ROMA:IL PAPA PARLA DELLA DECADENZA DELL’IMPERO, MA NON DELLE VIRTU’ DELLA REPUBBLICA

Leggendo il ” Corriere della sera” del 21 dicembre ho avuto un sobbalzo: Andrea Riccardi, della Comunità di S Egidio, affronta il problema della decadenza  attuale rifacendosi  anche ad una dichiarazione del Papa Benedetto XVI evocante un parallelismo con la decadenza della parte occidentale dell’impero di Roma.

I due personaggi centrali: Papa Benedetto XVI e Andrea Riccardi della Comunità di S. Egidio

L’autore dell’articolo, coglie la disperazione del parallelismo “sfugito” dalla bocca del Pontefice Massimo ( titolo romano)  quando dice che manca il consenso morale  “senza il quale le strutture  giuridiche e politiche non funzionano”. Sante parole.

 Peccato che poi, pontefice e commentatore si perdano, l’uno appresso alla umiliazione subita  dalla Chiesa per via dei preti pedofili( anche questo fenomeno da basso impero) e l’altro informandoci che secondo il Papa ” ci vuole sopratutto un soprassalto spirituale e morale”.

Della lezione  della Res Pubblica Romana, ricordano solo la  decadenza dell’impero d’occidente  e la  caduta di Roma.   La parte orientale dell’impero –  rinnovata da Costantino che trasferì  i nobili  sull’Ellesponto – durò altri mille anni e questo fatto é collegato con la minore permeabilità delle idee cristiane ostacolate dall’influenza della filosofia greca e Alessandrina e con la rivalità politica della chiesa di Roma con la primogenita chiesa orientale.

  Alla luce di questi fatti storici, per dirla con Karl  Kraus, temo che il Cristianesimo sia la malattia di cui pretende essere la cura e che il parallelo evocato  sia un clamoroso autogol che ricorda quello che costò la vita al calciatore colombiano Andrés Escobar al mondiale di calcio e  che , per questo errore ,venne ucciso dai tifosi. Dopo l’accenno alla decadenza di Roma, mi sarei aspettato che  almeno uno dei due esponenti cattolici   avesse affrontato il tema dell’influenza che le idee cristiane    o almeno –  per l’oggi –  il fatto  che la classe  politica dirigente italiana delle ultime quattro generazioni  è stata educata e addestrata  in massima parte dal clero.

Questo suicidio intellettuale ha allontanato la Chiesa cattolica dal recupero di una serie di valori, oggi indispensabili e  altrove non reperibili se vuole davvero  aiutare la nostraq società  e se stessa a rinnovarsi.

 La forza di Roma e del suo mito è tutta nei valori rivoluzionari  fondanti della città :  basò la vita politica sulla condivisione del potere ( dall’ apologo di Menenio Arippa alla formula  all’epoca  superrivoluzionaria “senatus populusque”), sulla supremazia della legge su chiunque ( dal sacrificio di Remo a quello di Coriolano) sull’ abnegazione personale

Orazio Coclite blocca i nemici su ponte sulpicio

( Orazio Coclite e  Muzio Scevola), sull’interdetto del concentrare tutto il potere in un solo uomo fino a negare –  persino alla monarchia –  il privilegio ereditario.

Non basta cantar messa  ogni dieci anni assieme al patriarca di Costantinopoli per riunificarsi coi Cristiani d’oriente . bisogna riconoscere gli errori fatti e ammettere che la parte che più si oppose  – seppur obliquamente – al cristianesimo romano ( monofisiti & co nei vari concili tenuti in oriente) fu  la parte  dove l’impero  – e la sua autorità morale –  durarono mille anni di più; che tra gli  elementi che contribuirono alla disgregazione e decadenza di Roma  fu la politica dell’accoglienza  e cristianizzazione dei barbari negando validità al  ” parcere subiectis et debellare superbos” che caratterizzò l’affermarsi dell’idea di Roma.

 bisogna riconoscere che il Cristianesimo non nacque e si affermò con l’editto di Milano  sulla libertà di culto, ma  fu imposto come obbligatorio da Teodosio oltre  duecento anni dopo,” pena la morte ,  la confisca dei beni e la maledizione dell’imperatore”;

 bisogna riconoscere che la parte  per cui i più si sentono genericamente cristiani è costituita dai duraturi  residui di usanze e tradizioni romane: dal rito matrimoniale  a quello delle  processioni, dalla festa del sole invitto ( Natale), al culto – paganeggiante – dei santi ecc;

 bisogna riconoscere che il cristianesimo si affermò  anche come potere temporale per essersi colato nella forma  lasciata dallo svuotamento del potere  politico nella  parte italiana dell’impero;

 bisogna riconoscere che l’impero  romano d’oriente non riuscì a riconquistare che a tratti il governo d”Italia anche per l’opposizione del papato che ne temeva il ristabilimento; che il Papa ricorse prima ai franchi ( che furono guidati tra i valichi alpini dall’abate Martino) e poi ai più barbari  germani, pur di evitare la ormai quasi compiuta unificazione della penisola sotto l’egida longobarda;

bisogna riconoscere  che la Chiesa  impedì, per quanto poté , i contatti con la riva sud del mediterraneo anche prima che nascesse l’islam( Ipazia non l’ha accoppata Maometto); che la ferocia  persecutoria verso gli eretici fece si che cristiani d’oriente ed ebrei attivamente preferirono l’occupazione islamica  dell’Anatolia – si pagava una piccola tassa ( dimma) per professare le religioni del libro- piuttosto che la “liberazione” dell’imperatore condizionato dalla caccia  all’eretico;

bisogna riconoscere che molto del fascino di penetrazione  del cristianesimo nel mondo fu costituito dal fatto che si presentò come erede di Roma e in molti casi fu vero. ( a cominciare dal latino e dai codici)

 bisogna riconoscere che la fedeltà con cui i cristiani del vicino oriente  ( oltre 9 milioni) è ancor oggi  più fedeltà a Roma che a Pietro.

Cosa il papa avrebbe potuto dire ?  Non dico che avrebbe potuto riconoscere gli errori- come fece il suo predecessore in alcuni casi – o magari   ricorrere alla citazione della  parabola dei talenti per annunziare d’aver  anche ( oltre all’attività religiosa) conservato i valori di Roma : i valori  che hanno creato il concetto di Stato, della maestà della legge, del dovere per un fine superiore, dell’onore militare, della solidarietà tra cives. Non lo dico, ma lo penso e non sono solo.

 Citando unicamente  la decadenza, di cui sembrano subire ed emanare  il sordido fascino, e non alcune virtù fondatrici della Repubblica Romana di cui si appropriò a suo tempo, la Chiesa ha perso l’occasione  di tentare il recupero di molti  dei valori che mancano alla civiltà europea occidentale e che la ricerca affannosa del potere temporale dei suoi lontani predecessori  predecessori ha contribuito a distruggere.

Riconoscere questi fatti non ha mero valore storico come le scuse a Galileo.  La posta  politica e religiosa in gioco è altissima: la riunificazione con le Chiese d’Oriente ( vedere nel sito l’articolo sui cristiani d’Oriente). per presentarsi agli appuntamenti del  nuovo secolo con “un solo gregge sotto un solo pastore”serve un’opera di verità storica, teologica, politica . Giocare la carta delle persecuzioni  – vere o presunte –  crea unioni strumentali e provoca effetti di breve termine .

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Commenti

  • Gianni Ceccarelli  Il dicembre 27, 2010 alle 12:58 pm

    Caro De Martini, passerò alla Storia (con la S maiuscola) come tuo correttor di date. L’editto di Milano di Costantino e Licinio é del 313; l’editto di Costantinopoli con cui Teodosio -che muore nel 395- vieta qualunque forma di rito pagano é del 392. I tuoi “due secoli” si riducono a 79 anni.
    Per il resto, possiamo dubitare di tutto -dubito ergo sum- ma che i Cristiani se la passino benissimo in varie parti del mondo nion mi pare proprio. Che poi da noi i cristiani (c munuscola)non siano affatto Cristiani (C maiuscola), questo é altro discorso, da fare, tra gli altri, a Pierferd. Ma é fine anno, pensiamo alla ennesima sconfitta del pd !!GiC

  • Gianni Ceccarelli  Il dicembre 27, 2010 alle 1:00 pm

    Aggiunta: le scuse a Galileo -te lo dimostrerò una volta o l’altra- sono la riaffermazione del punto di vista della Chiesa sulla faccenda Galileo; difficile far cambiare idea a un prete ! GiC

  • antoniochedice  Il dicembre 27, 2010 alle 8:34 pm

    Grazie per la correzione delle date.( parevano duecento anni ..) Non cerco di far cambiare idea a un prete ( Dio me ne guardi) Dico solo che se muoiono dei gruppi di cristiani, sarebbe bene indagare se li hanno accoppati come tali o se facevano anche altre attività. Quanto a Pierferd-volpe. tanto di cappello: è riuscito a convincere Pinocchio-Fini a seppellire i suoi quattro ministeri( o quasi) nell’orto dei miracoli. E a covincere te che forse è riottoso. Un abbraccio e grazie per le correzioni ( e buon anno!)

  • Francesco Venanzi  Il gennaio 1, 2011 alle 12:00 pm

    Certamente si possono vedere come errori tutti quelli da te enumerati. Però il risultato ultimo è che il grande progresso delle arti, della scienza, della tecnica, della civiltà giuridica, della economia, del benessere economico, si è avuto nella parte occidentale dell’Europa (quella dove furono lasciati entrare i “barbari” – che erano popoli con una loro elementare civiltà e non dei bruti assoluti) e non in quella della Seconda e Terza Roma.

    • SC  Il maggio 30, 2017 alle 9:34 am

      Correggo il sig. Venanzi: e’ stato il contrario, dove Roma a messo piede (ed ha sottomesso le popolazioni gia’ presenti) ed a portato i suoi miglioramenti sulla vita dei barbari conquistati e proprio da parte degli ultimi romani ad abbandonare le caratteristiche (i soldati e la loro etica) che ADM ha spendidamente enunciato come fondative di Roma.
      Un’altro fattore non enuciato e’ il pagamento delle imposte: a nessuno piace farsi spellare vivi per accondiscendere a sfarzi, lusso, lussuria e corruzione specie in luoghi lontani… per di piu’ senza avere nulla in cambio. I ceti (chiamamoli produttivi) appena ne hanno avuto la possibilita’ sono scappati (tra le altre cose, per impedire il fenomeno, fu stabilita’ poi la servitu’ della gleba..).
      Tutto molto attuale: poveri barbari che arrivano, ceto produttivo che se ne va, controlli per impedire che i produttivi se ne vadano (controllo sul contante, oro e capitali in genere appena si cerca di spostare attivita’ all’estero ancora controlli forzosi)

  • antoniochedice  Il maggio 30, 2017 alle 7:33 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    PARLARE DI PERSECUZIONE DEI CRISTIANI E’FUORVIANTE E FALSO. CI VUOLE BEN ALTRO PER VIVIFICARE LA CHIESA E LA CIVILTA. ECCO UN TENTATIVO DI ELENCO.

  • luigiza  Il giugno 1, 2017 alle 4:37 pm

    , temo che il Cristianesimo sia la malattia di cui pretende essere la cura

    Il sig. Karl Kraus teme? Io invece ne sono certo: il c.. (non chiamimolo cristianesimo che questo è tutta altra cosa) é stato una iattura per l’Occidente.
    Mi fan ridere quelli che parlano di radici giudaico cristiane.
    L’Europa divenne quella che fu fino a qualche lustro fa grazie alla riscoperta della tradizione stoico-romana.
    Il resto son balle.

  • luigiza  Il giugno 1, 2017 alle 4:46 pm

    Sig. Antonio mi accorgo solo ora che questo suo CORAGGIOSO (bisogna avere coraggio e onestà intellettuale per violare un tale tabù) é del 2010.
    Lei é uno dei pochissimi assieme al giornalista Massimo Fini ed un altro di cui non ricordo il nome che dice il vero.
    Le masse sciocche ed addormantate si rifiutano anche solo di accettare le vs. tesi (che sono pure le mie) ma presto pagheranno cara la loro supina acquiscenza a quella nera putredine totalmente sterile da secoli e che sta lavorando per la nostra rovina totale ed irreversibile (se non ci sarà ribellione all’andazzo corrente).

    Bravo DeMartini Lei merita un monumento.

    • antoniochedice  Il giugno 1, 2017 alle 7:39 pm

      Invece di un monumento, mi accontento di un contributo per una iniziativa che sto preparando. Un dormitorio temporaneo per Eritrei in marcia verso il nord offerto in cambio del sangue che ci hanno offerto in guerra. Il dormitorio avrà una decina di posti e sarà intitolato a una medaglia d’oro al valor militare eritrea: Il buluc bashi di coperta Ibrahim Farag. ( guardi wikipedia per la motivazione. Può ncontribuire anche in natura ( Coperte,brande, stoviglie.) Attualmente vivono all’aperto dietro la stazione Tiburtina. Ho previsto anche un’asta per l’alzabandiera. Può contribuire anche offrendo un tricolore di almeno due metri. Sto rimediando il luogo.

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