tempo di ferire.

Visti con occhio disincantato e non politico, la differenza principale sta nel rispetto della legalità: uno frequenta  donne che un tempo si definivano del demi monde. L’altro sente il bisogno di sposarle.

 Elettoralmente, Mr B non ha mai realmente perso una campagna elettorale, l’altro è l’unico uomo politico al mondo che è riuscito a perdere DUE referendum sul sistema elettorale, pur essendosi schierato ogni volta in un campo diverso e a distanza ravvicinata di tempo.

Nel merito della contesa, si tratta di due comportamenti ipocriti: i temi usati da Fini nei confronti di Berlusconi sono gli stessi che Storace usò con lui.  Anche lui quando ha il coltello dalla parte del manico, non lascia spazi a nessuno. Berlusconi, non è capace nemmeno di fingere interesse per il dibattito democratico.

Entrambi strumentalizzano le istituzioni e cambiano posizioni politiche con  camaleontica fulmineità. Si interessano solo a loro stessi. Napolitano ha dovuto ricordare loro che c’è da presentare il bilancio dello stato.

L’elogio alla prima Repubblica fatto da Fini è un classico dell’orrore: avesse almeno citato Don Sturzo ( il primo a proporre il centro destra a Roma nei primi anni cinquanta), De Gasperi, Pella, Piccioni ( che si dimise da Ministro degli esteri quando il figlio fu brevemente implicato nello scandalo Montesi).  No, ha citato La Malfa, Moro e non so chi altro: tutti politici con l’amante  e la famiglia a casa.  Tutti ipocriti che salvavano la forma esterna, ma della Repubblica se ne fottevano.  Il debito di millettrecento e dispari miliardi di euro lo hanno fatto loro, non Berlusconi. Adesso lo pagheremo noi e i nostri figli e nipoti.

  Berlusconi  – è chiaro-  si circonda di incapaci e magari anche corrotti e non sa governare e nemmeno  fare politica, ma una cosa l’ha capita. I cittadini  non vuole sentirne parlare del primo tempo della prima Repubblica e per questo preferisce  – naso tappato e figlie a casa – Berlusconi, che si è rivelato incapace di andare avanti, ma almeno non ha lo sguardo rivolto all’indietro come i dannati di Dante.

Se devo pensare a cosa ha capito Fini  degli ultimi quaranta   anni  di storia italiana, non saprei cosa dire. Negli anni ottant rimpiangeva gli anni quaranta e adesso ripiange quelli in cui rimpiangeva.  Giano Accame intervistato dal ” Corriere della sera” disse ” Sotto la camicia nera, niente”. Già.

Entrambi devono la loro fortuna ( per Mr B anche  la propria libertà) a noi elettori e temono di perderci. Per questa incertezza ci odiano e si contendono le membra del paese  con l’accanimento di due belve che si disputano la preda. Per questo  noi ce ne dobbiamo liberare.

Lasciamoli tutti  alle loro beghe, non andiamo a votare. Il partito del non voto è il più grande d’Italia. Aumentiamolo.

SE vogliono il nostro voto devono dire come faranno a ridurre il debito pubblico, come elimineranno intere classi di parassiti che li circondano, li condizionano e ci succhiano il sangue. Devono dirci ( lo diceva anche La Malfa che l’architrave della politica nazionale era la politica estera) quali saranno le loro scelte politiche in materia estera. Vogliamo sapere cosa pensano della Turchia nella UE. Vogliamo sapere perché siamo il terzo sovventore dell’ONU senza aver nulla in cambio. Vogliamo sapere quali accordi hanno fatto e con chi. Vogliamo sapere da dove vengono i denari che stanno spendendo. Vogliamo sapere se applicheranno il metodo democratico nei loro partiti, sotto sorveglianza indipendente di magistrati o almeno di notai.

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Commenti

  • roberto  Il novembre 9, 2010 alle 11:29 am

    Si continua a dire che i debiti della prima repubblica li pagheranno i nostri figli e nipoti. Per me non li pagherà nessuno visto che continuano ad aumentare e non esistono politiche di rientro.

  • Francesco Venanzi  Il novembre 9, 2010 alle 12:15 pm

    UN SOGNO
    Come la Francia fece con Napoleone mandandolo all’Isola d’Elba con seguito e assegno, così l’Italia con l’accordo di tutte le forze politiche potrebbe mandare Berlusconi in una delle sue residenze su un isola, senza assegno perché non ne ha bisogno, ma sottraendolo a tutti i procedimenti giudiziari pendenti e futuri e con l’impegno da parte di B. di non occuparsi più di politica. E ringraziandolo anche – tra le righe – dei servigi resi al paese dal 1993 ad oggi (se ne possono enumerare sinceramente).
    Lo stesso momento felice di intesa tra le forze politiche potrebbe produrre una intesa sulla legge elettorale (a me piace la proposta Ichino di collegio uninominale con possibilità di seconda scelta) e sulla riforma della Costituzione mirata a riequilibrare i poteri di Esecutivo e Parlamento.
    Due mosse fatte in apnea. E dopo si riprenderebbero tutti i confronti e le lotte politiche, ma all’interno del nuovo quadro costituzionale, che dovrebbe renderle più serie e costruttive.

  • Giovanni Ceccarelli  Il novembre 9, 2010 alle 12:33 pm

    Scusate tutti, ma siamo alla “Città di Dio” e al Paese di Utopia. De Martini invita a non votare (se votasse solo un milione di persone e per Di Pietro sarbbero guai seri) ma poi vuole sapere cose impossibili (ha ragione chi dice che nessuno pagherà il debitto pubblico, tanto é “pubblico”), Venanzi fa proposte che definire utopistiche é già eccessivo (ma chi vuoi che si metta d’accordo per mandare Berlusconi ad Antigua; e se poi lui non ci va ? Napoleone aveva perso una battaglia, lui finora non ha perso manco una elezione). Qui si tratta di decidere, in pochi giorni, se seguire Bossi e la sua idea federalista e inizialmente pro Nord con possibiolità in seguito pro Borbonici- che ci sono, a parte Miccichè – o seguire Fini, che sono d’accordo una ne sceglie e una ne sbaglia, ma esiste, oggi e su questa Italia. Berlusconi é già il passato, ve ne accorgete o no ? o volete riesumare i morti Fassino, Veltroni e compagnia ? Alla fine questo sarà, purtroppo, il risultato. e B. non andrà a Antigia né in Russia, sarà “sparato” da un Pallante qualunque (rivedetevi l’Oscar del 1949: “Tutti gli uomini del Re”). GiC

  • deminvest  Il novembre 10, 2010 alle 1:05 am

    A PROPOSITO DEL METODO DEMOCRATICO NEI PARTITI E DELLA “SORVEGLIANZA DEI NOTAI”.

    Caro Tonino la “sorveglianza indipendente” dei notai è ancora più improbabile della Democrazia interna alla PDL. Lo dico per esperienza personale di entrambe.

    Avevo 23 anni. Era il 1994. Avevo un’autentica passione politica. Ero stato nella Gioventù Liberale in un epoca in cui i miei coetanei appassionati di politica erano Comunisti nella FCG, Fascisti di Forza Nuova, o Ciellini finti bigotti.

    Tonino, puoi immaginare la mia gioia quando un movimento che puntava dritto al governo dell’Italia prometteva la Rivoluzione Liberale e vinceva le elezioni contro la “Gioiosa Armata” … Rossa… di Occhetto.

    Oggi mi vergogno a dirlo, ma fui responsabile della logistica della campagna di Berlusconi che si presentò alla Camera e vinse nel difficile Collegio 1 Di Roma, contro Spaventa.

    Un mio banchetto elettorale fu dato alle fiamme a Campo dei Fiori. Rischiai l’accoltellamento per aver portato, come alleato di Forza Italia, il simbolo dei Fascisti redenti di AN nel cuore del Ghetto per conquistare qualche voto ebraico del Centro di Roma.

    Grazie al mio generoso, gratuito (E STUPIDO!)impegno, fui eletto dai giovani di Forza Italia come delegato al primo congresso di Forza Italia dopo la vittoria elettorale del ’94.

    Devi sapere Tonino che Berlusconi fondò Forza Italia insieme a 8 brave persone che, in quanto tali, sono oggi scomparse dalla scena. Persone come Paolo Del Debbio ed Antonio Martino.

    Naturalmente, come fa chiunque fonda un’associazione, queste persone avevano dotato Forza Italia di uno statuto standard. A causa di questo statuto, Berlusconi fu costretto ad organizzare almeno un Congresso legale e democratico nel ’94.

    Questo Congresso fu organizzato praticamente in segreto. Non intervenne nessun giornalista, ma i delegati dovettero essere eletti regolarmente. Io fui eletto tra loro.

    Noi Delegati andammo a questo Congresso trepidanti e convinti di essere parte della Storia.

    Noi delegati arrivammo da tutta Italia a Roma in una sala, dalle parti di Piazza Santi Apostoli.

    Berlusconi parlò per primo, ci salutò e ci ringrazio. Ci rese felici fu applaudito.

    Poi però parlò Pisanu. Pisanu propose una semplice modifica allo statuto che avrebbe ucciso la Democrazia interna a Forza Italia con un colpo solo. Ecco il senso della sua proposta:

    Visto che noi di FI siamo favorevoli al Presidenzialismo, dobbiamo cambiare il nostro Statuto. Non possiamo più nominare un comitato direttivo, che poi nomina il presidente di Forza Italia. Dobbiamo invece nominare un Presidente, che poi nomina consigli direttivo e tutti i presidenti regionali.

    I Delegati capirono che quella modifica era la fine della Democrazia interna al partito. Si sarebbe eletto Berlusconi che, a cascata, avrebbe scelto tutte le cariche fino al segretario comunale.

    Solo pochi Delegati applaudirono la proposta di Pisanu. Io mi iscrissi a parlare e dissi che la proposta era assurda, che avrebbe reso inutile qualsiasi successivo Congresso ed avrebbe eliminato la Democrazia interna la partito. Fui applaudito dai delegati. Pisanu replicò, ma fischiato pesantemente. Altri Delegati parlarono contro la proposta Pisanu e furono acclamati. Pisanu ed altri digerenti venivano contestai ad ogni replica.

    Il Primo Congresso di Forza Italia si stava concludendo con una sonora sconfitta del gruppo dirigente, quando quel furbo di Berlusconi prese la parola e disse al Congresso:

    “Avete perfettamente ragione! La proposta Pisanu è assurda”

    Poi Berlusconi si rivolse a Pisanu e gli disse: “Capisco i tuoi impegni istituzionali, ma non puoi proporre uno statuto del genere”.

    Infine il Cavaliere disse all’Assemblea: “Mi prendo io la responsabilità di fare uno Statuto sulla base di quello che voi avete detto qui oggi. Ci vediamo qui tra due settimane per discuterlo. Vi fidate di me?” Ci fu un’acclamazione per Berlusconi che si prendeva l’onere di modificare lo statuto secondo la volontà del Congresso.

    Pochi giorni dopo andai dal notaio presente al congresso a prendere il resoconto stenografico. Il notaio di Berlusconi, benché presente al Congresso, non aveva scritto nulla di quello che era avvenuto. Secondo la sua relazione, il congresso aveva semplicemente deciso di non decidere e si era sciolto volontariamente come neve al sole di Berlusconi.

    Poche settimana dopo, il tesseramento fu interrotto, ma furono prima tesserati in massa in Forza Italia tutti gli eletti del partito, dal Senato ai consigli di circoscrizione. I congressi provinciali per eleggere i Delegati al nuovo Congresso nazionale furono tenuti di Venerdì mattina, quando i non professionisti della politica erano al lavoro. Fu organizzata una processione di votanti, ma non fu data a nessuno l’opportunità di parlare o di farsi conoscere.

    Il nuovo Congresso Nazionale di Forza Italia addomesticato approvò la proposta Pisanu. Berlusconi tradì così la fiducia dei Delegati del suo primo ed ultimo Congresso Nazionale vero. Finì la Democrazia interna a Forza Italia. Il notaio bugiardo fu complice incurante di scrivere il falso su quanto avvenuto davanti a 150 persone.

  • Giovanni Ceccarelli  Il novembre 10, 2010 alle 10:08 am

    Il commento di deminvest é drammatico e bellissimo come esempio prima di illusione e poi di delusione politica. Ma mi domando: se ci fosse stato lo statuto invocato e non quello decretato, quanto tempo sarebbe durato B. ? La mia idea é che sarebbe sparito “brevissime”. Per quanto riguarda i notai, l’ultimo concorso é indicativo e mi conferma nell’idea che me ne ero fatto quando comprai casa. Il notaio mi chiese: “Quanto vuoi dichiarare ?”. Al che io dissi: “Beh, se si potesse, un po’ di meno di quello che costa”. E lui, naturalmente un amico: “Facciamo x- y, ti sta bene ? “. Mi stette bene. GiC

  • Giovanni Ceccarelli  Il novembre 10, 2010 alle 10:12 am

    Ho dimenticato: Ho conosciuto Antonio Martino da piccolo, quando il padre era Fisiologo alla Sapienza e poi Rettore (non credo proprio che si ricordi di me, appena laureato col suo aiuto Sergio Cerquiglini). Semplicem,ente, non pioteva resistere e non ha resistito. giC

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