LA SVEZIA ANTICIPA I TEMPI E RICONOSCE LO STATO DI PALESTINA di Antonio de Martini

Avevamo dato la scorsa settimana notizia che il nuovo governo svedese aveva in programma di riconoscere lo Stato palestinese.

Il premier Stefan Lofven e la sua ministra degli esteri Margot Wallstrom a seguito della vivace reazione isteria a – inclusa la convocazione dell’ambasciatore svedese per una energica richiesta di spiegazioni – hanno deciso di accelerare i tempi e lunedì hanno convocato l’ambasciatore israeliano comunicandogli che il riconoscimento avrebbe avuto luogo l’indomani.

Il blitz è avvenuto per stroncare sul nascere le pressioni lobbistiche che stavano prendendo forma.
La reazione israeliana non si è fatta attendere e ha ottenuto una dichiarazione di segno opposto dal governo danese, incrinando la tradizionale coesione dei paesi scandinavi.

Il ministro degli esteri israeliano Lieberman, ha richiamato l’ambasciatore Isaac Bachman da Stoccolma e sta considerando di abbassare il livello della relazione diplomatica dal rango di ambasciata a quello di legazione.

Quando atteggiamenti simili venivano presi dagli stati arabi che negavano il visto ai viaggiatori che avevano sul passaporto il visto israeliano, venivano dagli israeliani considerati con sufficienza e come segnale di non conoscenza degli usi civili diplomatici.

Questa semi- rottura con la Svezia giunge mentre i rapporti con gli USA segnano un nuovo minimo storico, questa volta destinato a durare, poiché gli israeliani hanno fatto pressioni sul Congresso per bloccare gli aiuti americani alla Palestina ( 440 milioni di dollari nel bilancio 2014) e all’Agenzia ONU per i rifugiati (200 milioni annui) facendosi forti della presenza di Hamas al governo – il che è contro le disposizioni del Congresso- suscitando la reazione di John Kerry che ha definito il governo palestinese ” governo tecnocratico” ( tecnico?) quindi non politico, ” nel quale non sono presenti iscritti di Hamas.”

Questo scontro è destinato a durare nel tempo ed allargarsi coinvolgendo la UE e la NATO subito dopo le elezioni americane di metà mandato.
Unico spiraglio le possibili imminenti elezioni in Israele con cambio di premier ( definito chickenshit – merda di gallina – da un “senior official” americano che tutti ritengono essere la capa del NSC ( National Security Council) della Casa Bianca che lo ha accusato di badare solo alla sua carriera e non agli interessi nazionali.

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