DUE ANNI DOPO : CHE SORTE HANNO AVUTO LA FAMIGLIA GHEDDAFI E I SUOI FIDI. di Antonio de Martini

Due anni fa iniziava la campagna di Libia con le modalità che ormai ci sono familiari.
Della morte del Colonnello sappiamo tutto o quasi. Sulla sorte dei suoi otto figli e della moglie, è scesa una cortina di oblio.
Penso – in questi tempi di avvicendamenti al potere – sia invece interessante conoscere ” il dopo” dei comprimari ed i loro comportamenti.

Sappiamo che nello stesso giorno fu ucciso uno dei figli , Mutassim, anche se non sappiamo come sia stato ucciso.
Alcuni sostengono che sia perito sotto un bombardamento NATO, altri che sia stato accoltellato dopo la cattura in un albergo della capitale.

il figlio Khamis, quello che assomigliava di piu al padre da giovane, ebbe la fortuna di morire in combattimento un mese prima del genitore dopo aver condotto numerose operazioni alla testa della sua 32 brigata corazzata.

Agli altri, toccò in sorte la sopravvivenza. Il figlio più anziano ( di primo letto) Muhammed, si è rifugiato in Algeria assieme alla matrigna e alla sorellastra Ayisha ( che partorì quasi subito dopo aver superato la frontiera) nella cittadina di Staoueli vicino alla capitale.

Durante il regime, ha diretto il Comitato Olimpico e la società di telefonia mobile e persino nel fervore revanscista dei primi momenti di euforia per la ” vittoria” nessuno ha mosso accuse nei suoi confronti, nemmeno il tribunale penale internazionale.

Più ” toste” le donne della famiglia Safiya ( la vedova) e Ayisha ( la figlia) che hanno detto di non sentirsi rappresentate dal governo attuale e cui il governo algerino ha proibito ogni commento sul regime di Tripoli, dopo che essa rilasciò una intervista di fuoco ad un canale TV sirianoo, incitando i libici alla rivolta.

Ha fatto notizia anche l’aver assunto, Ayisha, un avvocato israelita Nick Kaufmann per depositare una denunzia al TPI e chiedere una inchiesta sulle circostanze della morte del padre.
La creatura nata in quei momenti tragici è femmina ed ha preso il nome della nonna.
Il governo di Algeri ha annunziato di aver concesso ai Gheddafi l’asilo per motivi umanitari, chiudendo sul nascere ogni possibile polemica.

Il solo rimasto in Libia e ” catturato” un mese dopo la morte del padre, è Saif al Islam il figlio-erede che alla London School of Economics si era comprato , oltre alla laurea, anche il rettore ed altri importanti politici britannici. Sulla sua sorte pende grande incertezza oltre che un mandato di cattura del TPI ( tribunale penale internazionale) ed un altro del nuovo regime libico.

I suoi ” catturatori” a Zintan non intendono però consegnarlo a nessuno e il TPI ha finito per farsene una ragione, a dimostrazione che la giustizia internazionale usa più criteri politici che argomentazioni legali. L’imputazione per crimini contro l’umanità che era stata elevata contro di lui, si basa sul l’aver preso partito per il padre all’atto della entrata in guerra, mentre precedentemente si era dedicato ai suoi studi in Inghilterra ed a comprare consensi nel mondo anglosassone a suon di biglietti di banca.

Per spingerla a consegnarsi alle autorità di Tripoli, gli hanno predisposto una lussuosa prigionia con tanto di chef personale, ma Saif al Islam non ha abboccato, preferendo restare dov’è.
La città di Zintan ha aderito pro-forma al nuovo regime, ma l’erede evidentemente si sente al sicuro dov’è e resta in attesa dell’evolversi degli eventi, dato che i nuovi equilibri del potere libico non sono ancora consolidati e il suo clan potrebbe avere un ruolo decisivo nel futuro assetto.

Un’altra branca della famiglia, si è rifugiata in Niger, il paese più povero del mondo anche se ricco di giacimenti di uranio.
A capo di questo ramo della famiglia, , una nostra vecchia conoscenza Saadi Gheddafi, noto per aver indossato la maglia del Perugia calcio.
Sospettato di avere con se importanti sostanze ( ha traversato il deserto con un convoglio) Saadi si è visto piombare addosso una richiesta di estradizione – certo non per aver diretto la Lega calcio- ma il governo , per bocca del ministro della giustizia, ha respinto la richiesta motivandola che avrebbe certamente avuto una condanna a morte.

Attualmente è ospite in una residenza governativa a Niamey, la capitale.
Incerta è la sorte di Hannibal .
C’è chi dice che sia in Algeria con la madre, chi in Niger col fratello. Deve la sua notorietà ad un conflitto con le autorità svizzere che fece rumore, al ” gemellaggio con Bill Gates ( entrambi arrestati per ubriachezza sospetta alla guida) ed al fatto di avere una moglie un po’ troia.
In guerra ha fatto la sua parte dirigendo la difesa dei sobborghi di Tripoli.

Moussa Ibrahim, della stessa tribù di Gheddafi e porta parola per tutto il conflitto, dopo la caduta del regime,, benché notissimo, è irreperibile.

Abdullah al-Sanussi, il capo dell’intelligence è detenuto in quel di Tripoli, dopo essere stato arrestato a Nouakchott , in Mauritania, proveniente dal Marocco.
In Francia è stato già condannato all’ergastolo in contumacia per il sabotaggio di un aereo francese nei cieli del Niger( 170 morti) .
Aspetta il giudizio in Libia per la repressione di Benghazi nei primi giorni della insurrezione.

Moussa Kussa, il capo dell’intelligence estera della giamahurria libica.
Dopo aver disertato consegnandosi a Londra, deve aver negoziato con ottimo successo.
Benché sia il solo ad aver certamente torturato personalmente i prigionieri, abbia avuto un ruolo centrale nel massacro di Abu Selim ( la prigione di Tripoli) ed abbia responsabilità per la strage di Lockerbie, è libero, vive in Katar da dove svolge il ruolo di consulente finanziario del nuovo governo libico e – forse – sta anche negoziando per conto di Saif al Islam qualche forma di intesa.

Le armi di Gheddafi sono sparse come i suoi parenti e contribuiscono alle varie guerre in corso in Mali, Repubblica Centroafricana, Repubblica Democratica del Congo e ne dimenticò qualcuna.

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Commenti

  • Francesco  Il marzo 6, 2014 alle 5:58 pm

    Da fonti non ufficiali, si sa che uno dei figli catturati per primo, forse Saif, difficilmente potrà essere condotto al tribunale internazionale a causa, tra l’altro, del taglio delle dita, pratica non sempre in linea con il bon ton della sede.
    Per l’ultimo figlio estradato (le foto sono di oggi sul Corriere della sera) cosa potremo prevedere?
    Alla fine la barbarie (più che l’oblio) diventerà accettabile, con questa od un’altra ragione, purchè porti petrolio e sia lontana qualche kilometro da noi.

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