YEMEN: LA GUERRA DEL FIGLIO DEL RE. 

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Ultimamente abbiamo trascurato  l’Arabia Saudita. Riprendiamo dalla successione: messo sul trono Salman ( Salomone) ottantenne è afflitto da problemi neurologici, il triumvirato sottostante è costituito da Mohammed Bin Nayef ( Bin Abdulaziz al Saud si intende), Muqrin bin Abdulaziz ( principe ereditario) e Mohammed bin Salman ( bin Abdulaziz ) .

Il loro problema iniziale è stato sbarazzarsi dell’ingombrante principe Bandar bin Sultan che coi suoi trent’anni di missioni diplomatiche in UK e in USA e con la direzione dei servizi segreti ( poi trasmessa al figlio) e la successiva nomina a capo del Consiglio di sicurezza Nazionale, dominava la scena e gestiva i dossier più importanti del regno: Iran, Nucleare e Siria  problema creato senza riuscire a risolverlo.

La soluzione del tiumvirato fu brillante e curiale: una settimana dopo l’inizio del nuovo regno, il Consiglio di sicurezza Nazionale fu sciolto perché toglieva prerogative al Ministro della Difesa ( dove sistemarono il figlio del Re) e il rampollo di Bandar fu allontanato dalla direzione del servizio non avendo sufficiente esperienza.

Ovviamente, risolto il problema Bandar, nacque una qualche rivalità tra il giovane ministro della Difesa Mohammed bin Salman ( classe 1980, figlio del Re) e gli altri due parenti più anziani di anni e di potere che avevano cooptato il giovanotto per poter defenestrare il precedente avversario.

L’Uno, Muqrin – che abbiamo già conosciuto e che fu nominato crownprince del crownprince dal Re Abdallah per candidarlo alla successione senza timore di equivoci e l’altro, Mohammed bin Nayaf  ministro dell’interno ( e con un fratello governatore della strategica provincia dell’est) e successore nell’incarico del padre immaturamente scomparso che abbiamo conosciuto quando offri asilo a Ben Alì in fuga da Tunisi.

Il dossier Yemenita era attentamente monitorato, ma non era considerato di importanza primaria, dato che il paese è piccolo, l’influenza saudita decisiva e i ribelli Houtis non sono propriamente sciiti, bensì una via sincretica di mezzo rispetto ai due filoni in lotta nel resto della penisola araba.

Mostrando inatteso interesse a dominare la scena politica saudita, Mohammed Ben Salman, forte del favore del re suo padre, ha preso in mano la situazione e come ministro della Difesa – scopiazzando l’interventismo statunitense – ha iniziato a compiere ricognizioni prima, trattare con gli USA assistenza logistica poi ( aerei radar e cisterna per rifornimenti in volo) , ha lanciato bombardamenti notturni su Sanaa, la capitale e minaccia di prendere ogni altra iniziativa atta a trasformare il ministero in un interlocutore privilegiato degli USA e della Lega Araba che si è riunita a Sharm el Sheik nei giorni scorsi per varare una lega armata ( finita con la nomina di un comamadante marocchino: fuori dalla mischia, ma monarchico).

Mohammed bin Salman mira evidentemente a succedere al padre, il cui regno è previsto come breve. Di qui la fretta di affermarsi, necessitando di una investitura che la discendenza non gli garantisce. Finora la successione è stata adelfica ( tra fratelli) e la costituzione prevede sia eletto il migliore. Unico caso di successione filiale è stato Ibn Saud, il più anziano tra i fratelli, deposto da Faisal nel 1957/8.

Lo Yemen si presta alle avventure militari dilettantesche  come l’Albania si prestò a Ciano: vicina quasi amica, già protettorato e priva di alleati importanti.

Inoltre,  l’aeronautica yemenita è praticamente inesistente, gli Houti si trovano all’assedio di Aden e comunque difettano di armamento antiaereo. Poiché la prudenza non è mai troppa,no boots on the Ground, dato che gli yemeniti hanno fama di combattenti temibili.

Visto che siamo in tema di paragoni storici, l’assunzione della responsabilità del conflitto da parte del giovane Ministro della Difesa del regno saudita, ricorda la nomina del Principe Umberto di Savoia a comandante del fronte francese nel 1940. Non c’era gloria da raccogliere, ma i francesi se ne ricordarono a guerra finita e questo fece precipitare le sorti di Casa Savoia cui fu favorevole la sola Inghilterra.

Un membro della famiglia reale non deve mai essere messo in condizione di sbagliare e questo vale anche per la casa Saudita. Lo Yemen è un osso duro e anche se domani si annunziasse l’intesa nucleare tra Iran e USA, non è detto che l’intesa si trasformi subito in collaborazione nel mondo arabo. Anzi.

Per ora i due triumviri mordono il freno, ma hanno capito che la successione a Salomone non sarà una corsa a due, anche se un errore di imprudenza come questo loro non l’avrebbero fatto. Lo hanno lasciato fare.

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