IMMIGRATI:  NEL DIBATTITO SI INSERISCE  FRANCESCO VENANZI . IN CODA LA RISPOSTA.

Intervento di Francesco Venanzi

sui migranti ho qualche idea anch’io, forse altrettanto improbabile quanto le tue (scusami questa opinione, che se vuoi te la motiverò). La mia idea si riferisce a quelli arrivati e che continuano ad arrivare in Italia. Anzitutto dichiaro di aderire appieno alla idea di Galli Della Loggia esposta nell’editoriale sul Corriere di qualche giorno fa: occorre un preciso programma nazionale di piena integrazione. GDL ne formula motivazioni, principi e anche modalità. Ma – guarda caso – l’editoriale di GDL non ha avuto alcun seguito sulle colonne del Corriere, finora. Peccato; bisognerebbe riflettere su questo silenzio. La mia idea si innesta su quella di GDL: occorre che quei migranti oggetto del programma di piena integrazione siano occupati a fare qualche cosa; cioè bisogna metterli a lavorare. Si deve partire dalla presa di coscienza che si tratta di esseri umani anelanti a fare qualcosa e capaci di lavorare. Va anche notato che sono una risorsa di manodopera che non è ci è costata per allevarla (come i nostri figli), ma solo per recuperarla dai barconi. Dobbiamo essere fin d’ora consapevoli che qualsiasi progetto per impiegare utilmente il loro potenziale lavorativo dovrà superare tanti ostacoli legislativi, burocratici, sindacali, mafiosi.Il dissesto idrogeologico, la forestazione, la manutenzione di strade e canali, la ricostruzione o il restauro di beni immobili, il risanamento ambientale, il recupero di aree agricole abbandonate e altre attività che è facile individuare, sono tutte funzioni pubbliche sulle quali siamo carenti da sempre per scarsità di risorse (e cattiva amministrazione, pure). Funzioni nelle quali è facile impiegare manodopera di bassa qualificazione che, operando, acquisirà in breve competenza e professionalità.

Credo che i progetti per avviare queste attività non manchino (giacciono da tempo ineseguiti), e comunque sarà facile predisporli. Quanto alle risorse economiche che comunque servono per avviare la loro realizzazione, il Governo dovrà puntare decisamente, con una fortissima azione politica, su un sostanziale e determinante contributo della UE. Il concetto è: “noi ci teniamo i migranti che voi non volete, e li integreremo come bravi cittadini europei, ma voi dateci i soldi per farli lavorare (non semplicemente per mantenerli e istruirli)”. Il costo dei progetti dovrà essere valutato tenendo conto di un costo della manodopera ridotto. Su questo punto emergerà il primo degli ostacoli sopra enumerati.

A mio parere, i migranti messi al lavoro su quei progetti pubblici dovrebbero essere pagati meno di quanto previsto dai contratti collettivi in vigore. Si dovrebbe introdurre legislativamente un regime speciale in base al quale si garantisca al lavoratore la formazione, il mantenimento a livelli assolutamente dignitosi, l’assistenza sanitaria, l’accumulo di contributi sociali, che saranno rilasciati in contanti, magari incrementati da un bonus, se e quando il lavoratore vorrà tornare in patria o vorrà far venire in Italia un famigliare (moglie, figlio) . Il rientro in patria dovrà essere un obbiettivo di seconda opzione del piano; col rientro si otterrebbero due cose: l’inserimento nei paesi d’origine di lavoratori che hanno acquisito un mestiere e forse anche l’intraprendenza necessaria per avviare uno sviluppo locale. Inoltre, essi saranno portatori di un rapporto con l’Italia utile ai nostri scambi economici e culturali.

Sul punto del trattamento economico dei migranti è prevedibile che i sindacati insorgeranno negativamente. Ma è il caso di osservare che il silenzio delle Centrali sindacali sul problema dei migranti è, come si dice, davvero assordante o meglio vergognoso. Possibile che non abbiano nulla da dire su un problema che tocca migliaia di lavoratori potenziali, e tutta la nostra società? E che si vogliano occupare soltanto della tutela dei diritti acquisiti dei lavoratori già attivi? Dovrebbero invece riconoscere che il programma di integrazione e messa al lavoro dei migranti andrebbe a beneficio della nostra economia, con ricadute positive su tutta l’occupazione.

E’facile capire quali saranno gli ostacoli legislativi e burocratici, ma un Governo serio ha il dovere di spendersi vigorosamente su un problema come questo e superarli. Invece, gli ostacoli mafiosi sono più difficili e subdoli. Penso agli interessi che ruotano oggi sull’accoglienza dei migranti, sul loro sfruttamento in attività illecite. Agli interessi sugli appalti dei lavori previsti dai progetti, capaci di paralizzare ogni cosa. Occorrerà una presenza dello Stato molto incisiva per realizzare tutto questo intervento.

RISPOSTA

Caro Francesco,

Sono certamente curioso di sapere quali siano le ragioni per cui ritieni infattibili la proposte presentate da me. Essere richiamati alla realtà è cosa utilissima.

Detto questo, mi limito a farti notare che dopo la considerazione preliminare che si tratta anzitutto di esseri umani, proponi per loro un lavoro obbligatorio a costi convenienti. A me sembra una diversa forma di sfruttamento.

Ti faccio notare che  – utopia per utopia- la mia proposta prevede guadagni per l’erario, ma non lavoro obbligatorio. I tempi della organizzazione Todt, non ci sono più, o, se preferisci,  non sono ancora tornati di moda.

Mentre la mia idea di offrire formazione in loco ritengo sia rispettodsa della liberta delle persone, l’obbiettivo di rispedirli indietro  ha – a mio parere –  un che di coattivo.

Inoltre la tua proposta prevede una serie di interventi legislativi che , visti i tempi, rischiano di far morire gli immigrati…..di vecchiaia…

Annunci
Trackbacks are closed, but you can post a comment.

Commenti

  • Carlo Cadorna  On luglio 5, 2015 at 2:20 pm

    Temo che qualunque proposta, anche la più intelligente, resti utopica in assenza di un reale cambiamento gestionale. Credo che le leggi già lo prevedano e vi sono già tanti esempi positivi: tutte le realtà locali che non funzionano (conti che non tornano) siano commissariate: quelle istituzionali da parte dei prefetti, e quelle gestionali da parte di ufficiali dei C.C. In questo modo in due anni si può cambiare l’Italia!

  • Alberto Zignani  On luglio 5, 2015 at 9:59 pm

    Caro Antonio, mi intrometto anch’io nella conversazione relativa all’immigrazione. A me sembra che, concentrando la nostra attenzione sulla sua incidenza economico-finanziaria, perdiamo di vista l’aspetto fondamentale della questione. Che, a mio giudizio, riguarda soprattutto la sicurezza e la difesa della nostra identità nazionale. Il problema è essenzialmente di carattere quantitativo. Al di là dei soldi – che, in fin dei conti, con qualche sacrificio potremmo anche trovare senza per questo fallire! – quando in una comunità si immette in tempi brevissimi una quantità eccessiva di persone appartenenti a identità diverse (a volte anche profondamente diverse), si crea un clima di insicurezza reciproca che può anche sfociare in scontri violenti. Qui il razzismo non c’entra. Qui il problema è che, di questo passo, c’è una mezza Africa che potrebbe riversarsi in Italia e la gente è spaventata. In questo momento sono in un paesello dove, a fronte di circa 1.500 “indigeni” ci sono già oltre 500 immigrati di varie nazionalità. In questo paese, fino a poco tempo fa, le porte di casa erano sempre aperte. Alla sera, d’estate, le donne passeggiavano per le strade e i bambini si muovevano in libertà per il paese … Dopo che si sono verificati furti quali non si ricordavano dai tempi della guerra, ora quasi tutti hanno le porte blindate. Alla sera non si vede più una donna per strada. I bambini vengono tenuti sotto controllo. In compenso, di sera, su ogni panchina c’è un extracomunitario che parla per ore a voce altissima al telefonino (le sim sono regalate dal Comune). E molti di questi africani che sono qui ormai da vario tempo continuano a vivere separati, vestendo i loro costumi, quasi a voler far capire che di integrazione non ne vogliono proprio sentir parlare. E credo che una situazione simile sia riscontrabile in tantissime altre contrade d’Italia. Tu parli di dare lavoro, ecc. Bene, qui ci sono circa 30 immigrati ospitati in una casa. A loro, due volte al giorno viene portato il pasto già cucinato (perché hanno detto che non sanno farlo) secondo i loro desideri e, poiché c’è un giardino, essendosi rifiutati di curarlo, ogni settimana un giardiniere viene a occuparsene. Sono lì da un paio di mesi e tutto il giorno bighellonano per le strade. Allora, qui il problema da risolvere non è quello di trovare la maniera di farli arrivare guadagnandoci o meno, ma è quello di regolare severamente le entrate in rapporto alla capacità di assorbimento della popolazione italiana. Che mi sembra abbia già superato il livello di guardia. E se per un po’ non deve venire più nessuno, si usi anche la forza per impedire che qualcuno venga. Senza attendere di doverlo poi fare a furor di popolo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: