RASSEGNA DELLA STAMPA INTERNAZIONALE DEL 17 MAGGIO 2015 a cura di Gianni Ceccarelli

Forse non è proprio un argomento notissimo, ma la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja deve pronunciarsi su un questione che risale alla cosiddetta guerra del Pacifico combattuta tra il 1879 e il 1883 tra la Bolivia e il Cile. Se si guarda una cartina dell’America del sud si vede infatti che la Bolivia non ha un accesso al mare, che le viene sbarrato dalla parte più settentrionale del Cile. Questa regione venne ceduta proprio al Cile dalla Bolivia a seguito di quella guerra e il Vicepresidente boliviano Álvaro García Linera nel 188esimo anniversario della istituzione della marina boliviana ha ora dichiarato che “per noi, rinunciare al mare” è impossibile; “ci dovrebbero ammazzare tutti, farci sparire come cultura e come popolo”. Linera ha aggiunto che la Bolivia ha inviato alla Corte di Giustizia dell’Aja una petizione in cui si afferma che il Cile non ha onorato la promessa di negoziare in buona fede il destino del territorio costiero del suo nord. Da parte sua il Cile ha contestato formalmente la giurisdizione della Corte, asserendo che secondo un trattato del 1904 la Bolivia ha formalmente ceduto quel territorio ottenendo in cambio un accesso facilitato ai porti.   La decisione è attesa entro il 2015.

http://santiagotimes.cl/ 12 mag

In questa settimana, dopo che la casa Bianca aveva annunciato che il nuovo Re dell’Arabia Saudita sarebbe stato presente a Camp David per riprendere i colloqui su un ampio spettro di problemi regionali e bilaterali, in realtà il Re ha rinunciato all’incontro col Presidente USA. La cosa, valutata nell’ambito di una visione globale dei problemi di quell’area, ha fatto dire a un esperto commentatore, Karimk Sadjapour, che “gli Stati Uniti e l’Iran sono amici ma non alleati, laddove gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita sono alleati ma non amici”.

http://mobile.nytimes.com/ 12 mag

Gli eventi storici sono a volte se non spesso condizionati da banali fatti medici; in quest’ottica segnalo che il capo del settore nucleare iraniano, Ali Akbar Salehi, è stato nei giorni scorsi ricoverato in ospedale per in intervento urgente a causa di una perforazione intestinale. La notizia è stata riferita dal Ministro della sanità dell’Iran, Hassan Hashemi, che ha detto che le condizioni dell’infermo sono ora soddisfacenti e si prevede la sua dimissione entro pochi giorni. Evidentemente non si è trattato di una perforazione atomica.

http://english.alarabiya.net/ 11 mag

Viene annunciato che la Mongolia e la Bulgaria costruiranno insieme uno stabilimento farmaceutico nel primo dei due Paesi. Il Presidente della Mongolia, Ts. Elbegdorj, ha affermato che “la Bulgaria ha una grande esperienza nell’Industria farmaceutica” una notizia che ha colto un poco impreparati gli osservatori, forse fermi ai lavori del Nobel Elia Metnikoff (1908) sul bacillus bulgaricus, (lavori progenitori dell’uso dello yogurt) ma che viene confermata da altre fonti; ad esempio un rapporto danese riferisce che la più grande fabbrica bulgara di medicine, Actavis, è una compagnia internazionale che si situa al quinto posto mondiale per la produzione di farmaci “generici”, quelli che utilizzano sostanze non più protette da brevetto, ma equivalenti alle originali. Un’altra grande industria farmaceutica bulgara è la Sopharma, con parecchi stabilimenti nel Paese e che si sta negli ultimi tempi molto sviluppando.

http://www.infomongolia.com/ 12 mag

http://bulgarien.um.dk/da/~/media/Bulgarien/Documents/Pharmaceutics

Una notizia passata in pratica inosservata è quella relativa a una legge approvata dal parlamento della Mongolia l’anno scorso per la quale per la prima volta nel Paese si adotta uno scartamento per le ferrovie nazionali compatibile con quello cinese. Si crea così una ferrovia lunga 240 km che va dalla città mongola di Tavan Tolgoi al confine cinese. Come si sa, fino al secolo scorso la Mongolia guardava a occidente per quanto riguarda aiuti economici e orientamento politico e l’Unione Sovietica aveva aiutato il Paese vicino nella costruzione della sua rete ferroviaria ed è noto che lo scartamento della ferrovie russe è diverso dalle altre. Da quando però la Cina è divenuta uno dei maggiori fruitori energetici al mondo, molti degli aspetti che legavano storicamente la Mongolia alla Russia sono venuti o stanno venendo meno. La Mongolia è uno dei maggiori Paesi esportatori di carbone e la Cina è uno dei maggiori consumatori di tale fattore. La nuova ferrovia ridurrà di un terzo il costo del trasporto, che passerà da 6 a 4 dollari a tonnellata. Ciò pone al Governo di Ulaanbaatar delicati problemi di equilibrio con i suoi potenti vicini, la Russia e la Cina. Inoltre, la Mongolia ha imponenti giacimenti di oro e rame, specialmente nelle nuove miniere di Oyu Tolgoi, che potrebbero a pieno regime contribuire fino a un terzo del Pil globale del Paese; attualmente tali miniere sono gestite da una joint venture tra un gruppo minerario anglo australiano e il Governo locale, ma non si sa quanto questa gestione potrà durare. In definitiva, mentre molti Paesi europei guardano al vicino occidentale della Russia, l’Ucraina, con attenzione preoccupata, non è affatto da escludere che proprio la Mongolia possa in futuro divenire il vero punto cruciale del sistema euroasiatico.

http://www.geopoliticalmonitor.com/ 12 mag

Il 2014 non è stato un buon anno per la compagnia (a proprietà statale) dei petroli venezuelana Pdvsa, ma ci sono comunque stati alcuni elementi meno negativi: essa non è fallita –come ad un certo momento si era arrivati a temere- e non ha venduto il gioiello americano Citgo. Tuttavia, il 2014 è stato il terzo anno consecutivo in cui i bilanci della petrolifera di bandiera hanno chiuso in rosso. Per Caracas, la situazione è da considerarsi problematica. Pdvsa produce quasi l’intero del flusso di dollari che riceve la Banca Centrale dalle esportazione di prodotti nazionali e nei primi quattro mesi del 2015 il petrolio venezuelano è stato quotato attorno i 45 dollari il barile, molto poco. Secondo alcuni analisti Pdvsa avrebbe addirittura truccato i conti per ingannare Wall Street, al fine di attrarre nuovi investimenti ed essi stimano che ci sia una realtà disastrosa all’interno del motore industriale del Venezuela, Paese che per di più affronta un anno ancora più difficile del precedente, con il petrolio a un valore molto basso. Secondo un dossier diffuso da Inter American Trends, i 128 miliardi di dollari che la statale degli idrocarburi ha dichiarato di aver ottenuto durante il 2014 non sarebbero un dato affidabile, dal momento che non verrebbero calcolati alcuni aspetti negativi, come il fabbisogno nazionale, i rifornimenti a Cuba e il petrolio dovuto alla Cina per i prestiti facilitati ottenuti da quel Paese. Inoltre per quanto riguarda la produzione industriale, a fronte dei 2 milioni 800 mila barili che Pdvsa dice di produrre ogni giorno, Horacio Medina, un altro ex dirigente di questa stessa compagnia, ha dichiarato che ” é assolutamente impossibile che abbiano raggiunto una tale quantità. Sono disposto a giocarmici la laurea, dopo trent’otto anni che l’ho presa. Per farlo, avrebbero dovuto convincere i giacimenti a diventare socialisti e sconfiggere le leggi della fisica. Credo che la loro produzione ruoti attorno ai 2,4 milioni di barili al giorno”, ha valutato il manager.

http://pangeanews.net/economia  12 mag

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