Come arrivare alla Nuova Repubblica (4 puntata: i prodromi, segue)

Nella seduta della Costituente del 4 settembre,  la sottocommissione – sempre presieduta da Terracini –  ascoltò gli interventi di Perassi ( per il regime parlamentare), di Einaudi ( molto critico verso il sistema americano), di Ambrosini ( ” Il regime presidenziale non si confà alla nostra tradizione ed alle esigenze della nostra vita politica”. Ambrosini era evidentemente un esperto delle esigenze politiche nostrane avendo varato la legge fascista sulla razza. L’imbarazzante dettaglio  non gli impedì di diventare il primo presidente della Corte Costituzionale della Repubblica.).

Nella seduta del 5 settembre  intervennero La Rocca e Bozzi ( che poi presiedette la prima  commisione parlamentare  degli anni ’70, che da lui prese il nome, per studiare una riforma: 7.000 pagine di aria fritta e nulla di fatto.), ambedue contrari al regime presidenziale, con abbondanza di argomenti. LUSSU invece, espresse avviso favorevole per la Repubblica parlamentare per considerazioni pratiche ( “per evitare la guerra civile, grazie alle maggiori possibilità di manovre, di equilibrio, di transazioni tra partiti”) ma ribadì la sua preferenza, dal punto di vista teorico, per la Repubblica presidenziale, confutando le tesi di Einaudi ed affermando :

” la realtà dimostrata dall’esperienza è che i regimi democratici  di tipo presidenziale, funzionano bene nei paesi in cui il problema socile non è sentito con eccessiva intensità, come gli Stati Uniti e in Inghilterra dove si ha una relativa pace sociale…”

Calamandrei riconoscendo di essere l’unico nella sottocommissione , ricordò che la dittatura non era nata da un regime presidenziale ” ma parlamentare, anzi parlamentaristico” e incalzò: ” le dittature sorgono non dai governi che governano ma dalla impossibilità di governare dei  governi democratici”. A questa intuizione anticipatrice di Calamandrei, cercò di rispondere il costituzionalista Tosato proponendo , tra l’altro, la “sfiducia costruttiva“, ma riconoscendo che bisognava “  evitare la degenerazione del governo parlamentare in governo di assemblea, cioé, in concreto, governo dei comitati direttivi dei partiti dominanti“.

Un altro costituzionalista, Porzio,  ritenne di aver trovato il modo di dare stabilità ai governi abolendo la proporzionale, pur riconoscendo che “bastò la più piccola questione – ad esempio la nomina di un segretario della camera – perché si potesse dire che il governo era stato battuto. E fu così che l’Italia ebbe Mussolini”. Il socialiusta Targhetti insorse dicendo “la proporzionale potrà essere corretta, ma che non gli sembrava possibile  dimenticare che “ il collegio uninominale fu sempre scuola di incultura politica“ . Un altro profeta !

Alla votazione i risultati furono 22 a favore del regime parlamentare e sei astenuti. Calamandrei non era così solo come credeva. Per chi votò Lussu? Quel che è certo è che tutti i cattedratici nominati dal fascismo, fecero professione di parlamentaristi per non perdere la cattedra, come avevano giurato fedeltà al Duce per ottenerla.

By antoniochedice, on ottobre 2, 2010 at 4:08 pm, under Uncategorized. . Nessun commento Posta un commento o usa questo indirizzo per il trackback. Modifica

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