Guerra di Libia. ESCLUSIVO: “volontari” egiziani stanno combattendo assieme agli insorti nella zona est. di Antonio de Martini

 Oltre ai  duecento “volontari” spagnoli che dopo aver compiuto un intervento “umanitario” hanno deciso volontariamente di rimanere a combattere in Libia dalla parte degli insorti, 

adesso, una fonte  oculare degna di fede, cita la presenza di numerosi combattenti egiziani, anche loro inquadrati  tra le fila degli insorti. Una stima conservativa valuta al 5% dei combattenti  il numero di egiziani coinvolti nel conflitto. E’ intuitivo che fino alle elezioni di un governo che abbia superato  la prova delle urne,  in autunno, nessun  governante egiziano voglia impegnarsi , mentre tutti  vogliono ingraziarsi il gigante USA, proprio in vista delle elezioni.

Il problema della NATO, lo abbiamo detto,  consiste nella impossibilità di perdere soldati  appartenenti al “primo mondo” che  accetta il rischio guerra solo a patto  che sia una guerra tecnologica  che consenta di non subire  perdite umane.    I paesi del terzo mondo  – con l’aggiunta spagnola –  stanno timidamente cercando di offrire dei contingenti, ma non in numero sufficiente per cambiare le sorti della guerra e quella dei disoccupati. La presenza dei militari egiziani è però una garanzia di continuità  stabilità  per il comitato di Benghazi ed è il segnale che la NATO è pronta a considerare la spartizione e la rinunzia al forcing verso Tripoli.

Altra novità militare: la NATO ha capito di dover dare la caccia ai Pick up ( camioncini) con i  micidiali Katiuscia ( lanciarazzi)  montati a bordo, che hanno funzionato egregiamente da sostituti dei carri armati, troppo riconoscibili. 

E’ probabile che i lealisti cercheranno di adattarsi ancora una volta , usando probabilmente i campi minati e gli attacchi notturni seguiti da immediati spostamenti. L’arrivo dei primi caldi contribuirà  comunque a stabilizzare “il fronte”   e suggerire la rassegnazione  tattica ad entrambe le fazioni.  Inizia la guerra di logoramento che punta all’esaurimento dell’avversario ( da qui l’attentato in Bielorussia che è il fornitore di armi della fazione dei Geddafiani) .  L’estate  sarà forse il momento della trattativa, specie se si trova un interlocutore credibile per entrambi.  Nessuno può permettersi di arrivare a primavera del prossimo anno con la guerra ancora in corso :sia il leader libico che Sarkosi ,  Obama  hanno le elezioni e Cameron ha le Olimpiadi.

La  strategia  di inviare degli “istruttori” non è risultata vincente,  dal Viet Nam ( 250.000) , all’Irak ( ora 138.000)  fino all’Afganistan,( 130.000 +45.000 ausiliari)  , anzi ha innescato sempre l’escalation  che ha finito per stabilizzarsi  sopra i  centomila militari impegnati  e nella migliore delle ipotesi  ha portato a uno stallo.

Oltre agli uomini impegnati su fronti caldi, gli USA hanno truppe scaglionate nei punti sensibili  del globo:  41.000 in Corea del Sud; 40.000 in Giappone; 74.000 in Germania; 1.500 a Guantanamo, nelle Filippine, e in Egitto; 5000 tra Bosnia e  Macedonia.

 Finora gli STATI uNITI, da soli , hanno vinto  scontri militari in maniera definitiva solo nella Repubblica Dominicana ( 1965) Granada ( 1983)  e Panama(1989).   La durata degli impegni  bellici è andata in crescendo: la Corea è durata tre anni; il Viet Nam ,nove;In Serbia – anche se il fardello è stato passato alla NATO  – ci sono ancora presidi militari;   l’Irak è iniziato nel 2003 e non si vede la fine; L’Afganistan  ha superato la durata del Viet Nam e si spera finisca nel 2014.

Il caso Libia non ha fatto eccezioni: iniziato con i soli “insorti”, una massa , gradatamente assottigliatasi , di giovinotti di provenienza tribale ed età massima venti anni, non ha subito il fascino dell’addestramento alla Rambo. Attaccano in maniera disordinata, fuggono ai primi colpi e spesso si accoppano tra loro, più per imperizia che altro.

L’appello del presidente Obama ai paesi arabi perché partecipassero allo sforzo, non ha sortito altri effetti che qualche sovvenzione dal Golfo ( il Quatar, specie dopo un fallito colpo di palazzo di cui nessuno parla, ma attribuito ai sauditi), ma niente soldati. Non ufficialmente.

Evidentemente  sono stati notati e  stanno affluendo “volontari” abbastanza riconoscibili dall’accento, ma ancora in numero insufficiente ad inquadrare  e motivare gli “shabab” ( in arabo vuol dire giovanotti) che cominciano ad avere qualche soldo in tasca e ad amare la vita.

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