CENTO ANNI FA LA CAMPAGNA DI GALLIPOLI ( TURCHIA). CON INSEGNAMENTI VALIDI PER OGGI. di Antonio de Martini

Nella prima guerra mondiale, il paese più candidato allo smembramento, la Turchia, per qualche mese rimase alla finestra ed incassò il regalo dei due incrociatori tedeschi ( Goeben e Breslau) sorpresi nel Mediterraneo dalla crisi.

Winston Churchill , Primo Lord dell’Ammiragliato, sapendo evidentemente dello scoppio della guerra, faceva “pedinare” da parecchio le due vittime predestinate ad essere la  sua prima vittoria.

L’Ammiragliato tedesco piuttosto che iniziare la guerra con una perdita – ed evidentemente  già non essendo chiara la posizione italiana – inviò le due navi verso Costantinopoli ( ora Istanbul) avendo l’accortezza di issare la bandiera turca all’atto di entrare nello stretto dei Dardanelli mentre l’Ambasciatore Germanico offriva in contemporanea gli incrociatori in regalo al sultano.

Le navi erano salve e il trattato internazionale che sanciva la proibizione a tutte le  navi da guerra straniere di entrare negli stretti anche.

Tre mesi dopo la Turchia entrava in guerra a fianco degli imperi centrali e contro la Russia Segnando l’inizio della fine della Monarchia e del Califfato. I tedeschi inviarono il generale Von Sanders ( vedendolo, mio padre decise che avrebbe fatto il soldato) e qualche centinaio di ” consiglieri”.

Fin dall’inizio della guerra, Churchill volle brillare di luce propria e non di quella del padre a lungo leader  del partito conservatore. Cercò il suo posto nella storia e una vendetta verso lo stretto dei Dardanelli che gli aveva sottratto le prede.

Visitò il fronte francese facendo al ritorno una serie di proposte tra cui il Tank ( Carro Armato) per difendere le fanterie dal fuoco delle mitragliatrici ( erano state esaltate come armi capaci di sterminare gli arabi del Mahdi, ma fu  inspiegabilmente sottovalutata la sua capacità omicida sul teatro europeo…)

Come primo Lord dell’Ammiragliato spinse per il blocco navale all’impero turco – provocando una terribile carestia, concausa  del massacro degli Armeni- e presentò un progetto strategico dal sapore Napoleonico invece dello scontato  assedio e bombardamento navale.

Dopo il bombardamento, sbarcare a Gallipoli, impossessarsi dei Dardanelli e con la flotta conquistare Costantinopoli e la via del mar Nero per rifornire la Russia e vincere la guerra. La flotta inglese del Mediterraneo, opportunamente rafforzata da un paio di corazzate francesi avrebbero schiacciato la modesta flotta turca e consentito lo sbarco delle truppe ANZAC ( australiane e neo zelandesi) che avrebbero così ricevuto il battesimo del fuoco nella guerra europea con l’incarico di aprire un varco protetto sulle rive del terreno per consentire alle navi di giungere a Costantinopoli, sottomettere il Sultano e far uscire la Turchia dalla guerra.

Già nella guerra italo Libica del 1912 Il Capitano di Vascello Enrico Millo aveva tentato di forzare lo stretto nottetempo per colpire con un antenato dei MAS ( la torpediniera Spica e l’ Astore) la flotta Turca al riparo del  mar di Marmara, ma  pur riuscendo ad addentrarsi per 20 Km, non ottenne l’effetto sorpresa in cui sperava per i cavi antisom posti a difesa della flotta.

L’impresa audacissima doveva aver impressionato il non ancora Sir Winston che cercò di dare un contenuto politico-strategico all’audacia.

L’idea di Churchill, brillante, non teneva conto di tutta la realtà , ossia che in caso di riuscita si sarebbe in realtà aperto un altro fronte invece di alleggerire quello francese e che i turchi con le artiglierie avrebbero martellato i rifornimenti per la Russia oltre a minare gli stretti, ma la caparbietà e l’eloquenza del Primo Lord dell’Ammiragliato ebbero la meglio sui generali dell’esercito inglese (il mediocre John French amico di Alfred Milner)  impregniate di esperienze coloniali. Commisero l’errore ( Kitchener)  di sottovalutare i turchi come i loro nipoti avrebbero sottovalutato i siriani un secolo più tardi.

Gli abitanti dell’Anatolia ed i siriani sono stati, erano e sono  i più disciplinati e affidabili sudditi dell’impero Romano d’Oriente, dell’Impero Bizantino e poi di quello turco integrati dai formidabili guerrieri Ghazi ( altopiano di Ankara), turchi, contro truppe raccogliticce provenienti dall’Oceania.

L’idea di costringere i turchi ad uscire dalla guerra era imperiale e affascinante, ma il tentativo non riuscì. Gli riuscirà con noi nel secondo conflitto.

I bombardamenti terrificanti delle corazzate prepararono il terreno terrorizzando le truppe nei trinceramenti, ma poi trascorsero cinque ore prima che i contingenti fossero pronti a sbarcare e furono ricevuti da uomini che avevano avuto il tempo di riprendersi.

Il tenente colonnello Mustafa Kemal  comandante della 19 Divisione, che sarebbe poi diventato Ataturk ( padre dei turchi)  arringò i suoi uomini con una sola frase : ” non vi ordino di attaccare. Vi ordino di morire! ” . Il capitano australiano Tulloch nelle sue memorie racconta di aver visto un ufficiale turco  in piedi imperturbabile sotto il fuoco a cento metri dalle linee ANZAC impartire ordini accendendosi una sigaretta. Con un comandante così, finite le munizioni e decimati, i turchi superstiti attaccarono alla baionetta senza poter sparare e ce la fecero.
Il reimbarco delle truppe avvenne con più ordine che lo sbarco. Il clamore seguito all’evento del 25 aprile contribuì a convincere italiani e greci a entrare nel conflitto e l’aver respinto l’attacco convinse i romeni a consentire il transito sul proprio territorio di rifornimenti tedeschi verso il Bosforo. La Russia lanciò l’offensiva dal Caucaso  occupando  in gran parte l’Armenia con l’aiuto dei volontari cristiani per il cui tradimento (e accettazione di un’ottica religiosa invece che imperiale)  pagò un intero popolo.

Gli inglesi persero 250.000 uomini, alcune grosse navi e molto prestigio. Nessuno accusò il rampollo della nobiltà inglese, la propaganda britannica ha trasformato questa ( e tante altre) sconfitte in vittorie celebrandone gli aspetti positivi , gli eroismi e distribuendo decorazioni.  Noi questa lezione di comunicazione non l’abbiamo ancora imparata.

Il peso di questa sciocchezza strategica non schiacciò la carriera di Winston , ma quando i franco-greci attaccarono nel 1921 il corpo  centrale della Turchia per fare bottino, gli inglesi decisero che di Mustafa Kemal ne avevano avuto abbastanza e si limitarono a difendere Mossul e la zona petrolifera che oggi la Turchia mira a riprendersi aiutando ISIS e Al Nusra che non difettano di rifornimenti. Ma Erdoghan non mi pare imperturbabile e non credo sappia fumare come un turco.

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Commenti

  • abrahammoriah  On aprile 29, 2015 at 6:51 am

    29 aprile 2015

    La campagna di Gallipoli (vicenda quasi totalmente ignota o ignorata dall’italico ceto semicolto italiano venticinqueapriliano che, assieme alla atroce classe dirigente che provvede a giustificare, è l’autentico cancro italiano) con tutti i suoi eroi e boia: la dimostrazione che la storia dell’ultimo secolo è tutta da riscrivere. O, meglio, da scrivere per la prima volta perché quello che finora ha passato il convento della storiografia italiana ed internazionale non è altro che una scucita ed ideologizzata cronachetta buona per i ceti semicolti che, appunto, non allignano solo nell’ Italia del 25 aprile. Massimo Morigi

  • gicecca  On aprile 28, 2016 at 10:38 am

    Caro Morigi, perché non perdere occasione, magari partendo da Gallipoli, per dirci male addosso ogni volta possibile ? Ceti semicolti ce ne sono anche altrove (Chamberlain, ma anche Daladier non li inventati io nè li abbiamo inventati noi) ma altrove si tramuta una sconfitta (pare) in una straordinaria vittoria; Noi siamo sempre pronti a dirci male e a lamentarci se poi da fuori ce ne dicono di tutti i colori. La storia si scrive e si riscrive continuamente proprio perché chi la scrive vive in un tempo diverso da chi la storia la vive. L’Italia del 25 aprile é l’Italia del 4 novembre come l’Italia del 8 settembre. Possibile che da Giolitti a Mussolini a de Gasperi a Andreotti e persino a Renzi tutto da noi sia stato e sia semicultura ? Vorrei una Italia meno attenta al passato e più attenta al futuro. Con molta stima. GiC

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