LUTTWAK AVVERTE AVVERTE LA CINA:SE CRESCETE TROPPO E VI ARMATE SAREMO COSTRETTI AD OPPORCI . di Antonio de Martini

Per meglio inquadrare il problema potete vedere i “Post” del 4 agosto, 28 settembre e 5 ottobre ed altri del primo semestre.

Uno dei pregi che apprezzo di più in Edward Luttwak é il parlar chiaro.
Lo fa da suo pari nel libro edito da Rizzoli dal titolo ” IL RISVEGLIO DEL DRAGO” con il sottotitolo ” La minaccia di una Cina senza strategia” .
Non si tratta di un saggio di sinologia, ma di un pamphlet che sostiene una tesi di fondo che possiamo condensare in un principio strategico – che a mio parere é valido per quasi tutti i paesi, ma non per la Cina – che lui considera assoluto: una politica di crescita economica sostenuta ed una politica di riarmo importante non sono sostenibili perché contrarie

ad ogni logica strategica e,

“La logica della strategia permetterà solo una crescita sbilanciata – economica ma non militare – e quella logica non può essere elusa da parole concilianti o brillanti stratagemmi. piuttosto, per evitare effetti nefasti, la logica va rispettata anche quando contraddice il buonsenso ed ogni istinto comune dell’uomo.
É difficile che un brusco incremento della ricchezza ispiri umiltà o moderazione, ma un altro andamento non é possibile in un mondo di Stati indipendenti OBBLIGATI AD OPPORSI A UN POTENZIAMENTO DI SCALA ECCEZIONALE QUANTO QUELLO CINESE” .

L’autore omette di specificare che la logica di cui scrive é la logica , affascinante, dell’impero romano del ” parcere subjectis et debellare superbos” che egli ha studiato in due precedenti opere
” la grande strategia dell’impero romano” e ” la grande strategia dell’impero bizantino”.
Questa logica è stata fatta propria dagli Stati Uniti che l’hanno ribattezzata ” American Century” e Luttwak ne é un entusiasta divulgatore e se fossi americano lo sarei anch’io.
Poiché non lo sono, mi incombe di fare qualche considerazione.

Intanto il problema é di filosofia di vita: siamo al “Washington consensus” contro il modello di sviluppo Dell'” autoritarian growth” la crescita in assenza di idonee condizioni di mercato.

Daron Acemoglu e James A. Robinson , rispettivamente professore di economia al MIT ( Massachusset Institute of Technology) e prof di ” Government” a Harvard, ci dicono che i paesi a crescita economica dirigista non devono avere alcuna legittimazione ( Why Nations fail ed. Crown Business rif il capitolo ” The irresistibile charm of autoritarian growth”) perché é un modello che ha un appeal maggiore, specie da quando la crisi mondiale ha separato l’ abbinata democrazia= ricchezza e il presente ciclo economico negativo richiede tempi di decisioni spesso fulminei.
I paesi attaccati ( Libia e Siria) erano da oltre dieci anni in crescita tumultuosa, anche se ( o perché?)diretti in maniera autocratica, mentre la Somalia – ad esempio – nessuno vuol andare a convertirla.

L’altra considerazione che vorrei fare é che la filosofia esposta da Luttwak presuppone l’obbligo a scegliere tra la ricchezza e la libertà quale quella auspicata nella carta costituzionale americana che offre il diritto ad inseguire la felicità .
Perché anche uno schiavo può essere felice. Ma non libero.

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Commenti

  • abrahammoriah  Il novembre 27, 2012 alle 9:35 am

    27 novembre 2012

    Esplicitando ancor più crudemente (se mai ve ne fosse bisogno) il vero pensiero di Luttwak: possiamo consentire alla Cina di superarci economicamente ma gli Stati uniti non possono perdere il primato mondiale in campo militare. Se la Cina fosse tanto folle di volerlo insidiare ne pagherebbe tutte le conseguenze (militari e, quindi, economiche) per riportare la bilancia in equilibrio. I neoliberisti, compresi quelli di casa nostra, che vedono la globalizzazione come una sorta di entità divina, inarrestabile e guidata solo da una dinamica endogena chiamata libero mercato in cui la politica non ha nulla a che spartire, sono quindi serviti.

    • antoniochedice  Il novembre 27, 2012 alle 9:42 am

      In effetti, i fautori del libero mercato sembrano detestare soprattutto la concorrenza.

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