CRISI ITALIANA: POTREMMO USCIRE DALL’EURO SE SOLO SAPESSIMO COME FARE E SE LA GENTE DESSE RETTA AL GOVERNO. di Antonio de Martini

Con l’arrivo del deficit del nostro paese al 133% del PIL ( il secondo della UE) si apre ufficialmente la caccia alla liquidità, ma con accenti depressionari che tradiscono la mancanza di idee e di coraggio che caratterizza la nostra dirigenza politica.

Chi mostra i segni di aver chiari i propri obiettivi sono alcuni ambienti finanziari italiani che sembrano mirare a drammatizzare la situazione per giungere a una moratoria se non ad una sorta di fallimento generale incontrollato – niente più debiti- da cui si uscirebbe solo abbandonando l’Euro.

L’uscita dalla moneta unica è fattibile in un paese unito e ordinato nelle istituzioni e obbediente nella popolazione, come ad esempio la Francia o anche la Spagna, ma che in uno stato sbrindellato come il nostro o la Grecia , avrebbe effetti socio politici devastanti.
D’altronde sappiamo anche che siamo stati incapaci ad entrare nell’Euro e ci siamo fatti pilotare, cosa fa pensare ad alcuni che saremmo capaci ad uscirne, è per me un mistero.

Sembra che pochi si rendano conto – forse nessuno – che il sommovimento sociale e politico che accompagnerebbe l’evento potrebbe produrre effetti comparabili a quelli di una guerra civile libanese prima maniera, in cui ogni fazione tornerebbe ad armarsi come nel secondo dopoguerra.
Avremmo un futuro economico e politico da Kosovo o Montenegro, in cui le uniche realtà capaci di produrre ricchezza sono, come noto, il contrabbando, la contraffazione, l’adulterazione alimentare e il riciclaggio dei rifiuti tossici.

Ci avviciniamo al momento della verità e decidere dove andare a prendere con urgenza i circa cento miliardi che servono per ristabilire la situazione.
Ho più volte indicato che la via maestra indolore sarebbe stata la nazionalizzazione e riprivatizzazione delle fondazioni bancarie, ma pare che tutti gli errori commessi da Giuliano Amato siano intoccabili e la fine miseranda che attende alcune fondazioni fa ormai pensare che il ricavato sarebbe inferiore a quello ipotizzato cinque anni fa.
La patrimoniale, molto malfatta, è già in funzione ed è applicata a soggetti di dubbia esigibilità in tempi brevi.
La proposta Savona di creare un fondo immobiliare che raccolga denaro fresco a migliori condizioni di rating, ha tempi ormai lungi e la trasfusione rischia di giungere a paziente deceduto.
È quindi necessario ipotizzare una manovra finanziaria integrativa di governo oltre a quella ( solo da me ipotizzata) verso le banche, per raccogliere almeno altri cinquanta miliardi.

L’ unica strada percorribile in tempi brevi – lo dice Lookout di questa settimana – e è ” l’emissione di obbligazioni a tasso fisso, garantite dallo Stato, da parte della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) da allocare presso le due “casse-forti” italiane: i Fondi Pensione (104 miliardi di euro di raccolta) e le Assicurazioni (108 miliardi di euro di premi annui raccolti, 526 miliardi di euro di investimenti e 397 miliardi di euro a copertura delle riserve tecniche, IVASS – Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, 2013).

Le obbligazioni della CDP sarebbero sicuramente migliori di molti titoli di debito sovrano estero, che abbondano nei portafogli, e non inferiori a quanto attualmente assicurato dalla gestione patrimoniale di molte delle 19 casse previdenziali private e dei fondi pensione negoziali. ”

” Per le assicurazioni forse vale la pena ricordare che appena due giorni fa l’IVASS ha chiesto a Unipol-Sai di intervenire sui 6,5 miliardi di titoli strutturati (derivati), di cui 5,2 nella sola Unipol, che la compagnia assicurativa deteneva al 30 giugno 2013.

Dal punto di vista dell’affidabilità-solvibilità, forse è venuto il momento capire che da questa crisi o si esce con uno scatto in avanti e tutti insieme, oppure c’è il collasso che può essere sociale, dell’euro o di entrambi, ma in tal caso sarebbe difficile esigere il pagamento dei debiti da chiunque e ovunque fossero stati contratti.”

Infine, è bene ricordare che altri paesi dell’UE sono ricorsi ai patrimoni delle casse previdenziali e dei fondi pensioni con interventi ben più coercitivi.
Il governo francese ha richiesto alle casse previdenziali di riorientare il proprio attivo verso i titoli di stato.
In Polonia il governo ha imposto il trasferimento delle obbligazioni coperte da garanzia pubblica (titoli di stato) in possesso dei fondi pensione nelle casse dello stato (40 miliardi di euro).
In Ungheria, nel 2011, il parlamento ha nazionalizzato le case previdenziali.
La Germania , con un artifizio contabile ha escluso da sempre la sua equivalente della CDP dal bilancio dello Stato. Se lo facesse come facciamo tutti noi, il suo deficit passerebbe dall’80% a ( cito a memoria) oltre il 93.

Informazione : Esiste uno iato tra i lettori e i commentatori abituali di questo blog.
I lettori crescono di numero regolarmente, mentre i commentatori tendono ad essere gli stessi. I commenti aumentano di numero ed intensità solo quando affronto temi di politica italiana e si dividono in due sottospecie: quelli che prescindono dall’argomento trattato e fanno propaganda spicciola alle proprie convinzioni e quelli che commentano in buona fede.
Tutti o quasi i commenti tendono ad aumentare di volume mostrando segni di voler collaborare più che limitarsi a commentare.
Sarei lieto di aprire la porta alla collaborazione a condizioni chiare che cercherò di definire. Chi è interessato…

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Commenti

  • robertobuffagni  On ottobre 26, 2013 at 9:23 am

    Grazie per l’invito. Non ho speciali competenze nelle materie di cui tratta il suo blog, e sono abituato a scrivere solo di cose che conosco bene. Ma se mi sembrasse d’aver qualcosa di interessante e fondato da dire, sarei ben lieto di accettare la sua ospitalità, naturalmente uniformandomi alle regole di casa.

    • antoniochedice  On ottobre 26, 2013 at 1:30 pm

      Grazie. Mi dice quali temi tratterebbe? Se preferisce, in privato.

      • robertobuffagni  On ottobre 27, 2013 at 3:56 pm

        Grazie a lei. Ho competenza professionale nel campo dell’industria culturale anche internazionale; in particolare, teatro ed editoria. Ho contatti professionali e amicali con intellettuali di diversi paesi, anglofoni e francofoni. Ho una formazione storica piuttosto solida, ho studiato anche geopolitica e scienza militare ma non sono aggiornato.
        Non sono competenze in linea con il taglio del suo blog. Comunque, metto volentieri a disposizione quel che so, se pensa che possa servire. Altrimenti, sarà ben lieto di continuare a seguirla come lettore.

  • mauro marabini  On ottobre 26, 2013 at 1:29 pm

    caro Antonio, sono disposto a collaborare aspetto di conoscere le condizioni. Non ho competenze particolari ma da italiano all’estero ho attivato un osservatorio dell’altra Italia. Che é senz’altro migliore di questa.

    • antoniochedice  On ottobre 26, 2013 at 1:31 pm

      Grazie! Ci contavo.

  • Luigi za  On ottobre 27, 2013 at 5:11 pm

    .. ma pare che tutti gli errori commessi da Giuliano Amato siano intoccabili

    L’amato (da chi?) topo italiano ha commesso errori?
    Ma sig. Antonio mi stupisco di Lei. Non ricorda cosa disse al tempo di Mani Pulite: “Ma noi non sapevamo”.
    Era uno dei consiglieri più vicini al Boss, ma se la cavò dicendo che lui non saperva.
    Ed usò pure il plurale majestatico! Quando si dice essere modesti.

  • luigiza  On ottobre 28, 2013 at 5:40 am

    Sembra che pochi si rendano conto – forse nessuno – che il sommovimento sociale e politico che accompagnerebbe l’evento (uscita dall’Euro) potrebbe produrre effetti comparabili a quelli di una guerra civile libanese prima maniera, in cui ogni fazione tornerebbe ad armarsi come nel secondo dopoguerra.

    Uno ne é ben consapevole tanto da commentare in un suo recente post che fra non molto Berlino chiamerà Mosca, ma non come ha interpretato Lei, per intensificare i commerci, ma per chiedere l’invio dell’esercito nel tentativo di ristabilire un minimo di ordine sociale non solo in Italia ma nell’Europa occidentale tutta.
    La Germania grazie alle riforme Hartz sarà una isola di relativa pace sociale.
    Tutto il resto sarà marasma e non bastano due, tre brigate dell’Eurogenfor per ristabilire l’ordine.

    Cosa succederà poi glielo lascio immaginare, ma così andrà se non cambia qualche cosa nella testa di coloro che sono al potere a Bruxelles.

  • Fabrizio  On ottobre 28, 2013 at 7:34 pm

    l’edizione tedesca del Wall Street Journal intervista Amussnen, che incidentalmente fa il direttore della Bce (Draghi è il presidente), che afferma che “l’Italia è troppo grande per essere salvata dall’esterno”. La dimensione della crisi italiana è di nuovo tornata a due anni fa, con il rischio crack del paese.

    E l'”Europa” non ha alcuna intenzione di iniettare risorse nel nostro sistema. Nemmeno alla greca cioè in una gigantesca partita di giro che ha disintegrato il paese ellenico. Siccome Asmussen sostiene che l’Italia è strategica per Ue, Bce ed eurozona è chiaro dove si sta andando. Alla ricerca dello Jaruzelski italiano che faccia l’autoinvasione per tamponare l’eurozona come il golpe polacco del 1981 fermò per qualche anno la crisi del patto di Varsavia.
    Se le considerazioni di Asmussen sono moneta comune in Europa, se non sono posizioni isolate, ne vedremo delle brutte. Perché si cercherebbe di favorire una drammatica riduzione del debito, del “costo” del lavoro in forma di fatto militare facendola pagare salatissima a più di mezzo paese. Il 2014 sarà tutto fuorché una passeggiata di salute.

    http://www.senzasoste.it/nazionale/wall-street-journal-italia-troppo-grande-per-essere-salvata–cosa-sta-succedendo

    • antoniochedice  On ottobre 28, 2013 at 7:57 pm

      Sta succedendo che gli USA stanno per sferrare l’ennesimo attacco all’Euro per spezzare la UE che per quanto imperfetta è la sola realtà capace di competere.
      Il dollaro è arrivato a 1,40 sull’Euro; l’inflazione in zona euro è all1,5% e la BCE non è in grado di dare stimoli all’economia perché ha il tasso di interesse già a zero.
      Per reagire possiamo solo creare inflazione ed è quel che vogliono: se lo fanno solo loro è rischio bancarotta, se lo fanno tutti ( es il Giappone) diventa prassi accettabile.
      Attaccano l’Italia perché è l’anello debole della catena ( Bloomberg da ieri dice che i Bond italiani sono in calo da tre settimane).
      Montembourg dice che la crescita dell’Euro di questi giorni vale per la Francia 150 mila posti di lavoro.
      Per noi idem.
      Il direttore Amussen cerca di tagliarci la ritirata dicendo che siamo troppo grandi per essere salvati. Per fortuna non è lui a decidere. Comunque un eventuale salvataggio verrebbe fatto dopo le elezioni europee.
      Se cediamo adesso, ci attende un anno ( e più) ultradrammatico.
      Poi i debiti dei superstiti finiranno più o meno azzerati.

  • Luca  On ottobre 29, 2013 at 5:19 pm

    Gli attacchi speculativi mirati per fare scendere il tasso di cambio euro / dollaro non sono fantasie cospirazioniste. Sono ufficiali e documentati. Anzi: pubblicizzati.
    http://online.wsj.com/news/articles/SB10001424052748703795004575087741848074392
    Perché l’effetto riesca contro una valuta forte come è diventata l’euro bisogna infatti creare un moltiplicatore delle scommesse iniziali. Che cosa c’è di meno costoso che ordinare agli editori delle riviste finanziarie più lette di pubblicare articoli che generino aspettative negative sull’euro?
    Siccome la moneta comunitaria è unica ma il debito non è solidale, il gioco è facile. Basta puntare contro gli stati più deboli o meno reattivi per sperare in un effetto a catena.
    Inoltre, male che vada, si crea turbolenza, volatilità e si guadagna in continuazione, con puntate alternate al ribasso e al rialzo. Quindi si riescono ad associare al progetto anche speculatori puri. L’unione fa la forza. Quando il branco abbandona i cuccioli e gli anziani, i predatori spuntano da tutte le colline.
    L’euro, come l’oro o una valuta che sia comunque agganciata all’oro, possono minacciare il ricorso esclusivo al dollaro come moneta di riferimento per i pagamenti degli scambi mondiali. Ecco allora che si riescono ad aggregare senza fatica al progetto anche tutti i politici e i grandi imprenditori che temono il giorno in cui il dollaro dovrà passare il testimone ad altra valuta.
    Inoltre grandi banche e gestori di fondi hanno azioni e obbligazioni quotate in dollari e non vogliono vedere il loro rendimento relativo scendere sui mercati internazionali. Come è accaduto dal secondo giorno successivo alla nascita dell’euro in poi.
    Se i politici europei sedessero di più in Europa e meno sulle sue sponde ci sarebbe stata una reazione coordinata, adeguata, con una leadership congiunta franco – tedesca, l’emarginazione del Regno Unito, una politica monetaria graduale, un’allargamento ad altri stati più pragmatico e meno ideologico.
    Oggi invece stiamo diventando soltanto un grande mercato di forza lavoro specializzata a basso costo e di risparmiatori – consumatori da spremere.

  • antoniochedice  On settembre 1, 2014 at 5:28 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Scritto a ottobre 2013

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