IL “GENERAL CADORNA” CI SCRIVE SULLA SITUAZIONE ITALIANA E MATTEO RENZI. di Carlo Cadorna

alcuni mesi fa scrissi che, considerata la situazione generale del paese, conveniva dare una fiducia condizionata al premier per qualche mese allo scopo di verificare se alle promesse seguivano i fatti.  

Oggi sono i numeri a dire, senza possibilità di errore, che nulla è cambiato sulla strada della Grecia.   Infatti il fabbisogno dello Stato è aumentato così come gli interessi pagati sul debito a fronte di una produzione di ricchezza che non c’è e non ci potrà essere senza un taglio consistente della pressione fiscale.  

Al contrario, la maggiore spesa è stata coperta con nuove tasse che aggravano la stagnazione dell’economia non soltanto perché frenano i consumi,  ma soprattutto perché sono andate a colpire quel risparmio che lo Stato (art. 47 Costituzione) dovrebbe tutelare perché riguarda i cittadini che si impegnano, lavorano e producono per elevare il livello di vita e di sicurezza della propria famiglia. 

Nulla invece è stato toccato nel campo dei privilegi, legali ed illegali,  che l’attuale classe politica si è ritagliata nel tempo  e che, poiché costano una cifra che si avvicina ai cento miliardi, ci stanno portando alla rovina. 

Quanto è accaduto in questi mesi rende evidente che l’attuale classe politica, nel suo complesso, non ha alcuna intenzione di auto riformarsi né di mettere in gioco il proprio benessere per attuare una vera riforma dello Stato che lo renda più efficiente e meno costoso.  

Prima di ricercare delle possibili soluzioni,  bisogna sgombrare il campo da alcune affermazioni che non hanno fondamento.  La prima è che gli italiani votano sempre per lo stesso partito,  vanificando il voto con un sistema proporzionale:  le recenti elezioni europee hanno infatti dimostrato il contrario anche se, avendo votato la metà degli aventi diritto, non sono certo sufficienti a dare una patente di democrazia all’attuale governo. 

La seconda è che il premier non avrebbe poteri sufficienti per governare:   si dimentica, per esempio, che ha la possibilità di intervenire sulla televisione pubblica a reti unificate, che ha alle sue dipendenze le forze dell’ordine ed i servizi segreti.  Certo, l’impiego di questi ed altri mezzi, richiede coraggio e, soprattutto, autorità morale:  di quest’ultimo materiale, in particolare, mi pare che l’attuale classe politica non ne disponga affatto.  

Quindi,  che cosa conviene fare?   In democrazia, quando le cose non vanno bene, si va a votare:  nell’attuale situazione, poiché il quesito è come uscire dalla crisi,  vi sono tutte le condizioni perché si confrontino ricette diverse e soprattutto, aspiranti premier diversi. 

Gli italiani hanno già tante volte dimostrato così tanto buon senso che sono certo che sceglieranno il candidato più credibile.

                                                                                          

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Commenti

  • gicecca  On luglio 1, 2014 at 8:55 am


    “….Sceglieranno il candidadto più credibile”. Se escludiamo anche Renzi, per i motivi che sono stati detti, onestamente il buon senso non saprebbe proprio su chi posarsi. si rischia di fare come la colomba dello Spirito Santo, che gira gira è finita sul Gesuita francescano. GiC

  • Stefano  On luglio 1, 2014 at 9:04 am

    Purtroppo per andare a votare il Presidente della Repubblica dovrebbe sciogliere le Camere, cosa che non sarà fatta in nome di una stabilità di governo che ci sta distruggendo. Naturalmente se Governo, Camere e Presidente della Repubblica lavorano contro il Paese, di che democrazia vogliamo parlare? E di quali votazioni? Non sono per nulla ottimista.

  • luca  On luglio 1, 2014 at 9:30 am

    A furia di ripetere nelle più diverse occasioni “ma questa non è una democrazia!” arriveremo un giorno a riconoscere che non si tratta di un’imprecazione ma di una constatazione?
    L’attuale forma di governo non presenta elementi sostanziali tipici delle democrazie in misura prevalente rispetto a quelli delle oligarchie.
    Qualcuno l’ha chiamata postdemocrazia. Ne conserva la buccia, ma svuotata del contenuto.
    Regoliamoci di conseguenza.

  • Roberto  On luglio 1, 2014 at 10:25 am

    Se usiamo un pò di vecchio buonsenso ci accorgiamo che Renzi non ha nessuna legittimità sostanziale per poter incidere in modo profondo nell’architettura istituzionale. Il sistema è marcio e va rifatto, partendo, in primis ,dalla burocrazia. E sono proprio gli apparati burocratici e politici (partecipate) che vanno smantellati e si oppongono. Renzi non ha preso il 41% come strombazza insieme alla sua compagine di giovani stenterelli ma solo poco più del 20% dell’elettorato reale. E quindi è solo e debole. Che vada alle elezioni (dubito) e poi ci si diverte

  • luigiza  On luglio 1, 2014 at 10:51 am

    Posso sbagliarmi ovviamente ma reputo che il sig. Renzi dai suoi predecessori ha imparato due lezioni che sta mettendo a frutto:
    – dal Berlusconi l’arte di illudere l’elettorato con promesse tanto roboanti quanto fasulle. E grazie a tale maestro ha conquistato la posizione di Presidente del Consiglio.
    – dal Monti e Letta ha imparato che si entra nel club ristretto dei servitori/esecutori dei piani delle elite sovranazionali ci si guadagna in prestigio, soldi, carriera e sicurezza per il futuro.

    • antoniochedice  On luglio 1, 2014 at 12:37 pm

      Sulla sicurezza non giurerei

  • Valentino  On luglio 1, 2014 at 3:10 pm

    Temo che potremmo “cantarcela e suonarcela” per un tempo infinito, se non arriviamo al nocciolo del problema. C’è una sola riforma che, a mio modesto avviso, sarebbe da fare, urgentemente: quella dell’ordinamento costituzionale a favore del presidenzialismo. Sciolto questo nodo, avrà senso parlare anche di tutto il resto.

  • Frank  On luglio 2, 2014 at 2:03 am

    Sul presidenzialismo con questa classe dirigente mi viene da ridere. O piangere. E sto. Per il resto quoto luigiza. E aggiungerei il buffonismo come pratica politica al cospetto di alcuni giganti della “prima repubblica” che sarebbe il caso che tornassero a far sentire il peso dell’esperienza. Non mi pare il caso di lasciare a giovincelli della mia similgenerazione i pallini in mano.
    Frank aka “fate qualcosa”

  • armstav  On luglio 2, 2014 at 2:20 am

    E daglie con la classe politica di qua ed i poteri forti di la’. In sostanza come dice qualche becero: facciamo fuori quei mille e piu’ e tutto funzionera’ meglio, oppure non c’e’ niente da fare poiche’ sono loro(i poteri forti)che hanno in mano la situazione. Noi popolo non c’entriamo mai, siamo dei puri innocenti bambini guidati male? ma finiamola, siamo un popolo di pinocchietti(che de Francia, che de Spagna, pur che se magna), guardiamoci bene attorno e vedrete che Dante ci metterebbe tutti nel girone degli ignavi!

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