SPAGNA: IL RE ABDICA E VIENE OSANNATO MA A COMBATTERE PER LA REPUBBLICA FURONO ALTRI TRA CUI PIETRO NENNI E RANDOLFO PACCIARDI. CHI COMBATTE NON HA TEMPO PER IL BOTTINO. di Antonio de Martini

lettera autografa di Ernest Hemingway  ( clikka il sottolineato rosso)

In questi giorni l’abdicazione del re di Spagna Juan Carlos assieme alla celebrazione della battaglia di Montecassino ( !) e dello sbarco di Normandia, hanno riportato al ricordo dei più anziani gli avvenimenti che modellarono la nuova Italia del dopoguerra. Più che il principe Harry avrebbe dovuto presenziare il re del Marocco.

La parte irrisolta della crisi italiana giace qui sepolta sotto una memorialistica partigiana da qualunque parte la si voglia vedere.

Per gli uni, il male assoluto fu fare il partigiano ( fenomeno prevalente al Nord) , per altri fu scegliere di rimanere a combattere con l’alleato tedesco che – more solito – ci trattò a pesci in faccia.

La vera tragedia e causa della nostra rovina morale – che tutto precede –  fu invece l’inadeguatezza e viltà della classe dirigente italiana nel suo insieme e della Monarchia in particolare.

Un governo che abbandona  ( senza nemmeno lasciare ordini o un rappresentante) la sua capitale difesa da ben sette divisioni italiane  ( con l’offerta di una ottava divisione aviotrasportata fatta dagli USA) contro due divisioni tedesche che avrebbero potuto essere per soprammercato colte di sorpresa, ci dice tutto.

Le tragedie personali e i problemi d’onore che ne seguirono ( e che provocarono suicidi come quello di Fecia di Cossato che obbedì, ingaggiando e vincendo un duello navale col nuovo nemico e a fine combattimento si fece saltare le cervella) furono tutte la conseguenza di questa inaudita codardia e del risentimento che – assieme alla propaganda repubblichina  al nord – costò la corona ai Savoia a guerra finita.

Ettore Muti, fu assassinato per ordine di Badoglio. con un colpo alla nuca solo per lenire la paura dello stesso.

La nuova classe dirigente installata a guerra finita, utilizzando come base  una gioventù educata e pronta al sacrificio, usufruendo anche – va ricordato – gli aiuti del piano Marshall,   in un solo  decennio riportò l’Italia, orbata delle sue colonie e in rovina, ai primi posti nel mondo, sistemò in Patria i profughi dalmati assieme a quelli ritornati dalle colonie, riattò le scuole bombardate e l’Italia vinse l’Oscar delle monete con la sua lira,  fu membro fondatore della Comunità Economica Europea.

Gli autori di questo miracolo hanno nomi e cognomi che si vogliono dimenticare: Alcide De Gasperi, Mario Scelba, Randolfo Pacciardi,  Cesare Merzagora,  Guido Carli, Luigi Einaudi,  Giuseppe Pella, Ezio Vanoni, Enrico Mattei, Gaetano Martino.

Appena ci fu nuovamente “trippa per i gatti” un nucleo di arrivisti  intriganti che del cattolicesimo avevano imparato solo le beghe tra frati, capitanati da Amintore Fanfani e sostenuti da Monsignor  Giovan Battista Montini  iniziò a sabotare le fondamenta del nuovo stato con la pretesa di ” allargare l’area democratica” ai socialisti ed oltre.

Essi beneficiarono anche dell’appoggio degli americani timorosi che personaggi indipendenti come Randolfo Pacciardi e Cesare Merzagora creassero un legame con la Francia gaullista.

Fanfani  si assicurò la collaborazione dell’apparato del partito cattolico togliendo la proibizione a candidarsi per gli impiegati del partito. Da qui iniziò l’assalto alla diligenza e degne persone vennero sostituite da traffichini squalificati e squalificanti privi di mezzi che capirono subito come diventare ricchi attingendo alle  floride casse dello Stato.

Dagli uffici studi della Banca Commerciale, dove avevano trascorso comodamente gli anni della tragedia nazionale, uscirono in missione anche i “laici” alla Ugo La Malfa  che si unirono al coro e si impossessarono del partito della Repubblica col sostegno dei fondi del servizio segreto che obbedì ad un preciso ordini di Amintore Fanfani.

Mattei aveva rifiutato questo finanziamento. La Malfa , quando fu implicato anni dopo nella vicenda, ebbe la difesa classica del mafioso: “se si sono spese queste cifre per un piccolo partito come il PRI, chissà quanto si è speso per i partiti più grandi”.

Col primo governo di centro sinistra in arrivo, i centristi si organizzarono attorno a Segni ( padre) Merzagora e Pacciardi per imporre il principio democratico che chi vuole governare deve vincere le elezioni e non praticare il trasformismo che poi diviene regime.

Il tentativo di creare un secondo partito cattolico fallì per una pubblica presa di posizione  dell’Osservatore Romano ispirato dal Cardinal Montini.

Il nuovo partito non si fece:  costituito da 55 deputati Dc ( con alla testa Scalfaro, Gonella e Lucifredi e Bettiol)  che si ritirarono, i nove socialdemocratici capitanati da paolo Rossi si dichiararono disposti a continuare ” se Pacciardi lo avesse ritenuto opportuno” e così i tre repubblicani con Camangi.

Pacciardi capì l’antifona, li sciolse dall’impegno a proseguire in asenza di prospettive elettorali e pronunziò un discorso ascoltato da una Camera silente in cui annunziò il voto contrario.  Il partito che aveva fondato, lo espulse per “indisciplina”.

Perso ogni legame coi valori fondanti la Repubblica, la classe dirigente italiana iniziò a discendere sfaciatamente la china morale economica e politica che l’ha condotta all’attuale livello. Su queste rovine si sono costituite delle fortune personali che tutti sappiamo ricordare.

Con l’arrivo di  Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio, spero nel pensionamento di questa banda di amorali  di tutti i partiti che hanno insozzato ogni cosa, ma il timore che si tratti  dell’ennesimo escamotage, è ancora presente.

All’indomani della guerra il partito fascista si ricostruì sotto le insegne del MSI e riuscì a portare una rappresentanza in Parlamento, pur in assenza di mezzi e privo di accessi ai mezzi di comunicazione.

All’indomani  di questa nostra sconfitta odierna, i responsabili di questo disastro, benché  finanziariamente ben muniti  e con grande facilità di accesso ai media, sono stati puniti dai cittadini con l’eliminazione dalla scena politica. Qualche cadavere galleggia ancora al ministero dell’interno, ma è solo questione di tempo.

Oppure sarà la prova che il sistema resiste e che i miei timori sono fondati.

In questa ricostruzione lampo della situazione italiana, ho volutamente omesso la parte di politica estera ( e il caso Moro ad essa legato)  che si è frammista all’innata vocazione servile di tanti italiani che – come avvenne con l’alleato tedesco –  invitati alla collaborazione offrono un esempio rivoltante di cupidigia di servilismo.

Chi usufruisce di questi servigi sarà il primo a cacciarli a pedate non appena saranno diventati inutili.

Quando voglio superare lo sconforto che a tratti mi assale di fronte a tanta rovina,  mi rileggo la lettera che Ernest Hemingway inviò a Pacciardi  ( buone dieci pagine con notizie sui reduci di Spagna e commenti amari su chi ha combattuto senza medaglie e chi ha avuto medaglie senza combattere) aggiunge  elogi per la sua attività di ministro della Difesa  ( che trovate nel link di testa) ed altre considerazioni personali.  Oppure ripenso ad una scena di “Roma città aperta” del vero grande regista italiano  Roberto Rossellini, in cui un gruppo di ebrei viene portato in manette verso le fosse ardeatine. Sono composti e pregano ” Dio della vendetta, ricordati di noi”.

 

 

 

 

 

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Commenti

  • David  On giugno 6, 2014 at 2:12 pm

    Sulla battaglia di Montecassino gli Alleati si dovrebbero vergognare , alla fine di una inutile battaglia , circa 1000 persone , donne , uomini , anziani e bambini vennero violentate e addirittura alcuni uomini vennero impalati o uccisi , questo avvenne sotto l’autorizzazione del comando alleato.

    Altro che eroi , in rispetto di chi ha tanto ingiustamente sofferto , questo episodio dovrebbe essere commemorato dalla nostre autorità come alto crimine verso l’umanità .

    • antoniochedice  On giugno 6, 2014 at 2:58 pm

      Scopate tante, impala enti non risultano.

  • antoniochedice  On giugno 6, 2014 at 4:12 pm

    Come citazioni si accettano fonti storiche, non politiche impegnate come quelle citate da Davide. Bannato.

    • antoniochedice  On giugno 6, 2014 at 4:22 pm

      Desidero invitare i commentatori a trattare l’argomento del post. Continua la pantomima del saggio che indica la luna e dello stolto guarda il dito. Un vero peccato. Parliamo di storia d’Italia e di prospettiva di risorgimento esu questo dovremmo misurarci senza restare col capo rivolto all’indietro come i dannati di Dante.

  • Roberto  On giugno 6, 2014 at 6:18 pm

    Penso che questo sia il più bel post scritto da Antonio ma solo chi ha vissuto il sogno di una repubblica possibile può capirlo. Oggi il mondo è pieno di scemi col telefonino incollato all’orecchio. Sia a piedi che in macchina. Troppo impegnati a parlare del nulla non hanno tempo di riflettere, di pensare e, forse di sognare, a meno che non ci sia un’app gratuita che insegni loro cosa e come farlo. Su Cassino e le violenze: non esistono guerre nobili e pulite. Gli uomini in guerra sono solo macchine di distruzione. Anche se sono dalla parte della ragione. Troppo facile e troppo stupido tranciare giudizi dal caldo e sicuro di una tastiera di computer. Pensiamo a uomini che, magari un momento prima, hanno dovuto rimettere con le mani a posto le viscere del loro più caro amico colpito da un mortaio e poi sputiamo sentenze. Se poi abbiamo l’intelligenza di tacere, meglio.

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