IDEE PER UN’AZIONE DI GOVERNO DI UNITÀ E RIPRESA NAZIONALE

Per la prima volta dai tempi del CLN in Italia si è costituito un governo di Unità e Ripresa Nazionale imposto dalle circostanze e dal Presidente della Repubblica.
Siamo entrati alla quasi unanimità in un regime di egemonia politica del Presidente rispetto al Parlamento; più per ammissione di impotenza delle forze politiche che grazie al viatico dell’elettorato, come proponeva Randolfo Pacciardi già cinquanta anni fa assieme al fior fiore dei costituzionalisti italiani.

Le conseguenze di questa mancata legittimazione democratica non sono poche e includono, in caso di fallimento dell’esperimento, il rischio di un ulteriore declassamento del nostro paese nel contesto delle nazioni e forse un conflitto aperto.
Si tratta di una eventualità che va ricordata alle mosche cocchiere che gridano al ” tradimento dell’elettorato” che in questi lunghi anni hanno allegramente fottuto appropriandosi di tutti i denari pubblici che hanno potuto.

Il governo e il programma sembra valgano il rischio che corriamo e rispondano alle esigenze del momento.

L’Italia vive un periodo storico complesso e di soggezione rispetto ad altri stati, come conseguenza di un trentennio di perdita di dignità, ricchezza e senso della nostra missione nel mondo. Abbiamo pazientemente atteso lo sfaldamento del PCI, DS, PDS, PD e adesso finalmente qualcosa potrebbe cominciare a muoversi.

La presenza della Chiesa nel nostro territorio rende la matassa ancora più ingarbugliata.
Il governo non potrà cambiare questo stato di cose, ne volgerlo a suo favore nel breve o nel medio termine, ma deve poter porre le basi della rinascita economica, politica e morale eliminando ogni strascico di mala amministrazione, ingiustizia e pressappochismo.

POLITICA ESTERA

A) riprendere il nostro ruolo in Europa promuovendo una alleanza latina e balcanica che riequilibri il peso dei paesi del Nord Europa. Monti, in questo senso ha iniziato ad agire e questo sforzo andrebbe continuato ed ampliato. Non richiede investimenti, ma ottimizzazione degli uomini e mezzi a disposizione, specie del servizio diplomatico.

Il cambiamento in politica estera va visto nel senso della riduzione dell’impegno multilaterale ( ONU, NATO, FAO, UNESCO ecc) accentuando le attività bilaterali, che comportano assunzioni di responsabilità – e influenza – maggiormente focalizzate. Questa scelta è imposta dalla globalizzazione che presuppone, specie in economia, un tutti contro tutti. La classifica degli investimenti multilaterali coincide con quella dei paesi più corrotti: la Grecia è al primo posto, seguita a ruota dall’Italia e questo deve far riflettere.

B) sempre in politica estera, le nostre ambasciate devono trasformarsi in uffici prevalentemente commerciali e vedersi assegnati compiti di incentivazione dell’interscambio con obbiettivi precisi e in tempi definiti. Questa scelta ci metterà in diretta competizione, specie nell’area mediterranea, con gli Stati Uniti ( il primo settore e il primo mercato di business degli USA non è l’industria elettronica , bensì l’agrindustria nell’area MENA ( Middle East and North Africa). Mentre gli USA nascondono male l’irritazione per eventuali rivalità politiche, capiscono e apprezzano – senza fare sconti – la concorrenza anche dura. Niente remore, quindi.

C) l’immigrazione può rappresentare un vantaggio competitivo: la legge Bossi-Fini va radicalmente rivista favorendo l’afflusso di manodopera, qualificandola ed usandola anche per penetrare i mercati da cui provengono.
Aprire le frontiere per un semestre a chi entra con un biglietto di andata e ritorno e dispone di un minimo di mezzi di sussistenza per cercare lavoro. L’attuale situazione, favorisce il trafficking e la corruzione negli uffici consolari.

D) altro punto chiave è l’attrazione degli investimenti in Italia: La nostra diplomazia deve promuoverla e le regioni incentivarla con dotazioni e completa deburocratizzazione,. La burocrazia è la prima causa della piccola corruzione che fa tollerare quella grande.

POLITICA ECONOMICA E FINANZIARIA
A)per rimettere in moto il mercato, è indispensabile dare denaro alle famiglie, non alle imprese: il denaro dato alle famiglie va ad aumentare i consumi, quindi stimola la produzione, mentre i finanziamenti alle imprese vanno a diminuzione dei debiti, quindi alle banche che non lo rimettono in circolo. In questo senso le idee del salario minimo garantito et similia espresse dal governo e dai grillini vanno nel senso giusto.

b) L’Italia non è povera: al suo interno operano potentati economici pubblici ( INPS per tutti) molto ricchi. È un po’ come la DC degli anni ottanta: la DC era povera e piena di debiti, mentre le sedi delle correnti avevano quadri d’autore alle pareti. Occorre spuntare le unghie a questi sottosistemi che prosperano mentre il centro è in difficoltà. I sottosistemi con meno radici e più pretese e corruzione, sono le Regioni che a mio avviso andrebbero ridimensionate privandole della gestione della sanità.

C) Nella BCE la Germania possiede il 18% delle azioni ( e l’Olanda il 3%) , contro il 14% dell’Italia, della Francia . Facendo fronte comune con Francia e Spagna, possiamo rovesciare gli equilibri della politica monetaria ed aumentare la liquidità ove se ne intraveda l’opportunità.
In questo prossimo trimestre potremmo chiedere di far ridurre il tasso di sconto, dando respiro alle aziende.
Urgente e ormai condivisa, è certamente la separazione tra banche commerciali e banche d’affari.

D) Un decisivo provvedimento potrebbe essere la nazionalizzazione delle fondazioni bancarie il cui patrimonio è in mano a una ottantina di persone designate dai partiti esistenti nel1993 ed ammonta a oltre cento miliardi ( ammessi da loro).
Poiché le fondazioni non hanno proprietari, lo stato non dovrebbe corrispondere indennizzi di sorta. Una riprivatizzazione pensata in termini di dividendo sociale ( ho pubblicato i giorni fa un reprint) consentirebbe di incassare oltre cento miliardi senza indebitarsi,ridurre la nostra esposizione e investire per lo sviluppo.

E) provvedere alla copertura delle spese previste senza entrare in conflitto con l’Europa, , presuppone una riforma fiscale ( da tempo nel cassetto) , la conseguente sanatoria ( che consenta di far cassa) e il licenziamento di una percentuale congrua di impiegati pubblici. Questo è il vero banco di prova assieme ad una energica azione di riconquista dei mercati mediterranei perduti in due anni di primavere bollenti e la realizzazione a ritmo sostenuto di un programma di lavori pubblici che recuperi posti di lavoro.

F) limitare a due le pensioni percepibili da un cittadino ( 230.000 italiani ne hanno quattro o più. Fonte ISTAT ). Il risparmio potrebbe consentire di elevare la pensione minima a seicento euro.

POLITICHE CULTURALI E DELL’ISTRUZIONE

Ecco un settore in cui non va lasciata pietra su pietra e da cui dipende il futuro a medio termine della nazione e del suo ruolo nel mondo. Manca poco alla presentazione del documento di politica economica e finanziaria ( DPEF) e se il giovane Letta ha i numeri per governare o meno, lo vedremo dagli stanziamenti in questo campo.
Ogni paese ha un punto di vantaggio rispetto agli altri e l’Italia è il Market leader dei beni culturali nel mondo.
Esiste altro avvenire per un paese de-industrializzato, con più musei che fabbriche?

POLITICA DELLA DIFESA

Proprio ieri la Francia – che continua a mantenere una importante sfera di influenza in Africa, lembi di impero in Oceania e nelle Americhe e dispone di un arsenale nucleare – ha pubblicato un libro bianco della Difesa ( il precedente era del 2008) annunziando tagli di 34.000 uomini entro il 2019. Ormai siamo nell’epoca della ” guerra senza limiti” e lo schewerpunkt di questa si è trasferito nell’economia e nell’elettronica. Speriamo che qualcuno glielo dica e si cominci a parlare di una intesa europea in materia. Questa è l’area in cui realizzare i massimi risparmi, volgendo a nostro favore la situazione di vassallaggio in cui ci troviamo e che non è mutabile nel breve.

LE RIFORME E IL BILANCIO

con il delinearsi di un governo non liquidabile a breve, le chiacchiere sul debito pubblico e sul rientro forzato nei canoni di Maastrict si sono rivelate per quel che sono: chiacchiere.
Ne il governo ne l’opposizione nei loro interventi hanno mostrato preoccupazione in materia.
È probabile che Giorgio Napolitano abbia in tasca una estensione dei termini e di rientro e un addolcimento dei vincoli di bilancio così frettolosamente approvati.
Per le riforme, si prepara una riedizione della bicamerale. Valeva la pena la guerra dei trenta anni fatta ?

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Commenti

  • Anafesto  Il aprile 30, 2013 alle 8:17 am

    Pensa veramente possibile che i piromani che hanno provocato questo incendio possano diventare i pompieri che lo spengono?
    Nel 2008, al termine del governo Prodi, il debito pubblico era al 106% (dopo una cura da cavallo), 5 anni di economia allegra, per non dire demenziale, ci hanno portato al 130%.
    Ricordiamo che i neo pompieri sono gli stessi che per ragioni elettorali hanno provocato una voragine di oltre 5 miliardi con Alitalia, altri 500 milioni col G8 alla Maddalena e adesso vogliono pure restituire l’IMU perché porta i voti degli italiani pressapochisti (per rifarsi a un aggettivo da lei spesso usato).
    Sono perfettamente d’accordo sul reddito di cittadinanza, poi è necessaria un’entità che funzioni e che riesca a reinserire nel mondo del lavoro chi l’ha perso, anche se ha 60 anni.
    Che l’INPS sia così florida come si dice, avrei qualche perplessità, almeno da quando hanno fatto confluire nella stessa altri fondi pensione allo sbando per continuare ad erogare pensioni d’oro senza relativi versamenti (credo siano 30 miliardi il valore perso dall’INPS negli ultimi 2 anni).
    Per quanto riguarda le forze armate vedrei bene di dare una sforbiciatina molto consistente ai 90 catorci volanti (alias F-35), vanno benissimo gli eurofighter che già possediamo visto che per ragioni “politiche” non si possono acquistare dall’est velivoli decisamente meno costosi e più prestanti.

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    • antoniochedice  Il aprile 30, 2013 alle 8:36 am

      Caro Anafesto,
      Nessuno ha spento niente. L’incendio si è spento da solo.
      I novanta F35 sono già stati ridotti a 75, ma poiché la nostra sicurezza non dipende da noi è di indipendenza nessuno ne parla, anche l’acquisto di una doppietta è superfluo.
      Il consenso forzato di cui gode Letta, è dovuto alla frasetta magica pronunziata da Napolitano alle Camere: questa è l’ultima occasione che li separa dal linciaggio.
      Quanto al lavoro, va trovato dai singoli in un quadro normativo non sfavorevole come oggi.
      Superato un certo livello di indebitamento, il debito si alimenta da solo grazie alla ” magia dell’interesse composto” che va debellata.
      La separazione tra Bankitalia e Tesoro si è rivelata il solito bluff e andrebbe eliminata, ma questo è un discorso da affrontare tra dieci anni.

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  • Ettore  Il aprile 30, 2013 alle 8:23 am

    Un interessante serie di proposte pragmatiche. Prima tra tutte la benedetta e mai attuata valorizzazione dei beni culturali che sicuramente offre opportunita’ di lavore che va coniugata con le attrattive turistiche e la difesa del paesaggio e del territorio. Scuola e Universita’ sorvegliate speciali per produrre realmente competenti e non pezzi di carta.

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    • antoniochedice  Il aprile 30, 2013 alle 8:38 am

      Togliere ogni valore legale ai titoli di laurea, eccezion fatta per medicina e farmacia e chimica.

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  • mauro marabini  Il aprile 30, 2013 alle 8:31 am

    Molto bene e molto d’accodo su quanto afferma . Un vero vade mecum per il governo . Anche se avere qualche dubbio su quanto faranno é più che legittimo, non sarei cosi’ pessimista come Anafesto. Puo’ sempre succedere che che questo governo funzioni. Allo stato nascente tante cose possono succedere!
    Alle raccomandazioni aggiungerei una di più: avere attenzione per gli italiani all’estero. Sono una grande risorsa nazionale assai poco valorizzata soprattutto dal Centro Destra .

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    • antoniochedice  Il aprile 30, 2013 alle 8:45 am

      Gli italiani all’estero sono una grande risorsa a patto di non avere a che fare col patrio governo.
      Fino a che i consoli si sentiranno superiori ai meschini ( siciliano) emigranti, meglio che risparmiamo i quattrini.
      Con una emigrazione stabile di oltre cinque milioni di persone – e tanti di più di oriundi – potremmo disporre di una serie di lobbies formidabili a favore dei nostri prodotti, del nostro turismo, della nostra politica estera.

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  • antoniochedice  Il aprile 30, 2017 alle 5:24 PM

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    DAL 1953 litighiamo – a parti invertite- sul premio di maggioranza, mentre l’economia finisce ” a donna pessima”.

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