LA GUERRA DI UCRAINA SI E’ TRAFERITA IN CHIESA di Antonio de Martini

Per la prima volta dal 1053 data in cui si consumò lo scisma tra le chiese d’Oriente e di occidente, la chiesa ortodossa si è riunita, senza troppo clamore, a Creta per il suo primo grande Concilio.

Come noto, le chiese ortodosse sono autocefale, ossia non hanno un centro unico decisionale, ma ciascun vescovo è il capo della propria comunità, ma il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli è considerato una sorta di primus inter pares, in rispettoso  ricordo della funzione imperiale di un tempo, benché il suo gregge sia di meno di trentamila anime.

Attualmente le chiese ortodosse sono 14 e hanno certamente sentito la necessità di un Concilio in risposta all’attivismo del Papa di Roma nei suoi segnali al mondo orientale.

Dei quattordici patriarchi, quattro – e non dei minori –  hanno disertato la riunione: Il patriarca di Mosca, La Georgia, La Bulgaria e il Patriarca di “Antiochia e di tutto l’Oriente” hanno rifiutato l’invito ribadito anche in apertura da Bartolomeo.

L’ordine del giorno, che prevedeva, durante la Pentecoste, deliberazioni sul matrimonio,il digiuno e i rapporti col mondo cristiano ( leggi i cattolici in primis) ha presto subìto una inversione a causa della definizione di una controversia sulla competenza territoriale del vescovato di Atene che è servita da introduzione al problema più importante che aveva provocato la defezione anticipata dei quattro vescovi più importanti.

Una petizione presentata da 245 parlamentari ucraini  che chiedevano al Patriarca di Costantinopoli di facilitare un ” Concilio di Unificazione” per gli ortodossi ucraini che sono divisi e formalmente dipendenti dal patriarca di Mosca Kirill, come riconosciuto dalla maggior parte delle chiese ortodosse del mondo fin dal 1686, quando il Patriarca di Costantinopoli trasferì a Mosca l’autorità religiosa  sull’Ucraina.

Quando l’Ucraina divenne indipendente, un autonominatosi  “Patriarcato di Kiev”ottenne il controllo di alcune migliaia di parrocchie, ma quasi nessun riconoscimento internazionale dalle altre chiese. Bartolomeo stesso, nel 2008, durante una visita riconobbe l’autorità temporanea di Mosca.

La posta in gioco è politica e primaria: la rappresentanza degli ortodossi di tutto il mondo slavo. Anche la chiesa cattolica in Ucraina è alle prese con il problema degli Uniati e quindi la situazione spirituale è esplosiva quasi quanto quella politica.

Adesso, per rompere con Mosca e con il 90% degli ortodossi del mondo Bartolomeo ha troppa conoscenza del mondo per fare un passo tanto azzardato.

Il problema è quindi rimasto sul tappeto e il Concilio si è concluso ieri ( mentre Francesco pontificava in Armenia) con l’unanime dichiarazione che “non ci si trova di fronte a una federazione di chiese, ma che è la sola chiesa cattolica e apostolica“.

 

 

 

 

 

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