I primi scandali dell’ Italia unita. dal libro di DOMENICO BARTOLI ” Italia Burocratica” ed Garzanti 1965

Gli scandali non ce li siamo mai risparmiati.  Domenico Bartoli – grande e onesto  giornalista di area moderata e laica –  ne cita  otto nel suo libro avvenuti tra l’unità italiana ( 1861) e la prima guerra mondiale.  Tutti finiti davanti al magistrato e qualcuno con condanna di fior di deputati.

 Ho pensato di citarli per la grande ignoranza in materia  e perchè ritengo che il ricorrente coinvolgimento di politici, imprenditori e giornalisti sia il male che anche oggi ci affligge. AdM

 Ecco a Voi i Magnifici otto scandali degli albori d’Italia.

PRIMO: “Nell’agosto del 1867 il tribunale di Firenze condannò l’ingegener Carlo Falconieri, ispettore del Genio Civile e membro del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, per avere commesso frodi e peculati nel dirigere i lavori per il trasferimento della capitale a Firenze, avvenuto due anni prima. La sua posizione era stata aggravata dal tentativo di corruzione di un funzionario della prefettura, incaricato dell’inchiesta, e della fuga con la quale aveva cercato, senza riuscrivi, di evitare l’arresto. Stefano Jacini, ministro dei Lavori Pubblci quando erano avenuti i fatti, ottenne la condanna per diffamazione di un giornale che aveva tentato di coinvolgerlo nello scandalo”.

SECONDO: ” Alla fine del 1868, dopo un attacco di Cavallotti sul Gazzettino Rosa, scoppiò in parlamento lo scandalo della Regia dei tabacchi, che ebbe come protagonista Giuseppe Civinini, deputato di Pistoia, passato dall’estrema ai moderati, e perciò violentemente avversato dalle sinistre. Si diceva che avesse ricevuto un milione di lire, equivalente a circa mezzo miliardo di oggi, per sostenere gli ineressi della Regia. Civinini ottenne la condanna di Cavallotti per diffamazione, ma i sospetti rimasero. Il deputato di Pistoia si difese drammaticamente alla Camera dalle accuse con parole che, a rileggerle ora, richiamano quelle pronunciate a Montecitorio dall’on. Pacciardi nel 1961 durante la discussione su Fiumicino. Fu decida la nomina di una Commissione parlamentare d’inchiesta, e pochi giorni dopo uno degli accusatori, il deputato Cristiano Lobbia, fu pugnalato e ferito da u misterioso aggressore. Le conclusioni dell’inchiesta non rivelarono gravi colpe e responsabilità da parte di parlamentari o di altri. Ma parvero reticenti e le polemiche continuarono. Civinini morì povero qualche anno dopo”.

TERZO: ” La complicata vicenda della Banca Romana, dalla fine del 1892 in poi, riempì le cronache del tempo, fece cadere un ministero, mise in pericolo la carriera di molti ministri, deputati e funzionari. La banca, che era uno dei diversi istituti di emissione del tempo, aveva messo in circolazione più denaro di quanto potesse fare legalmente , e cioè, in pratica, stampato biglietti fasi, finanziando in diverse forme (principalmente con lo sconto di cambiali che non venivano riscosse) un gran numero di uomini politici, funzionari e giornalisti. Il disordine dei suoi affari era stato tollerato dai governi degli ultimi anni. Due dei capi della sinistra, Francesco Crispi e Giovanni Nicoltera, erano personalmente compromessi, avendo cambiali “in sofferrenza” presso la banca.

Di Giolitti, il presidente del Consiglio del momento, che alla fine dovette dimettersi, non si discusse nemmeno allora l’integrità privata; ma egli riconobbe di aver avuto dalla banca, per tramite del direttore generale del Tesori, un anticipo di sessantamila lire, equivalenti a una trentina di milioni di oggi, per i fondi riservati dell’Interno, che erano esauriti. Si diceva che Giolitti se ne fosse servito per le elezioni. La somma era stata restituita con gli interessi. Seguirono una drammatica inchiesta parlamentare, che si chiuse con una serie di riprovazioni per i responsabili, e due processi penali. Nel primo, vennero portati in giudizio i dirigenti della Banca Romana e alcuni complici: dopo un lungo periodo di detenzione preventiva, furono assolti tutti nel luglio ’94 perchè i giurati, si disse, vollero protestare contro la mancata incriminazione dei maggiori responsabili.

Il secondo processo, che coinvolgeva personalmente Giolitti, fu per sottrazione di documenti. L’accusa sosteneva che i funzionari della questura di Roma avevano fatto una scelta delle carte tenute nelle mani dei dirigenti della Banca occultandone alcune per ordine del presidente del Consiglio. Ma la Cassazione annullò senza rinvio, nell’aprile 1895, la sentenza della sezione di accusa dichiarando l’incompetenza della magistratura ordinaria”.

QUARTO: “Nel 1894, un noto ed equivoco giornalista, Costanzo Chauvet, legato a quasi tutti i governi della sinistra, ultimo quello di Giolitti, fu condannato a una forte pena di carcere per avere ottenuto illeciti favori a una ditta importatrice di riso. Con lui venne condannato il capo divisione del ministero delle finanze, Cesare Gallina”. 

 QUINTO: “Nel 1903 il ministro della Marina, ammiraglio Bettolo, fu accosato da Enrico Ferri, deputato e giornalista socialista, di aver favorito la Società Terni nella fornitura delle corazze di acciaio per le navi da guerra. Il processo per diffamazione che l’ammiraglio, dopo essersi dimesso da ministro, intentò contro Ferri si concluse con la condanna del deputato socialista. Ma una Commissione parlamentare d’inchiesta, dopo due anni di laovor, accertò che la qualità delle corazze era scadente e che i prezzi risultavano troppo alti. Il nuovo ministro della Marina, ammiraglio Mirabello, potè costringere la Terni a seguire un diverso e più efficace metodo di costruzione, e fece adottare mezzi più rigorosi per verificare i prodotti consegnati”.

SESTO:  “La campagna contro il ministro Nunzio Nasi, deputato di Trapani, iniziata da pubblicisti e parlamentari socialisti, durò cinque anni: dal 1903 al 1908. Alla fine Nasi venne condannato a undici mesi di reclusione dall’Alta Corte, cioè dal Senato, chiamato dallo statuto a giudicare i ministriquando erano imputati di reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni. Nasi era accusato di essersi servito dei fondi destinati ai sussidi per i maestri elementari,un centinaio di milioni nella valuta di oggi, per favorire, pare, alcuni suoi protetti. Faceva amministrarequesti fondi dalla propria segreteria. Le ricerche, condotte dal deputato Saporito, famoso per il suo rigore, e poi da una commissione parlamentarre d’inchiesta, avevano riscontrato firme false nelle ricevute dei sussidi e altre irregolarità.

Nasi, che era e rimase povero, fu sempre rieletto dal fedele collegio di Trapani, e venne considerato vittima dell’eccessiva severità dei giudici, e anche dell’ostilità dei suoi rivali politici. Restarono nella memoria di molti, e passarono in proverbio per la loro esiguità, alcuni dei fatti trascurabili che gli vennero addebitati dall’Alta Corte”.

SETTIMO: “Nel 1907, il deputato socialista Francesco Ciccotti denunciò i lodi arbitrali che avevano prescritto all’amministrazione pubblica di pagare cospicui sovrapprezzi alla ditta costruttrice del Palazzo di Giustizia di Roma. L’edificio era venuto a costare oltre trentanove milioni. La controversia, in parlamento e in sede giudiziaria, durò molti anni. Risultò che gli impresari avevano corrotto alcuni impiegati dei Lavori Pubblici, e specialmente certi capisquadra ed operai del Genio civile, per poter ottenere i sovrapprezzi. Anche un avvocato erariale, che aveva danneggiato gli interessi dello Stato, venne coinvolto nel processo. Quattro deputati furono costretti a dimettersi per avere indebitamente sostenuto le richieste dell’impresa”.

OTTAVO: “Nel 1914, due uscieri sottrassero dalla cassaforte di un funzionario dei Lavori Pubblici alcuni documenti riservati e ne inviarono la copia a un grosso appaltatore che intendeva servirsi di certe informazioni ricevute per concorrere a un’asta. Il giudice istruttore prosciolse l’appaltatore sebbene contro di lui ci fosse una grave prova, consistente in una lettera. Anche gli uscieri furono assolti in istruttoria perchè il magistrato ritenne che, in considerazione dei loro compiti, non fossero tenuti al segreto d’ufficio e che non ci fosse stata sottrazione di documenti essendosi i due limitati a copiare le carte. Il pubblico ministero ricorse in Cassazione, la sentenza istruttoria venne cassata, ma il giudice tornò a prosciogliere gli imputati”.

La morale?  E’ che mentre nei primi 75 anni di vita la parte corrotta dell’Italia era limitata a politici e giornalisti, in questa seconda metà,  il vizietto  si è attaccato anche alla classe burocratica che un tempo era rappresentativa della classe borghese. Il cancro avanza.

 

 

 

 

 

 

 

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Commenti

  • Roberto  Il febbraio 12, 2011 alle 5:21 pm

    Non paragoniamo una pisciatina ad un evento alluvionale!!Oggi gli scandali sono talmente tanti che non sono più scandali. E’ questo il vero scandalo!

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