AFRICA: LA LIBIA DA ALLA B.P. CONCESSIONE DI PERFORAZIONI PETROLIFERE IN MARE, SENZA GARANZIE DI ECOSOSTENIBILITÀ. MA NON SONO QUELLI CHE HANNO AVVELENATO IL GOLFO DEL MESSICO E NON HANNO ANCORA INDENNIZZATO GLI ABITANTI?

La notizia del 1 Novembre è buona solo per la BP ( British Petroleum) la compagnia petrolifera che – per chi non se lo ricordasse – ha impestato il Golfo del Messico col petrolio estratto da un suo pozzo che non è riuscita a controllare per mesi.
Si trattò del ” Deepwater Horizon” scoppiato il 20 aprile 2010 e affondato due giorni dopo.
Pare che il sistema di blocco automatico della fuoriuscita del petrolio non abbia funzionato e pare che il sistema non sia stato sostituito da uno più sicuro.
La zona interessata dalla catastrofe, copre gli Stati americani della Luisiana ed Alabama, oltre al Messico.
Si è trattato del disastro ambientale più grande mai occorso nella storia delle perforazioni off shore.

LA STORIA NON INSEGNA

In Libia, a parziale rimborso delle spese sostenute per la sovversione del legittimo governo in carica , non essendo evidentemente bastati i dieci milioni di euro passati dall’Unione Europea alla società britannica di sicurezza G4 ( che aveva tra i contratti la difesa del consolato USA di Bengazi) , la BP ha ottenuto la concessione di perforazione di 17, diconsi diciassette , pozzi di petrolio.

Fin qui, affari loro.

Diventano invece affari di tutti, quando apprendiamo – da Reuters – che cinque di questi pozzi la
British Petroleum li scaverà in mare.
Come sappiamo, il defunto Colonnello Muammar Gheddafi aveva unilateralmente portato a 200 miglia dalla costa il limite delle sue acque territoriali e non risulta che il nuovo governo – installato 48 ore prima – abbia ripristinato il limite delle 12 miglia previsto dal diritto internazionale.

Stiamo parlando del mare Mediterraneo e non del laghetto di casa del signor Alì Zeidan , da ieri l’altro nuovo primo ministro della Repubblica Libica nata dal civile linciaggio del Colonnello Gheddafi.

L’Italia resta a guardare e spera di scambiare le concessioni libiche pericolanti con i russi, ricevendone in cambio altre – erroneamente ritenute politicamente più sicure – in Russia.
Vedremo.

Scommetto che gli ecologisti nostrani ( Alessandro Giannì di Greenpeace, se ci sei batti un colpo) non ci troveranno niente da ridire, anche se un incidente petrolifero in mare sul tipo di quello già provocato sulle coste del Texas, Luisiana , Alabama e del Messico , per il nostro mare , il cui ricambio è assicurato solo dallo stretto di Gibilterra, sarebbe catastrofico per i paesi rivieraschi ( Tunisia, Egitto, Malta) in un primo momento e pregiudizievole anche per noi e l’Algeria.

LA U.E. DIFENDE SOLO IL MARE DEL NORD

In ambito europeo, a partire dal 1989, opera il “North Sea Offshore Authorities Forum” (NSOAF), organismo creato al fine di mettere a fattore comune le esperienze nel settore petrolifero, con l’obiettivo di garantire un continuo miglioramento nella salute, sicurezza e ambiente nelle attività offshore nel Mare del Nord. I paesi costituenti sono: Norvegia, Danimarca, Isole Far Oer, Germania, Irlanda, Olanda, Svezia, UK.

Successivamente, a partire dal settembre 2010, a seguito dell’incidente del “pozzo Macondo” nel Golfo del Messico, su iniziativa della Commissione, al fine di includere tutti i principali paesi europei, è stato attivato un coordinamento delle riunioni del NOAF con gli altri regolatori della UE; per includere nel dibattito sulle problematiche di settore e nello scambio di esperienze tutti i paesi europei con attività offshore anche nel Mediterraneo e nel Mar Nero, quali Italia, Francia”, Spagna, Malta, Grecia, Cipro, Romania e Bulgaria.

Sul fronte italiano l’organizzazione coinvolta è la “Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche – DGRME” del Ministero dello sviluppo economico, che partecipa con il suo specifico organismo tecnico “Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse – UNMIG”, responsabile del controllo e della vigilanza delle attività (Legge 11 gennaio 1957, n. 6 e s.m.i., Decreto Legislativo 25 novembre 1996, n. 624).
A parte il partecipare regolarmente agli incontri , non risulta che gli italiani abbiano avviato iniziative.
Oggi che gli inquinatori della B.P. stanno per iniziare la loro malsicura opera e poiché presto l’intero bacino orientale del Mediterraneo sarà più simile a una groviera che a un mare ( giacimenti Leviathan e Tamar, più il giacimento del delta del Nilo, non ancora battezzato) si rende necessaria un’opera di sensibilizzazione che coinvolga i paesi della riva sud ed attivi quelli della riva Nord che chiacchierano da due anni.
Esistono la Comunicazione della Commissione Europea del 12 ottobre 2010 e numerosi documenti della IEA ( International Energy Agency) .
A proposito, la BP ha poi pagato?

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Commenti

  • abrahammoriah  Il agosto 2, 2014 alle 8:45 pm

    2 agosto 2014

    L’ Italia non ha più neppure una parvenza di politica mediterranea ed energetica riferita all’area e chi ci ha provato a dotargliela – magari con mezzi dilettantistici ed insufficienti, ma non è questo il punto – ha sempre fatto una brutta fine. Questo elementare dato di fatto geopolitico – se vogliamo la scoperta dell’acqua calda – non trova il minimo spazio né nel dibattito politico né, per carità, nei grandi mezzi di informazione. Meglio è, piuttosto, deliziare l’opinione pubblica con la titanica lotta del nostro strapaesano ministro del consiglio per insediare come ministro degli esteri dell’ Unione europea una italica gentil signora la cui competenza è più o meno di pari livello a quella dell’indimenticabile Catherine Ashton. Una penosa vicenda che, comunque, riecheggiando quello che una volta a scuola si diceva della filosofia, si può dire che “con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale”: l’assoluta irrilevanza dell’Italia nel bacino del mediterraneo, appunto. Una situazione per la cui soluzione dubitiamo fortemente sia adeguata non solo l’attuale ministro degli esteri italiano ed aspirante ministro degli esteri dell’Unione europea ma anche il nostro simpatico strapaesano presidente del consiglio: gli animali da preda che si aggirano in questa area geostrategica non sono certo i simpatici gufi ed i rosiconi da fiera paesana toscana tanto cari al nostro collodiano presidente del consiglio ma i terribili leviatani che certamente non hanno avuto un piccolo ruolo nel determinare le disgrazie di tutti coloro che, pur talora con non limpida abilità, avevano compreso che in quest’area si giocava una fondamentale partita per le sorti del nostro paese. E siamo anche sicuri che al nostro Pinocchio redivivus, al contrario dell’originale collodiano, i grandi agenti strategici internazionali non riserveranno, differentemente da coloro che avevano comunque cercato di affrontare il problema, il destino di essere inghiottito dalla balena. Sorte che, purtroppo, rischia di non essere altrettanto fausta per l’Italia, a meno di una pronta resipiscenza geopolitica e repubblicana …

    Massimo Morigi

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