77 ANNI FA ENTRAMMO IN GUERRA “PER FEDELTA’ ALL’ALLEATO” E PER “CONTARE IN EUROPA” CI SIAMO RIUSCITI? di Antonio de Martini

Se invece di rivendicare ” NIzza, Savoia e Corsica” e credere che l’Inghilterra si sarebbe piegata solo perché la Francia aveva ceduto, avessimo fatto la guerra pianificandola, avremmo nei primi tre giorni di guerra:

a) occupare la Tunisia ormai in regime preagonico come la Francia e piazzandoci a Biserta avremmo inchiavardato la metà orientale del Mediterraneo.

b) Occupato con una azione di sorpresa l’isola di Malta

c) fatto trovare all’atto della dichiarazione di guerra  dieci mercantili nel canale di Suez carichi di cemento a presa rapida. Affondandoli , avremmo reso Suez inutilizzabile e inutile per gli inglesi presidiare l’Egitto.

Invece abbiamo aggredito sulle Alpi la Francia, ormai sconfitta sul Reno, creandoci la fama di maramaldi e impegnando in questa mascalzonata nientemeno che il Principe Ereditario.

Poi ci siamo precipitati ad aggredire la Grecia contro il parere delle truppe in loco che avevano seguito con attenzione i lavori di fortificazione della frontiera dall’altra parte.

Poi abbiamo abbattuto l’aereo che trasportava il nostro governatore della Libia ( Italo Balbo), non sostituito ( !),  e messo a capo della nostre truppe coloniali un cretino (  Rodolfo Graziani) che teorizzava la necessità – per un comandante – di essere “lontani dal campo di battaglia per poter avere una visione strategica”. Quando per la prima volta Erwin  Rommel sentì questa idiozia si strangolò dalle risate.

Non paghi di questo, a dicembre del 1941 dichiarammo guerra agli Stati Uniti…..

Come conseguenza di tanta insipienza, l’Italia perdette tutte le sue colonie ( Libia, Somalia e la fedele Eritrea) e l’Impero  ( che ancora ci rimpiange).

Fummo privati del Dodecanneso, dell’Albania, della Dalmazia e dell’Istria italiane, di Briga e Tenda; dovemmo cedere quel che restava della flotta persino alla Unione Sovietica ( la corazzata “Cavour”…) e subimmo bombardamenti alla popolazione civile che causarono 60.000 morti e distruzioni infinite. Ci fu proibito creare scuole militari… Ci invitarono a limitare le nascite.

Seguimmo il mito della fedeltà all’alleato fino alla secessione e alla rottura dell’Unità italiana. 

Da tante sventure, dovremmo trarne almeno ammaestramento e imparare che per prima cosa è necessario individuare l’interesse nazionale e perseguirlo unitariamente e che per questo un regime è un ostacolo insormontabile. Precedere gli eventi e pianificare le nostre risposte sapendo che chi colpisce , colpisce l’Italia e non risparmia nessuno.

Nulla di tutto questo avviene ancora oggi.

Cianciamo di fedeltà ad alleati che calpestano con disinvoltura i nostri interessi più vitali. Ci facciamo governare da personaggi improbabili scelti altrove e imposti corrompendo i media.

Oscuriamo i talenti italiani e le persone di carattere che potrebbero essere utili al paese a favore di saprofiti che utilizzano indisturbati il maltolto.

Propongo – tra tanti festeggiamenti, anniversari e ricorrenze- di dichiarare il 10 giugno giorno di lutto nazionale e dell’Unità italiana, con conferenze in tutte le Scuole, Università e Caserme.

Stiamo ancora una volta dividendoci tra italiani. A quasi ottanta anni dagli eventi, cerchiamo almeno di capire e imparare  a non ricascarci. Prima che sia notte.

 

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Commenti

  • abrahammoriah  On giugno 10, 2017 at 8:00 am

    10 giugno 1977 – Lungo la linea tracciata da “77 ANNI FA ENTRAMMO IN GUERRA “PER FEDELTA’ ALL’ALLEATO” E PER “CONTARE IN EUROPA” CI SIAMO RIUSCITI?” di Antonio De Martini, storia italiana e relativa filosofia politica (di destra come di sinistra) tutta da riscrivere. È di tutta evidenza che l’attuale schiavitù culturale, politica, sociale ed economica degli italiani comincia in primo luogo dalle loro menti. Diversamente da questa rifondazione ab imis, la (falsa) alternativa al sistema rimarranno i poverini ostili alle scie chimiche più o meno aliene e fanaticamente adoranti future frontiere elettronico-informatiche con relativa intelligenza artificiale che amorevolmente sostituisca la loro del tutto mancante, sempre pronti al signorsì ogni volta che l’uomo del monte e re per diritto divino degli italiani ha detto no … Massimo Morigi

  • sereupin  On giugno 10, 2017 at 11:18 am

    Personalmente dopo aver letto queste sue parole, considero questo articolo tra i piu’ apprezzabili mai letti fino ad oggi..
    Dimenticare porta a non conoscere e riconoscere il presente e futuro che verrà.. e come saggiamente avverte, tutto cio’ è l’anticamera del ripresentarsi di situazioni orribili per il popolo italiano..
    L’Interesse Nazionale e il popolo italiano sono le fondamenta di tutta la nostra comunità.. occorre al piu’ presto pianificare e costruire su questi pilastri o temo che la nostra civiltà sia destinata a scomparire.

  • Claudio  On giugno 10, 2017 at 12:49 pm

    dove rileva l’ìnvito a fare meno nascite
    mi sarebbe molto una traccia
    grazie

  • antoniochedice  On giugno 10, 2017 at 1:54 pm

    @Claudio. Gli anni fine cinquanta e tutti i sessanta sono stati costellati dal concetto di limitazione delle nascite ( presentate come elemento di progresso e di libertà della donna). All’inizio si svillaneggiava la politica delle famiglie numerose imposta dal fascismo, poi si iniziò a presentare elaborati come quello di Bedei del “Club di Roma” enfatizzato fino all’inverosimile in cui si annunziava l’esaurimento mondiale del rame, del petrolio e di molte altri materie prime essenziali ( titolo: ” I limiti dello sviluppo”).
    Nacquero le organizzazioni di vendite rateali – la cui durata massima era costantemente dilatata da opportuni decreti- miranti a indebitare le famiglie per acquistare automobili, lavatrici, lavapiatti, abitazioni ecc.
    La cosiddetta ” civiltà dei consumi”, Si cessò di tassare gli scapoli per tassare le famiglie e si è concluso con l’incentivare l’omosessualità ( che può essere certamente vista come una forma di limitazione delle nascite).
    Vada a cercare i vari ” decretoni” del ministro del tesoro Colombo : tutti o quasi portano proroghe delle rateizzazioni e altri provvedimenti di incremento dei consumi da realizzarsi anticipatamente.
    Prima spingevamo le nascite , poi i consumi voluttuari. Gli uomini indebitati evitano di fare figli.
    Per converso, in Francia, il primo ministro Debré presentò un piano di incentivazione delle nascite che ha aiutato la Francia ad uscire dal pantano. Il piano Debré venne svillaneggiato da tutti i media italiani senza eccezioni.

  • gicecca  On giugno 10, 2017 at 5:03 pm

    In realtà le nascite in Italia furono (in migliaia) 937 (mila) nel 1940; 860 nel 1950; 860 nel 1960; 906 nel 1970 tra il 1971 e il 1977 la media fu 816 negli anni 1978 ’80 il crollo a 644 (sempre mila) fino al 580 del 1990 e ai dati odierni che non superano i 500. L’invito a non far figli se ci fu non ebbe esito fino agli effetti nefasti del 1968 in cui oltre alla sociologia di Valle Giulia ci fu la nascita ad opera di Pincus e Rock (quest’ultimo cattolico) della pillola anticoncezionale. Per una volta anche Antonio cede al mito dell’italiano succube delle influenze dei “grandi vecchi” (e che Colombo Emilio rivestisse i panni di un grande vecchio é abbastanza ridicolo se non per il fatto che lui di figlioli non ne voleva proprio). Le rate le facevamo, ma i figli anche. Nel 1964 io vinsi un premio di centomila lire dell’Istituto di Medicina sociale per una tesi sul problema della limitazione delle nascite, che era un problema come oggi é il numero troppo basso di nati.
    Se poi avessimo messo il cemento nel canale di Suez …. consiglio la lettura di “La storia fatta con i se” di Robert Cowley; se Napoleone avesse vinto a Waterloo…. Nessuno -allora- ci pensò e se qualcuno ci pensò la cosa allora fu giudicata impossibile. GiC

    • antoniochedice  On giugno 10, 2017 at 9:05 pm

      No, Gic. I numeri sono rimasti forse uguali, ma c’era una bella differenza tra il numero degli abitanti del 1940 ( 44 milioni) e quello del 1960 ( 54 milioni mi pare). Poi non ho detto ” se Napoleone avesse vinto a Waterloo. Ho detto ” Se invece di aggredire le Alpi francesi avessimo occupato la Tunisia semi sguarnita” che è ben diverso. Concludo dicendo che ho fatto riflettere >( almeno lo spero) i lettori sul fatto che tutto quel che si fa in geopolitica e in strategia VA PIANIFICATO. Avremmo magari perso ugualmente ma non avremmo fatto figure di m.

  • gicecca  On giugno 16, 2017 at 6:39 am

    Caro Antonio, se siamo passati da 40 milioni (di baionette) nel 1940 ai 54 milioni (di frigoriferi) del 1960 é evidente, secondo me che non faccio il demografo, che nei 15 anni che seguirono la II guerra mondiale ci avranno pure detto di non farefigli, ma noi li facevamo lo stesso (io, ne mio piccolissimo,2). E’ stato in seguito, insito, che molto fattori soprattutto sociologici ed ecnomici, ci hanno immerso nell’universo del “non futuro”. Intanto Erdogan si lamenta che tre figli non bastano e ne vuole cinque. GiC

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