RISULTATI DEL G 20 IN DUE PAROLE: DISINFORMAZIONE E PENA. di Antonio de Martini

Fu più furbo Nikita Krusciov, il vecchio contadino ucraino a capo dell’URSS, che approfittando dell'”incidente”dell’aereo spia U2 abbattuto sull’Unione Sovietica, accusò Eisenhower di doppiezza ed evitò di andare il vertice ( a due) di Parigi dando la colpa agli USA.
Barak Obama invece è caduto nella trappola tesagli da Vladimir Putin con tutto il cappello e per salvare la faccia ha lasciato imbastire una serie di bugie tra il patetico e il surreale, dal suo ufficio stampa, mentre si incontrava con gli attivisti gay , unica sua iniziativa andata in porto.

Il vertice dei venti grandi del mondo è in realtà costituito da 19 paesi più una rappresentanza della Unione Europea di cui non si capisce l’utilità dato che l’UE ha na posizione unitaria solo sul monoteismo e quello convocato non era un concilio.

Sui temi all’ordine del giorno, tutti d’accordo ancor prima di cominciare: aumentare l’occupazione, specie giovanile mediante anche l’apporto di nuovi capitali da reperire con un maggior coordinamento fiscale internazionale e , per il momento evitare di entrare nella spirale del protezionismo doganale. Si sono dati due anni prima di scatenarsi a riaprire le frontiere alle merci altrui.
I paesi BRIC dovranno smettere di svalutare ( quest’anno il 40%) per continuare a finanziare la crescita e i convenuti hanno dichiarato guerra ai paradisi fiscali, ma non alla Siria.

Per fingere che gli Stati Uniti avessero vinto 11 a 9 si sono inventati la firma della Spagna che faceva parte della delegazione della UE, ma non aveva diritto a parlare con voce singola.

Se invece, come naturale, si valutassero i paesi per il loro peso effettivo nell’economia mondiale, si sarebbe visto da una parte tutti i paesi in crisi economica e dall’altra tutte le nazioni con economie in condizioni migliori e che rappresentano il doppio delle popolazioni .

Germania ( e Cina) e Russia hanno votato dalla stessa parte in opposizione ai paesi occidentali. Questo non succedeva dai tempi del patto Molotov-Ribbentrop e avrà riflessi elettorali il 22 settembre e dopo.

L’elenco dei paesi che hanno firmato la mozione anti utilizzo delle armi chimiche è il solito dei paesi satelliti degli USA, per ora ancora compatti.

L’Inghilterra ha perso il suo appeal se i due più importanti paesi del Commonwealth – India e Sud Africa – le hanno voltato le spalle, lasciandola con Australia ( sotto elezioni) e Canada ( ormai più USA che UK).

Brasile, Indonesia e Messico, tre paesi chiave nei rispettivi continenti non si sono peritati di
rifiutarsi di firmare persino una banale dichiarazione anti guerra chimica ( badate bene : non di condanna della Siria e non di appoggio ai bombardamenti USA) scaricando gli USA senza tanti complimenti.

Essi hanno auspicato una ” forte risposta internazionale” , ossia delle Nazioni Unite, non della ” coalizione dei volenterosi” perché Francois Hollande, con tutta la buona volontà non può essere considerato una coalizione poiché si é separato – oltre che dai francesi : è al 25% di gradimento- anche dalla moglie e persino la fidanzata sembra aver preso qualche distanza.

Al G20 lui e Erdoghan hanno mostrato segni di isolamento anche fisico e, detestandosi causa la posizione sugli armeni, non si sono nemmeno avvicinati tra loro.

Allo scorso G20 l’Arabia Saudita partecipò in rappresentanza del mondo arabo, sostituendo l’Egitto.
Il mio snobismo anti televisivo mi ha impedito di vedere se fosse tra i partecipanti in questa tornata.
Se così è stato, c’è da chiedersi perché non abbia firmato la mozione di condanna dell’uso dei gas in Siria o se i firmatari non l’ hanno voluta tra i paesi civili sospettando che potrebbe finire sul banco degli accusati.

Da oggi i 28 della UE si riuniscono a Vilnius con John Kerry per cercare di riordinare le idee dopo la scoppola presa a Pietrogrado nel tentativo di mostrare al Congresso americano che non tutto è perduto, ma così indispettiranno ancor più la Turchia che si vedrà esclusa da tutti e minacciata dal fatto di essere l’unica ad avere frontiere in comune sia con la Siria che con l’Iran e la Russia.

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Commenti

  • gicecca  Il settembre 7, 2013 alle 11:16 am

    Il resoconto di Repubblica, che io non leggo, pubblicato in rete dà l’Arabia Saudita tra i presenti e favorevoli ad attaccare la Siria: “SAN PIETROBURGO – G20 drammaticamente diviso sull’azione militare in Siria. Nettamente a favore dell’intervento si sono schierati “Stati Uniti, Turchia, Canada, Arabia Saudita e Francia”, ha rivelato il presidente russo Vladimir Putin, ospite del summit. “Ferma contrarietà – ha proseguito – è stata espressa da Russia, Cina, India e Indonesia, Argentina, Brasile e Sudafrica”. In particolare il capo del Cremlino si è detto “stupito” delle posizioni di India e Indonesia. ” GiC

    • antoniochedice  Il settembre 7, 2013 alle 11:29 am

      L’Agenzia ITALIA non nomina i sauditi. Approfondiremo assieme sul perche della cancellazione.

  • antoniochedice  Il settembre 7, 2013 alle 4:43 pm

    Bada che il primo link risale a quando Hillary Clinton era segretario di Stato e nessun media confa’ presenze cinesi nel Mediterraneo.
    Infine la portaerei cinese è ancora in fase di addestramento dei piloti e se fosse passata per Suez o Gibilterra sarebbe stata segnalata.
    Credo la notizia sia falsa.

    • dostojevskij  Il settembre 7, 2013 alle 8:04 pm

      http://www.whiteoutpress.com/articles/q32013/france-flips-on-syria-russia-china-rush-warships/

      Qui confermano la fonte, sono con il cellulare xciò nn posso fare di meglio.. la flotta cinese viene definita in missione di “osservazione”.. si fa il nome di una nave ma nn so se sia la portaerei, potrebbe essere una delle unitá cinesi che pattugliano le rotte petrolifere sul mar rosso. Complimenti ancora x il lavoro svolto, mi unisco alla lodevole iniziativa papale, anche da nn praticante lu riconosco un notevole contributo

  • donato  Il settembre 8, 2013 alle 12:32 am

    Putin mi è parso teso e quasi terreo in volto.

  • abrahammoriah  Il settembre 8, 2013 alle 9:08 am

    8 settembre 2013

    Nella politica internazionale vale oggi il motto “Ognun per sé e Dio per tutti”. La crisi siriana come una sorta di ultima chiamata per gli italici sacerdoti del bipolarismo disneyano che su tutto (fintamente) litigiosi sul piano interno, in tema di politica estera sono ugualmente cultori di un atlantismo fuori tempo massimo. Ma prima ancora che per questi truffaldini chierici, per il popolo italiano che deve svegliarsi e comprendere che il mondo corre e su percorsi ben diversi da quelli ereditati dal secondo dopoguerra e che per le vecchie dispute teologico-politiche il tempo è definitivamente tramontato.

    Massimo Morigi

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