INGHILTERRA-IRAK-AFGANISTAN. I COSTI UMANI DI UN IMPEGNO BELLICO SECONDARIO. di Antonio de Martini

Il ministero della Difesa britannico, pressato da una ONG. che si occupa dei reduci ( Help for heroes), ha pubblicato un primo bilancio del periodo gennaio 2001-2014 in termini di impiego del capitale umano e perdite subite in relazione all’appoggio dato agli Stati Uniti in una con altri paesi tra cui l’Italia, in un conflitto a bassa intensità.

In tutto, la turnazione al fronte ha interessato oltre 220.560 tra uomini e donne.
I morti appartenenti alle Forze Armate britanniche sono 453.
Nello stesso periodo 20.603 persone sono state congedate perché ” inabili al servizio”.
Di queste 14.999 per ferite fisiche e il resto per una combinazione tra fisico e mentale che evitiamo di contare due volte.

Il prof Neil Greenberg della cattedra di salute mentale al KING’S COLLEGE di Londra ha calcolato nel corso di una ricerca, che il 27,2% dei militari ritorna dal fronte con una qualche forma di “ferita mentale” che si rivela anche dopo mesi.

Rapportato al numero dei militari impiegati, abbiamo quindi ben 59.992 persone che portano o porteranno nell’anima le cicatrici della guerra.

Vero che ci sono persone che hanno partecipato a più turni di impiego, ma altrettanto vero che ci sono elementi che si sono sottratti alle cure e penso che le due cifre possano essere considerate equivalenti.

Sommando i 14.999 ai 59.992 si ha un totale di 74.991cittadini perduti per il paese, oltre a un costo finanziario rappresentato dalle indennità di invalidità dei superstiti, al netto dell’assistenza a chi è rimasto handicappato.
Lascio alla immaginazione dei lettori le possibili cifre di un conflitto in aree densamente popolate come quelle europee.

Queste cifre sono desunte da un servizio della BBC a cura di Jonathan Beale. Qualche anno fa, assieme a Giano Accame volevamo commentare i comunicati ufficiali emessi da Superesercito durante la seconda guerra mondiale e ne facemmo richiesta all’ufficio storico dello Stato Maggiore.
Ci risposero che non erano consultabili perché segreti.
Quanto alla RAI, siamo al primo conflitto mondiale e il termine neutralità è tabù .

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Commenti

  • Carlo Cadorna  On settembre 22, 2014 at 5:06 pm

    In passato si assumeva come probabile la perdita, in conflitto a fuoco, dal 15 al 30%. Ma si calcolava soltanto i morti ed i feriti gravi. Oggi che, giustamente, si calcolano anche le inabilità psicologiche, le perdite previste sono molto più alte. Quello che è preoccupante è che in questo contesto il nostro esercito, per mancanza di volontà politica, non ha risolto nemmeno il problema del turn-over del personale volontario condannandolo all’invecchiamento graduale e, quindi, all’inefficienza operativa.

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