LA VICENDA SIRIANA CI INSEGNA UNA COSA NUOVA: ANCHE LA RUSSIA PUNTA SULL’ASIA.. di Antonio de Martini

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La delusione del duo Obama-Kerry a Pietrobugo è stata duplice.

Da un canto il mancato compattamento degli alleati europei dietro le tesi bombarole USA e dall’altro lo sfilamento di due paesi chiave della politica americana in Asia meridionale: India e Indonesia.

Entrambi questi paesi sono stati oggetto di attenzione particolare da parte di Obama in persona che li ha visitati ufficialmente nel suo tour asiatico durante il suo primo mandato e non a tutti sono sfuggiti gli sforzi dell’intelligence statunitense per creare una contrapposizione Cina – India in vista di disporre di un serbatoio umano importante in caso di conflitto.

L’Europa, che sta tornando ad essere una espressione geografica, è vista da Russia e USA come un partner politico troppo complicato, ma un cliente ( anzi, il cliente) primario per le rispettive conduzioni della propria politica energetica, ma un concorrente pericoloso per quella agroindustriale che è la principale fonte di reddito USA e di preoccupazione russa.

L’India – e in buona parte l’Indonesia – sono invece partners ideali a tutto tondo:
Il loro mercato totale equivale numericamente e supera in potere di acquisto individuale quello cinese, dispongono di mano d’opera a basso costo e legislatori flessibili, fanno parte della barriera naturale di contenimento e controllo dei flussi commerciali cinesi.
In più L’Indonesia, essendo il più popoloso paese mussulmano del mondo ha anche una tale potenziale importanza culturale che è stata notata anche persino dai più rozzi tra gli analisti americani.

Gli USA, pur di non perdere il rapporto con questi due paesi, li avevano esonerati dal rispettare l’embargo petrolifero contro l’Iran.
Evidentemente pensavano che l’eccezione concessa ( anche al Giappone) avrebbe cementato il rapporto, ma così non è stato.

Adesso, chiudere l’accerchiamento marittimo delle rotte cinesi verso il mediterraneo diventa problematico per gli strateghi Yankees: l’affondo russo ha tagliato da nord a sud tutte le rotte.
Mentre prima il problema siriano era essenzialmente una faccenda di politica interna, adesso diventa una questione di prestigio internazionale tra Russia e Stati Uniti.

Alcuni segnali avrebbero potuto far captare agli USA il cambio di vento in India.
Il primo è stato il piano di riarmo del paese.

Gli indiani hanno accettato l’idea americana di diventare una potenza marinara ( unica conseguenza per ora l’arresto dei nostri maró), ma il primo fornitore di armamenti è diventato la Russia.

I subappalti americani di software e gli investimenti industriali, non sono bastati a cancellare la strage di Bophal in cui la Union Carbide provocò neel 1984 un disastro ( col gas) costato la vita – stime ufficiali – a quindicimila persone.
Il contenzioso legale continua ancora oggi ( il mandato di cattura per il CEO americano è del 2009) e la Union Carbide non ha nemmeno bonificato il sito o finito di indennizzare i superstiti.

Gli USA vengono quindi percepiti come la versione arrogante degli sfruttatori inglesi: si possono sfruttare, imitare, ma non fidarsene.

Gli approvvigionamenti energetici di petrolio iraniano contro riso, grano e stoffe hanno prodotto i loro effetti e l’accordo con la Cina di ” saltare” il dollaro USA nelle transazioni commerciali bilaterali ( anche con l’Indonesia) ha fatto il resto.

La “sorpresa” mostrata da Putin per lo schierarsi di questi due paesi nel campo Siria-Iran ( e Cina) al G20 è stato un gesto di cortesia diplomatica mirante a stornare l’ira americana – Inevitabile – per questo ” giro di valzer” mentre Obama era intento a fare lo sceriffo nel Levante.

Bashar el Assad passa ormai in seconda fila e se fossi in Putin starei ancora più attento di quanto già non fosse a quanto accadrà nella Russia mussulmana e nel campo dei ” diritti civili”.

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Commenti

  • nikitesoroni  On settembre 12, 2013 at 9:41 am

    Tradizionalmente gli indiani odiano gli americani. Questo governo ha fatto dei bei giri di valzer con loro, ma deve anche stare attento all’erosione di consensi verso il BJP.
    Con i mussulmani devono fare i conti tutti. Non so quanto Lei conosca l’Asia, ma in tutti i paesi asiatici non mussulmani, la gente li definisce pericolosi, guerrafondai, violenti, fomentatori di disordine e, soprattutto, intolleranti. Li vedono così da sempre, che la maggioranza del paese sia indù, buddista o altro. E loro li hanno in casa da secoli, non da un paio di decine d’anni…

  • Mario Maldini  On settembre 12, 2013 at 10:27 am

    Non metto in dubbio che in molti luoghi le cose stiano così, ma in Asia sono in corso anche rilevanti episodi di sopraffazione ai danni dei maomettani come tali,
    affermando uno degli elementi costitutivi e iniziali del genocidio: nel Sin-
    Kiang cinese ( già Turkestan) contro gli Uiguri, in Birmania contro la minoranza
    islamica al confine occidentale,in Vietnam, dove la piccola minoranza musulmana fu polverizzata a suo tempo, insieme a quella cristiana, dai comunisti vittoriosi ( e buddisti).
    Nessuna delle grandi religioni asiatiche, che tanto affascinano gli occidentali, ha rinunciato alla spada.

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