PUTIN E OBAMA. AD ONTA DELL’ APPARENZA VANNO VERSO UN COMPROMESSO. AL PRIMO ERRORE RISCHIANO IL POSTO di Antonio de Martini

A Gaza siamo a circa trecento morti. In Ucraina circa trecento morti. In entrambi i casi numerosi bambini. Da una parte nessuna reazione morale. Dall’altra richieste di commissioni internazionali di inchiesta, grancassa dei media, dettagli commoventi.
Abbiamo constatato che l’abbattimento per errore di un aereo civile ( come gli USA fecero con un jumbo della Iran air nel golfo (  volo Iran Air 655 3 luglio 88, 300 passeggeri verso la Mecca. 66 bambini. Il comandante del Cacciatorpediniere fu dimissionato e basta.) , precedente non ricordato da nessun media, citatissima invece Ustica come fosse un fatto  provato) viene moralmente pretermesso a un assalto con carri armati a una città indifesa. ( gli israeliani hanno avuto un solo morto per “fuoco amico”).

Se fossi stato io a dirlo nel mio modo spiccio, mi avrebbero  già linciato via web.
Col suo intervento Barak Obama ha invece presentato sostanzialmente un quadro identico, ma in tono accorato, collegando la crisi ucraina a quella mediorientale e appellandosi non solo ai duellanti ma anche a Putin per imboccare la via della trattativa.
Si offre di aiutare Putin ( rende la pariglia della Siria), è in sintonia col Papa ( una prima), presenta gli oppositori come i fautori della guerra che nessuno vuole, nemmeno in America. Con questa dichiarazione sta rischiando il tutto per tutto.

In ballo c’ è il risultato elettorale di medio termine del Senato e quindi il controllo dell’America e del mondo.

Da domani vedremo se il partito della crisi e dell’avventura attaccherà il Presidente degli Stati Uniti ( appoggiato dal Papa che ha telefonato a Peres e Abu Mazen ) oppure rinunzierà a soffiare sul fuoco posizione insostenibile a tre mesi dalle elezioni di mezzo termine si metterà ad ordine nuove trappole. In ballo c’è il risultato elettorale

John Mc Cain, ha ormai gettato l’ultimo velo rendendo pubblicamente grazie a Dio per l’esistenza di Bandar Sultan ( il capo dell’intelligence saudita che uscito dalla porta è rientrato dalla finestra del figlio che gli è succeduto).

L’ex Vice Presidente di Georges Bush jr, Dick Cheney che dopo una grossa concessione petrolifera ottenuta nel Golan da Israele, anche se l’ONU riconosce quelle terre come siriane, ha ripreso a scrivere senza peli sulla lingua – assieme alla figlia lesbica dichiarata –  chiedendo un ennesimo intervento militare in Medio Oriente e rifiutando di considerare quelli già fatti su sua istigazione come altrettanti fallimenti.

Il fatto che gli USA per vendicare tremila morti abbiano avuto diecimila caduti e innumeri feriti e invalidi e Al Kaida meno della metà delle perdite,  il fatto di aver perso la presa sull’Egitto, l’Irak e dintorni sembra non aver scalzato le sue convinzioni e resta saldo e sfrontato a difesa dei suoi interessi personali.

Putin, schiacciato com’è tra il “partito filo americano” e i nazionalisti estremi che lo minacciano ad ogni mossa men che ” macha”,  ritiene di non avere margini di manovra di fronte alla strategia di strangolamento finanziario che gli USA stanno mettendo in atto, ma non può abbandonare i filorussi ormai armati, non può sfidare la potenza americana, non può restare immobile.

La strategia USA

L’embargo petrolifero alla Russia è impossibile. Quello finanziario è in corso mentre lo stesso staff del Cremlino non è culturalmente in grado di capirne la portata e non ha predisposto alcuna contromisura. Credevano di dover affrontare misure di sanzioni personali, ma si sono accorti che minano tutti i piani di sviluppo della Russia. Adesso è tardi.
Se Putin capisce che è il momento – se necessario – di passare la mano ad un successore capace di riaprire i giochi, fa un passo indietro, ma salva la squadra di governo.
Può nascere un compromesso ambiguo ma sufficiente come per la vicenda siriana.
Se dovesse invece scegliere di irrigidirsi per non mostrare il fianco ai suoi estremisti, riuscirebbe a guastare i rapporti tra USA e Germania ( che perderebbe commesse e forniture dell’ordine di 200 miliardi di euro annui) ma condannerebbe – nella migliore delle ipotesi – la Russia a una crisi economica maggiore della nostra.

La nostra crisi è finanziaria, la loro sarebbe economica e finanziaria.

Obama però pagherebbe un prezzo:  presentarsi alle elezioni del secondo martedì del prossimo novembre come colui che ha perso l’alleanza della Germania, Il canale di Suez e non ha saputo proteggere Israele. Sarebbe depotenziato per il biennio successivo, ma distruggerebbe l’intero suo partito.

Insomma sono come i consoli romani: aut simul stabunt aut simul cadent.

Se lo capiscono, siamo salvi. Sennò, a uno dei futuri appuntamenti di crisi ci accorgeremo che la guerra  in Europa, da impensabile è diventata ineluttabile.

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Commenti

  • gicecca  On luglio 19, 2014 at 6:52 am

    Tra i due litiganti la Cina si fa crescere i baffi, per poter ridere sotto e leccarseli tra un po’. Moriremo cinesi ? GiC

    • antoniochedice  On luglio 19, 2014 at 8:19 am

      Si muore senza aggettivi. Per la Cina, wait and see

  • Anafesto  On luglio 19, 2014 at 9:41 am

    Putin dovrebbe passare la mano?
    Ne abbiamo urgente bisogno qui in Italia, magari coadiuvato da tecnici come Ivashov; in cambio potremo cedere alla Russia, da Napolitano in giù, circa l’80% dei nostri parlamentari e funzionari minori ….
    Dubito comunque che la Russia, pur ottenedo così una minore belligeranza degli USA, possa accettare la mela avvelenata.
    Nella Russia fortemente coesa dubito che il partito filo-americano possa aver così tanti seguaci da impensierire minimamente Putin.
    Sull’embargo finanziario alla Russia, credo si possa discutere; le ultime mosse assieme ai BRICS sembrano volte a coalizzare più di metà della popolazione mondiale attorno a loro, parliamo sempre delle maggiori economie mondiali.
    Domanda: potranno gli USA in netto declino, pur con l’aiuto riluttante di una inesistente e semifallita Europa, scalfire significativamente un mondo oramai chiaramente multipolare?

    • antoniochedice  On luglio 19, 2014 at 12:39 pm

      Tutte le cose di cui dubita, sono reali. Quelle in cui crede o spera sono fantastiche. Faccia lei.

      • Anafesto  On luglio 19, 2014 at 2:41 pm

        Prendo atto che in Russia è forte il partito di quelli che per far dispetto alla moglie sono disposti a tagliarsi i gioielli di famiglia, malgrado qualche ricordo non proprio positivo della cura “american way of life” possano averlo dopo Eltsin. Magari potrà anche spiegarmi come sia svanita in così breve tempo la coesione rappresentata dalla chiesa ortodossa, che si è mantenuta integra per tutto il periodo dell’Unione Sovietica.
        A Fortaleza probabilmente i capi di stato dei BRICS si saranno incontrati con quelli dei pricipali paesi dell’America Latina per fare un po’ di bisboccia e qualche partita a carte?

      • antoniochedice  On luglio 19, 2014 at 5:52 pm

        I BRICS a Fortaleza hanno fissato in sette anni il tempo necessario al decollo della Banca dello sviluppo.il partito filo americano e più forte ed in crescita. Noterà che il primo ministro sul tema Ucraina non apre bocca. Putin è frutto della scelta di un gruppo ed il potere lo ha ricevuto, non conquistato. È fungibile, se necessario.

      • antoniochedice  On luglio 25, 2014 at 8:16 pm

        Non so chi sia questo Ivashov.

  • abrahammoriah  On luglio 19, 2014 at 10:11 am

    19 luglio 2014

    Quos vult Iupiter perdere dementat prius

    Massimo Morigi

    • antoniochedice  On luglio 19, 2014 at 12:41 pm

      Fa caldo o stai studiando lingue?

  • abrahammoriah  On luglio 19, 2014 at 2:04 pm

    19 luglio 2014

    L’estate è deludente ( per verifica sul clima, non solo meteorologico, chiedere ai bagnini romagnoli) e purtroppo l’epoca per lo studio delle lingue è ormai passata da diversi lustri, “Mais où sont les neiges d’antan?”…

    Massimo Morigi

    • antoniochedice  On luglio 19, 2014 at 2:08 pm

      A Forcella si trova di tutto.

  • abrahammoriah  On luglio 19, 2014 at 5:49 pm

    19 luglio 2014

    M’arricordo ‘o cippo a Furcella, ‘a lava d’’e Virgene, ‘o catafarco ô Pennino, ‘o mare ô Cerriglio …

    Massimo Morigi

  • donato  On luglio 20, 2014 at 12:17 am

    Il problema non è la sorte personale di Putin ma il fatto che l’Ucraina maidanizzata segnerà la fine della Federazione Russa le assicurazioni in senso contrario sono fuffa.Se Putin lascia fara la fine di Milosevich.

  • antoniochedice  On luglio 21, 2014 at 1:30 am

    Rileggiti le scemenze che hai scritto sulla Siria.

  • gicecca  On luglio 21, 2014 at 5:49 am

    Capisco che fa caldo, a Ravenna come a Roma e da donato, ma con una situazione così seria, direi meglio “grave” inviterei tutti a non prendersela per per parole, a usarle con parsimonia. Non insultiamoci, ché tra un po’ potremmo venire insultati veramente !! GiC

  • donato  On luglio 21, 2014 at 2:50 pm

    A parte il vezzo di trasformare dissensi di opinione in polemiche personali posso benissimo ricordare che avevo previsto (senza particolari capacità analitiche) la trasformazione del nord in santuario dei jihadisti come poi
    avvenuto.Potrei successivamente obiettare che essendo il conflitto siriano ben lungi dal concludersi non è assolutamente detto che ciò che non si è verificato in precedenza (intervento USA/NATO)non si verifichi in seguito e sotto altre forme.
    Riguardo all’Ucraina debbo ribadire che IMHO:gli obiettivi USA ed anche tedeschi
    (Schauble) sono destabilizzare la Fedrazione Russa fomentandone i problemi etnici,impadronirsi delle sue risorse naturali o impedirne l’utilizzazione mettendo sotto controllo l’Ucraina porre le basi del Regime Change nella Russia stessa
    con il ritorno ai “tempi felici” (per loro) eltsiniani.Sarebbe certo auspicabile atrattamente che ciò possa venir evitato tramite un compromesso ma se vedono
    le premesse? oppure trattasi di wishful thinking?.Debbo aggiungere a ciò che alcuni
    aspetti di panache della politica putiniana come le pacchiane celebrazioni delle olimpiadi di Sochi (che si sarebbero benissimo potute tenere in altre zone del paese più adatte allo scopo ad es.Republica di Komi) oppure il fatto di andarsene in giro per il mondo con la gravissima crisi di Donetsk in corso non intaccano la sostanziale validità della politica putiniana e la necessità di proseguirla coi mezzi che si ritengono opportuni.
    Mi scuso per lunghezza replica e ringrazio il Sig. De Martini per l’ospitalità (se vorrà concederla)

    • antoniochedice  On luglio 21, 2014 at 3:18 pm

      Questa è una opinione. In genere non articola opinioni. E io cancello. Poi se si continua per un giorno intero a dire che sono le sei, viene il momento in cui sono veramente le sei, ma non significa che il tuo orologio funzioni.

  • Giacomo  On luglio 21, 2014 at 4:21 pm

    Al signor de Martini: potrebbe spiegare questo pensiero meglio, di quale gruppo di potere sta parlando?

    • antoniochedice  On luglio 21, 2014 at 4:22 pm

      Quello che fa capo al presidente del Consiglio dei ministri.

  • Giacomo  On luglio 21, 2014 at 4:24 pm

    Mi scuso, non è comparsa la parte che avevo copiato e incollato. Le chiedevo se ci poteva dire qualcosa riguardo a quel gruppo di potere che ha consesso a Putin di diventare presidente

    • antoniochedice  On luglio 21, 2014 at 4:28 pm

      Non ha concesso, ha scelto e sponsorizzato la candidatura: dall’Accademia delle scienze ad altre istituzioni ex KGB incluso. In pratica tutte le vere infrastrutture che fanno un paese.

  • Giacomo  On luglio 21, 2014 at 4:44 pm

    Quindi l’espressione più esatta di questo gruppo di potere sarebbe il precendente presidente Medvediev? Così incolore e accomodante?

    • antoniochedice  On luglio 21, 2014 at 5:44 pm

      La sua domanda spezzata ha prodotto una risposta spezzata. Il gruppo di potere l’ho indicato. Medvediev è esponente del partito pro-America . Va spiegato anche che pro-America non significa quel che significherebbe in Italia, ossia gente disposta a tradire, bensì una fetta – crescente – di classe dirigente favorevole a rapporti non muscolari con gli USA, bensì all’accettazione di una società più aperta e cosmopolita ed a un aumento dei consumi privati a scapito degli investimenti a favore del complesso militar industriale. Se vuole fare un paragone di tipo drammatico, Med. è l’equivalente di Carrero Blanco dopo Francisco Franco. Buono per una successione non traumatica, non buono per essere l’erede.

  • fausto  On luglio 21, 2014 at 9:32 pm

    Per gli effetti economici delle “sanzioni” sui russi, credo che un buon indicatore sia il tasso di cambio:

    http://www.xe.com/currencycharts/?from=USD&to=RUB&view=1Y

    Immobile. E in miglioramento (contro i desideri dello zar, che in realtà aveva espresso l’idea di utilizzare un po di debolezza monetaria per promuovere politiche industriali). Non sta funzionando, e non funzionerà nemmeno in futuro: i russi si comportano in modo radicalmente diverso rispetto ai sovietici, hanno eliminato le loro tipiche vulnerabilità.

    Interessante invece il lato “fuga degli investitori”: hanno riserve in valuta più grandi di varie volte degli investimenti esteri (ed equivalenti al debito esterno). Si leccano i baffi: hanno capito che possono ricomprarsi fabbriche e impianti che noi abbiamo ristrutturato a metà prezzo. Scappando glie li regaliamo per un piatto di lenticchie. Che disastro. Forse faremmo meglio a fermarci.

  • donato  On luglio 22, 2014 at 12:17 am

    Carrero Blanco non mi pare antecedente molto felice. ricordo un bel film con Volontè sull’argomento.

    • antoniochedice  On luglio 22, 2014 at 6:02 am

      Esempio di successore ma non erede

      • SC  On luglio 22, 2014 at 9:19 am

        Conti anche che il governo Ucraino e’ in bolletta: ha risorse finanziarie per meno di 2 mesi. La guerra costa e nessuno degli occidentali vuole mettere mano al portafogli. Putin ha gia’ vinto. Non ha biogno di accordarsi con Obama su nulla.

      • antoniochedice  On luglio 22, 2014 at 1:40 pm

        Si ricordi quel che ha scritto oggi.

      • SC  On luglio 22, 2014 at 2:47 pm

        mi ricordo anche quel che ho scritto e che lei non ha ritenuto opportuno pubblicare….
        Ad alla fine di ottobre trarremo le conclusioni. Puntin e’ stato un maestro di strategia mentre il keniota un incompetente (ancora una ennesima volta)

      • antoniochedice  On luglio 22, 2014 at 4:31 pm

        Io non pubblico gli insulti a terzi. Lei è stato bannato e il mio gesto di riammissione lo ha interpretato come un suo trionfo.
        Altro errore.

      • SC  On luglio 22, 2014 at 4:36 pm

        nel mio terzultimo post non c’erano insulti e la riammissione, perche’ pensa che questo commento mi screditi come analista mi lascia indifferente. In piu’ lei non sa o fa finta di non sapere che da mesi, ci sono operazioni USA atte a destabilizzare la moldavia, senza avere nel sacco la moldavia. Hitler sbagliava molto meno…

        Ps da quando essere keniota e’ un insulto? Non la pensavo razzista 🙂

      • antoniochedice  On luglio 22, 2014 at 4:39 pm

        Lei non sa nemmeno cosa significhi essere analista.

      • SC  On luglio 22, 2014 at 4:47 pm

        esatto, e se la parola significa bannare cio’ che e’ contrario alle proprie idee per partito preso credo che non lo sappia neppure lei..
        Anche se devo ammettere che ci sono giorni in cui lei e’ brillante (sulla vicenda ucraina, cosi’ come su quella passata della georgia non molto)

      • antoniochedice  On luglio 22, 2014 at 10:37 pm

        Un analista non esprime desideri o simpatie, prende atto della realtà. Un analista non scambia un ramoscello moldavo per una foresta. Un analista non si innamora del fantasma di un dittatore. Un analista non definisce statista chi gli sta a genio e keniota uno la cui politica non gli va a genio.

  • gicecca  On luglio 22, 2014 at 4:50 pm

    e se la finissimo ? GiC

    • antoniochedice  On luglio 22, 2014 at 10:42 pm

      Caro Gicecca, se la finissimo, potremmo riprendere il discorso principale, ma c’è chi vuole evitarlo. Per questo li banno e maltratto, ma sono masochisti, il che si evince anche dalle loro simpatie e si affezionano……..

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