PALESTINA: QUANTI SONO I PALESTINESI, DOVE E COME VIVONO ? di Antonio de Martini

Ora che lo stato di Palestina inizia ad essere riconosciuto internazionalmente in accordo con la delibera delle Nazioni Unite e diventa un interlocutore mediterraneo legittimo a tutti gli effetti, bisognerà incominciare a conoscerlo, tanto più che l’aspetto demografico è il fronte principale di lotta contro Israele, il vicino dominatore col quale vige un regime armistiziale, ma non la pace.

L’Istituto centrale di statistica palestinese lo scorso  martedì ha cominciato a fornire i dati:i palestinesi sono 12 milioni e centomila di cui 4,8 milioni vivono tra il “west bank” (sponda ovest del Giordano) e Gaza e la differenza vive nella Diaspora.

Più precisamente, 2,8 milioni vivono nel west bank e 1,8 milioni nella striscia di Gaza. Il 43% degli abitanti in quelle zone è definito come “rifugiato” ossia è originario delle zone costituenti lo stato di Israele o da questo occupate con le guerre che si sono succedute negli anni: 1948; 1956; 1967; 1974.

Questi “rifugiati” vivono in campi profughi e spesso sono i figli o i nipoti dei palestinesi sfrattati con la violenza dalle loro case. I ricchissimi paesi del Golfo avrebbero potuto sistemarli spendendo una frazione dei loro introiti, ma preferiscono tenere alto il contenzioso e intatto il potenziale ricattatorio nei confronti di Israele e degli Stati Uniti.

Il TIMES of ISRAEL del 15 maggio ( oggi) cita questi numeri ed aggiunge quelli di due istituzioni israeliane ( ICBS e COGAT), oltre a quelli dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati che dichiara di avere nella sua anagrafe caritativa 5 milioni e quattrocentonovantamila persone e della Associazione per i diritti civili in Israele. Li riporto tutti.

L’ICBS ( Israeli central bureau of statistics) censì lo scorso anno 1.719.000 cittadini ” di lingua araba” viventi in Israele al dicembre 2014, inclusi 140.000 Drusi ( ricorderete che i Drusi sono un ramo islamico assimilato agli sciiti e fanno il servizio militare in Israele) ” oltre ad altri gruppi religiosi – cito testualmente – che non necessariamente si identificano coi palestinesi o persino con gli arabi”.

Il COGAT ( Coordinator of Government activities in the Territories) che dipende dal Ministero della Difesa  e che ha incarico di controllare l’anagrafe palestinese, dichiara che nel west bank vivono 2.754.000 arabi e a Gaza 1.730.000.

Sommati tutti questi numeri, il totale palestinesi esistenti ” in the land” fa 6.200.000 ma il numero è contestato da alcuni studiosi che lo giudicano esagerato. Il saldo a 12 milioni costituisce la Diaspore, la maggioranza dei quali vive nei campi profughi della Nazioni Unite in Libano, Giordania e Siria.

In un comunicato emesso in occasione del 67 anniversario della “Nabka” ( in arabo, catastrofe, ossia l’insediamento dello stato di Israele), è stato presentato un bilancio storico: nel 1948 vivevano nella “Palestina storica” 1.400.000 persone di lingua araba. in 1300 città e villaggi.

Dopo la guerra che portò alla nascita dello Stato di Israele, il nuovo stato prese il controllo di 774 villaggi ( e città), ne distrusse 531 e organizzò 70 ( settanta)  massacri in cui perirono quindicimila persone.

154.000 palestinesi rimasero aggrappati alle loro terre e villaggi e i loro attuali discendenti – cittadini israeliani  di lingua araba-  sono diventati circa un milione e mezzo.

La NGO “ Associazione per i diritti civili in Israele” ha invece censito i palestinesi presenti a Gerusalemme, valutandoli al 37% degli abitanti.

A Gerusalemme est il 73% degli abitanti palestinesi vive sotto la soglia di povertà e il 40 % degli stessi è minacciata di demolizione della propria casa per assenza di autorizzazione edilizia del governo israeliano. La abitazioni più recenti datano da svariate generazioni.

Confrontando i dati demografici di Israeliani a Palestinesi dell’ultimo mezzo secolo, si capisce meglio la dichiarazione della Casa Bianca che ha dichiarato che la soluzione dei due stati è la migliore nel lungo termine per Israele. Netanyhau non sembra essere di questo parere e punta ad impedire il riconoscimento dello stato palestinese al resto del mondo.

Il suo nuovo governo di risicata coalizione ha ottenuto la fiducia ieri sera.

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Commenti

  • Anafesto  On maggio 15, 2015 at 11:29 pm

    Forse sarebbe il caso di chiarire le idee a chi afferma che Israele è l’unica democrazia nel Medioriente.
    Di fatto, a mio avviso, è una etnocrazia, piuttosto becera, dominata da kazhari ashkenazi dove il vero popolo ebraico (di etnia proveniente dalla valle del Giordano, sefarditi, yemeniti, iracheni, iraniani, ecc.. rientrati dopo la diaspora), sono cittadini di serie B, figuriamoci dar dignità al popolo palestinese o addirittura accordare loro una nazione ….
    Fino a quando le loro lobbies riusciranno a far presa sui governi degli altri paesi (qui in Europa sembra essere reato solo dubitare della shoah), sarà molto difficile farli recedere dall’idea che a loro tutto è permesso perché 75 anni prima, qualche balengo con le loro stesse fisime, li aveva angariati più o meno come fanno ora loro con i palestinesi.
    Lebensraum: la filosofia è la stessa, i palestinesi l’hanno provata sulla loro pelle, i siriani ne sanno qualcosa da qualche anno.

    • antoniochedice  On maggio 16, 2015 at 7:36 am

      Dubitare della Shoah è più che altro una scemenza . Qualche altro scemo vorrebbe fosse reato. Avere una lobby particolarmente efficace non è reato. Se chi la pensa come lei invece di rodersi dall’invidia praticasse la solidarietà sociale e politica coi suoi simili probabilmente otterrebbe gli stessi risultati e se ne vanterebbe.
      Sulla razza: le razze sono un pretesto per praticare lo schiavismo – il petrolio di prima del motore- come ha anche brillantemente dimostrato la ministra di colore francese della giustizia Taubira ( una che il razzismo lo vive quotidianamente sulla sua pelle) nel libro pubblicato di recente.
      È appena il caso di notare che mentre la Shoah lei la addebita al solo Hitler, i comportamenti verso i palestinesi lei li addebita a un intero popolo.
      Lei è razzista e, mi consenta di aggiungere, un po’ fesso perché non fa nemmeno parte di una elite sfruttatrice, unica categoria cui riconosco motivazione al razzismo.

  • sigmund  On maggio 18, 2015 at 4:47 pm

    Avrei bisogno di capire perché quando si parla di genocidio del popolo Armeno Antoniochedice spiega che si era in tempo di guerra e dunque la fame, le malattie e le lunghe marce potevano essere chiamate in causa per comprendere come sia stato possibile che un popolo sia stato decimato….. questa che sembra essere una osservazione sensata sembra non valere più quando si arriva a sfiorare la questione Shoah. Quando si parla di Shoah entrano subito in ballo i criminali nazisti e le colpe del popolo tedesco.
    Come siano andate realmente le cose francamente non lo so, nè per gli Armeni, né per gli Ebrei, però forse sarebbe bene usare lo stesso tipo di atteggiamento comprensivo in tutte le tragedie che si verificano durante quella follia che si chiama guerra.
    Chiedo scusa per il ritardo con cui commento un tema trattato qualche giorno fa, ma in fondo la questione che ci sovrasta è lungi dall’essere risolta.

    • antoniochedice  On maggio 18, 2015 at 5:13 pm

      La differenza tra il massacro degli Armeni è quello degli ebrei è anzitutto quantitativa (1,5 milioni contro sei).
      La seconda differenza è tecnologica: l’uso del treno per i trasferimenti, dei campi di concentramento e dei forni crematori oltre che del gas Zyclon per uccidere i non idonei al lavoro, mentre i turchi vissero ( e morirono ) di improvvisazioni.
      La terza differenza è cronologica: benché gli inglesi durante la guerra boera avessero già inventato i campi di concentramento, i turchi non li usarono, furono in qualche modo più umani.
      Alla domanda del PM di Norimberga al comandante di Auschwiz ” su perché avesse gasato tremila persone al giorno, il tedesco rispose: ” di più non si poteva fare senza danneggiare gli impianti”.
      Tra turchi e tedeschi c’è la stessa differenza che esiste tra artigianato dilettantesco e industria avanzata. Impossibile usare gli stessi termini.

  • antoniochedice  On ottobre 13, 2015 at 10:22 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    ECCO QUANTI E DOVE SONO I PALESTINESI. SONO ARRABIATI E
    HANNO SMESSO DI GIOCARE ALLA GUERRA SECONDO LE REGOLE DELLA TECNOLOGIA.

    RICORRONO – DA BRAVI MEDITERRANEI – AL COLTELLO.
    ISRAELE – IMBEVUTO DI TECNOLOGIA FINO AD UBRIACARSENE – SOTTOVALUTA IL FENOMENO.
    GLI ARABI ALL’ARMA BIANCA SONO IMBATTIBILI.

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